Sapri e la sua evoluzione urbana attraverso l’indagine geo-storica

Piante e Disegni, cartella XXXII, conv. 4

Gli studi

Nel 1987 pubblicai a stampa (1) uno studio sulle origini ed il ruolo dello scalo naturale della baia e del porto di Sapri, negli anni bui del medioevo. Lo studio, iniziato a Salerno e poi a Napoli, fu condotto su vari fronti. Le scarse informazioni che la storiografia locale metteva a disposizione e le scarse fonti archivistiche dell’epoca, rendevano incerti i risultati ma il periodo medioevale meritava ulteriori approfondimenti ed indagini e la ricerca di nuove fonti. Dopo diversi tentativi e dalle diverse notizie che emersero, mi resi conto che ne era valsa la pena. Con la progressiva e definitiva dissoluzione dello Impero romano e, la caduta degli ultimi Imperatori romani, tutta l’Italia fu interessata da continue guerre ed invasioni di popolazioni ‘barbariche’. Le invasioni degli Unni, Ostrogoti, Visigoti, i Vandali di Genserico e, Arabi, produssero sulle popolazioni già stremate, devastazione, pestilenze e, carestie. In questi secoli, anni bui del medioevo, i pochi centri costieri del ‘Cilento’ si desertificarono, restando dei piccoli villaggi di pescatori e ove talvolta, come è il caso di Sapri e Policastro, avevano un porto. Anche se oggi non vi è rimasta memoria di tutto ciò, questo studio cerca di far luce su alcuni aspetti e caratteristiche peculiari che l’aspro territorio del ‘basso Cilento’ e del Golfo di Policastro ha avuto nei secoli. Come vedremo, lo studio delle poche fonti fino a noi giunte, anche se andrebbero ulteriormente indagate, restituisce un piccolo ma utile contributo alla storia del ‘basso Cilento’ e di Sapri nei secoli, le sue origini e l’evoluzione storico-urbana del centro costiero. Questo saggio vuole fare il punto di tutte le notizie storiche raccolte e documentate sulla cittadina di Sapri suntate anno per anno che sono ivi trattate in questo blog in maniera organica e approfondita con altri miei saggi a cui si rimanda per gli opportuni approfondimenti.

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Sapri

SAPRI, TERRITORIO, LA COSTA, L’AMPIA BAIA, IL PORTO NATURALE

Giulio Schmiedt (….), nel 1975, pubblicò un interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, dal titolo Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche’ pubblicato a Firenze nel 1975. Schmiedt (2), gà molti anni prima, nel 1972 aveva pubblicato un altro interessante studio sui porti della Magna Grecia ed aveva citato quello di S. Croce a Sapri. Si tratta dello studio ‘Il livello antico del Mar Tirreno – Testimonianze dei resti archeologici, a cura di’ (2.1). Nello studio ‘Antichi porti d’Italia’, lo Schmiedt (2), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicame che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (2), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite di Fig. 1.

Sapri

SAPRI NELL’ANTICHITA’

Sapri nei secoli dell’Impero Romano

Io credo che Policastro non avesse un porto e che dall’epoca dei romani, il porto di Policastro fosse il portum di Sapri. Infatti, pare che all’epoca romana, il diumviro edile che sovraintendeva il porto e le infrastrutture portuali a S. Croce a Sapri, L. Sempronio Pomponio Prisco, appartenesse alla famiglia dei Prisco. Un Prisco aveva un ruolo importante proprio a Policastro. Io credo che, il centro demaniale di Policastro o Buxentum romana non avesse un porto o strutture portuali vere e proprie ma che tali strutture fossero state costruite in località S. Croce a Sapri che peraltro ha una baia ampia ed unica che poteva ospitare anche flotte di navi da battaglia che ivi potevano ormeggiare per attendere le armate al loro rientro. Il piccolo porticciolo e la baia naturale di Sapri, ebbero certamente un ruolo, sia pure secondario, rispetto a quello più importante del centro demaniale di Policastro (porto franco), nelle operazioni militari che si svolgeranno via mare (3).

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(Fig….) Magaldi Josè – disegno da me eseguito tratto dal testo di Josè Magaldi (…), op. cit., sugli scavi archeologici del 1928 condotti dalla Regia Soprintendenza alle Antichità della Campania – Salerno in occasione dei lavori condotti dai Cesarino e per la costruzione della strada SS. 18 che va verso Villammare

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(Fig….) Rilievo plamimetrico delle opere d’epoca romana a S. Croce a Sapri effettuato subito dopo i lavori di sistemazione fatti eseguire da Werner Johannoswski – le Cammerelle e ambulacro con ambienti sottostanti oggi chiusi al pubblico (Prop. Attanasio)

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(Fig….) Busto marmoreo di Lucio Sempronio Pomponio Prisco in una casa a Sapri (Foto Vincenzo Mastrangelo)

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(Fig….) Stele marmorea con epitaffio a Lucio Sempronio Pomponio Prisco – P.zza del Plebiscito a Sapri (foto Attanasio)

Il mosaico d’epoca romana da me rinvenuto nel palazzo Peluso a Sapri

Purtroppo oggi di questo bellissimo esemplare di una porzione di pavimentazione d’epoca romana costituita da un mosaico e tessere musive non restano che le mie foto che scattai in occasione di una visita che feci, allora ancora studente, all’Avvocato Vincenzo Peluso, ultimo discendente dei Peluso di Vibonati e di Sapri.

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(Fig….) Porzione di mosaico e tessere musive d’epoca Romana, da me rinvenuto nel Palazzotto Peluso in c.so Garibaldi a Sapri – oggi Proprietà Rizieri – forse scomparso – foto Attanasio

Lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (24), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria. Ecco cosa scriveva in proposito al bel mosaico che abbiamo fotografato in casa Peluso: Sulle scale di una casa, che si trova a nord di una piccola insenatura, a circa un chilometro dal paese, in una località ora denominata Camerelle – luogo dove era fosse ubicata la città antica – trovai un esemplare di mosaico grossolano.”. Dunque, il Ramage (24), aveva visto il mosaico alle Camerelle, ovvero in S. Croce, ma siccome dice: “sulle scale di una casa”, noi crediamo che non si possa escludere che si possa trattare dello stesso mosaico da noi fotografato in un piccolo ambiente di casa Peluso. Forse in seguito, il bel mosaico – che il Ramage dice essere grossolano, fu fatto trafugare dal Capo Urbano Vincenzo Peluso, nell’altra casa dei suoi avi, fatta costruire proprio dal Prete Peluso e di cui ci parla sempre il Pesce (6): “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene”, ovvero il Palazzo in C.so Garibaldi. Era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700, possono ammirarsi resti ed avanzi di fabbriche. Sono moltissime le famiglie che ancora ospitano materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come la Famiglia Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino, hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti. Cosa possiamo dire dei mosaici in questione illustrati in foto. Innanzitutto era composto da due pezzi di forma pressocchè rettangolare, ed a sua volta essi erano composti da più pezzi assemblati tra loro che coprivano la pavimentazione di uno stanzino di servizio alle cucine del Palazzo, quello che nella tradizione locale veniva detto “u gliar’, ovvero un piccolo e fresco deposito di derrate alimentari ma posto accanto al locale cucina. Dalle foto si vede che la superficie era stata interessata forse in passato da uno strato di calce forse per nasconderlo alla vista. I mosaici erano composti da piccolissime tessere musive in marmo policromo di colore nero e bianco che, formavano dei motivi geometrici tipici dell’epoca repubblicana. Come abbiamo già detto, i mosaici erano due distinti e simili tra loro, adagiati e disposti vicini tra loro in modo da costituire l’intero pavimento dello stanzino angusto. Come si può vedere in una delle due foto (Fig. 4), in alcuni pezzi o mattonelle spiccano i motivi della ‘svastica’ o croce uncinata. E’ singolare che questi mosaici fossero proprio nel Palazzotto dell’Avvocato Peluso che per decenni è stato un convinto fascista e Podestà. I due mosaici di casa Peluso, non sono molto dissimili da alcuni mosaici che ancora oggi si possono vedere nelle strutture d’epoca romana in località Santa Croce e a ridosso della S.S. 18 e rinvenuti in occasione degli ultimi scavi effettuati dalla Soprintendenza di Salerno, ma in essi non vi è traccia della croce uncinata. La croce uncinata era un motivo decorativo in uso all’epoca romana negli edifici pubblici, come le termae ecc.. Il disegno di una croce greca con i bracci piegati ad angoli retti (卐 o 卍), simbolo religioso e propizio per alcune culture religiose. All’epoca del giovane Avv. Vincenzo Peluso, la svastica era il simbolo del regime Nazista – alleato del regime Fascista di Mussolini, di cui l’Avvocato era membro essendo stato per diversi anni Podestà di Sapri. 

Nel 72 d.C., il ‘Vicum Saprinum’ di Lucio Frontino

Nel 72 d.C., Frontino (1 bis), riferisce di un “Vicum Saprinum” in una non meglio precisata “Mappa Albanensium: “In mappa Albanensium invenientur haec: praeterea Vicum Saprinum et Clinivatium.. Guglielmo Goesio, curatore dell’edizione seicentesca della Lucania dell’Antonini (27), postillava al riguardo che questo nome appariva per la prima volta: “cuius alibi factam nescio mentionem”.

Nel 450 d.C., Sapri, dopo la caduta dell’Impero romano

Sebbene ancora andrebbero ulteriormente indagate alcune di queste notizie storiche, dal quadro risulta chiaramente come queste terre avessero avuto un ruolo non marginale nei secoli bui del medioevo e come gli eserciti succedutisi dopo la caduta dell’Impero romano  abbiano usato i piccoli e naturali scali marittimi, soprattutto quello di Sapri, per l’approdo e l’ancoraggio delle flotte di navi militari che ivi portavano i loro eserciti. La relazione dell’archeologo Mario Incitti, redatta in occasione di un rilevamento subacqueo delle preesistenze sommerse a Santa Croce, organizzato dal locale Gruppo Archeologico di Sapri (G.A.S.) nell’estate del 1982, così si esprimeva: ”Sono del tutto assenti elementi ceramici la cui produzione inizi oltre la metà del V secolo; per cui l’abbandono del sito è da porsi in relazione con eventi accaduti intorno all’anno ‘450. E’ probabile quindi che tale situazione storica sia da connettersi con il periodo di scorrerie lungo la costa italica operata dai vandali sotto il regno di Genserico” (2). Nei secoli bui del medioevo, le nostre terre, ed in particolare Sapri e Policastro, che avevano un porto, a causa del loro isolamento e dell’orografia del territorio, vennero  scelti come luogo preferito per l’approdo e lo sbarco delle armate ed operazioni militari finalizzate alla conquista dell’Italia e meridionale. Questo è accaduto da sempre, con i romani contro i lucani, con i longobardi e le armate bizantine contro i franchi di Carlo Magno, nella guerra del ‘Vespro’ tra gli Angioini e gli Aragonesi, fino a Carlo Pisacane che sbarcò a Sapri e poi andò a combattere verso il Vallo di Diano.

Nel ‘649 d.C., Sapri aveva un porto ed una comunità cristiana

Andrebbe ulteriormente indagata la notizia riferitaci da Luigi Tancredi (4) che, in un suo scritto su Sapri affermava: “Sapri, aveva un porto, chiaramente menzionato nel VII secolo e precisamente nel ‘649; aveva una comunità cristiana.”. Il Tancredi (4), riguardo questa notizia, non cita nessuna fonte storica o archivistica. Certamente, la notizia che nell’anno 649, esistesse a Sapri una ‘comunità cristiana’, fa ritornare di molti secoli prima la datazione di un centro abitato saprese. Come si è visto dai nostri studi ed approfondimenti in base alla storiografia locale ed alla toponomastica dei luoghi indicati come ad esempio sulle antiche carte nautiche, oltre alle evidenze storiche che derivano dalle preesistenze archeologiche in località S. Croce e quelle sparse per le colline sapresi, soprattutto i rinvenimenti in località ‘Cordici‘, oppure le notizie riportate da alcuni storici del ‘600 come Costantino Gatta (31) e del ‘700 come l’Antonini (24), dopo la caduta dello Impero romano, le notizie storiche riguardo Sapri ed il Gofo di Policastro in genere, si fanno labili e scarse, tanto da far ritenere alcuni studiosi che questi siti, come ad esempio il porto romano di Sapri, dopo la caduta dello Impero romano, fossero stati del tutto abbandonati. Del VII secolo, il Duchesne (14), attingendo dalle lettere di papa Gregorio Magno, scrive in proposito: Al tempo di San Gregorio, uno dei servitori della chiesa di Grumentum viveva ritirato in Sicilia (Ep., IX, 209, Luglio 599). Dopo di lui, non si trovano più tracce attendibili di queste chiese.” Di quegli anni, il registro episcopale di papa Gregorio Magno, scritto tra il 590 e il 604: ci offre la sua copiosa messe d’informazioni sulla situazione episcopale di quegli anni in Italia, ecc..”. Dal punto di vista storiografico, qual’è l’ori-gine dell’interessantissima notizia riferitaci dal Tancredi (4), secondo cui: “Sapri, aveva un porto, chiaramente menzionato nel VII secolo e precisamente nel ‘649; aveva una comunità cristiana.” . Il Tancredi (4), riguardo questa notizia, non cita nessuna fon-te storica o archivistica. Credo che il Tancredi, tragga l’interessante notizia da una delle lettere del papa Gregorio Magno citate dal Laudisio (6-7) e poi dal Duchesne (32). Infatti, il Romanelli (33) ed il Troyli (34), parlando di Blanda riferendosi alla lettera del papa Gregorio Magno (11)(S. Gregorio, lib. II, epist. 29 – II, 43), affermano essere: sede vescovile nei primi secoli del Critianesimo e dalla soscrizione di Pasquale vescovo di Blanda negli atti del Concilio Lateranense sotto papa Martino nel 649.” (25-11). Sempre riguardo la notizia del Concilio Lateranense dell’anno 649 (a cui faceva riferimento il Tancredi), ne fa me-moria il Laudisio (6) che, parlando di Blanda (Visconti, op. cit. , nota 10, p. 88-89), dice: ” …e fra di lui vescovi vi è memoria di Pasquale, che intervenne al Concilio Lateranense sotto il pontificato di Martino ( che si svolse nell’anno 649). Riguardo questa notizia, il Laudisio la trae da: “an. 649 ex Binnio, tomo IV, pag. 736”. Della notizia del Concilio Lateranense tenuto nell’anno 649, ne parla Biagio Cataldo (di cui possediamo un suo scritto inedito e che aiutò G.G. Visconti alla stesura del suo libro sul Laudisio – 18) che, parlando della sede vescovile di Buxentum, afferma che al Concilio Lateranense dell’anno 649, al tempo del pontefice ‘S. Martino’, vi partecipò il suo vescovo Sabbazio, riferendo nelle sue note bibliografiche dice di aver tratto la notizia da Binius Severino, Concilia Generalia et Provincialia, Colonia, 1606, vol. IV, p. 736. Notizia che confermiamo avendo scaricato il testo scritto in latino del 1600. La notizia ci viene confermata poi in seguito dal Duchesne (34) che, parlando dei primi Vescovi di Policastro, dice in proposito: “Si trovano i loro vescovi al Concilio del 649 con quelli di Paestum e Salerno” (35) e, aggiunge: “Tuttavia, passata la tempesta, Buxentum e Blanda riuscirono a ricostruirsi. Si trovano i loro vescovi al Concilio del 649 con quelli di Paestum e Salerno” (34). Suppongo che le autorità bizantine riuscirono a reinsediarsi in queste località protette sia dalle loro situazioni marittime, sia dalle guarnigioni di Salerno, Conza e di Brutium (Calabria). Il Papa S. Gregorio Magno af-fidò la Diocesi di Bussento al vescovo Felice di Agropoli (34) ma è probabile che una prima devastazione del territorio bussentino sia avvenuta intorno al 640 e comunque tra la fine del VII e la prima metà del secolo VIII (34). Ma che fossero o non fossero Longobardi nel 649, le cose cambiarono poco dopo. Non si parla più in seguito dei vescovi di Buxentum e di Blando. Paestum, invece riuscì a conservarsi. Così, nella parte….di questa regione i vescovadi raggiunti dall’invasione longobarda spariscono tutti, salvo un’eccezione quella di Paestum, benchè anche questa eccezione sia dovuta al fatto che il Vescovo di Paestum trovò rifugio nella parte bizantina della sua Diocesi” (34).”.

Nel 1079, il ‘Portum‘ (Sapri ?), nella bolla di Benedetto Alfano I°, primate di Salerno

Un’altra interessante notizia su Sapri, ci viene dalla più antica fonte archivistica in nostro possesso, la lettera pastorale (bolla) dell’Arcivescovo di Salerno Benedetto Alfano I, datata all’ottobre 1079 (Tancredi scrive 1099), ove Sapri figura al 7° posto delle trenta parrocchie della Diocesi di Policastro restaurata con un Portum. Secondo l’antico documento (6, 7), nel 1079, (Tancredi scrive 1099), Sapri figura con il toponimo di ‘Portum’ nell’elenco delle trenta parrocchie della Diocesi di Policastro, nella lettera pastorale (bolla) datata ottobre 1079, di Benedetto Alfano I, Arcivesco di Salerno che, a seguito della licenza per la nomina di nuovi vescovi ricevuta con la protezione longobarda nel 1058 da Papa Stefano IX (6), veniva restaurata l’antica sede episcopale bussentina “quae modo Paleocastren dicitur Ecclesiae, per apostolicam institutionem nostro Arciepiscopatui subiectae”, ordinando Vescovo della restaurata sede episcopale bussentina (rimasta vacante per diverso tempo), il monaco cavense Pietro Pappacarbone. Il documento diocesano dell’ottobre 1078 è la più antica fonte archivistica in nostro possesso. Scrive in proposito l’Ebner (6): “La notizia più antica circa l’esistenza di un locale abitato, almeno finora, è nella nota lettera (a. 166/67), dell’Arcivescovo Alfano di Salerno, con la quale ricostituiva l’antica “quae modo Paleocastren dicitur Ecclesiae, per apostolicam institutionem nostro Arciepiscopatui subiectae” ed elevava a Vescovo il monaco cavense Pietro Pappacarbone da Salerno, destinandolo a quella sede. Nel definire i confini della ricostituita diocesi, l’arcivescovo v’includeva con ‘Cammarota’ (…), Caselle, Turturella, Turraca, anche “Portum” da identificare appunto con Sapri. Nei confini, erano incluse tutte le pertinenze e cioè case, terre, vigneti, campi, prati, pascoli, boschi, saliceti, ruscelli, acque, mercati del pesce, pievi, fattorie con servi, terre coltivate e corti e tutti gli appartenenti al clero con i loro beni.”. 

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(Fig. 3) La Bolla di Alfano I – trascrizione del testo latino pubblicata dal Tancredi (…)

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Il documento considerato dal Racioppi (6 bis) non autentico e dal Cesarino (6 tris) apocrifo, è la più antica fonte archivistica fino a noi giunta. Il documento oltre ad essere una testimonianza dell’esistenza dei centri che vi si elencano, è anche un interessante fonte per la toponomastica dei luoghi. Ma non siamo certi che l’antico toponimo di Portum che figura nell’antico documento del 1079, stesse ad indicare il luogo di Sapri.

Nel 1271, Sapri non figura in un documento angioino

In un mio saggio ho cercato di dimostrare i motivi per i quali Sapri non figura sull’interessante documento del 1271 tratto dalla Cancelleria Angioina. Sapri esisteva all’epoca ed il suo porto e l’ampia baia naturale, unica al mondo, era già conosciuta ai naviganti come si evince dallo studio cartografico degli antichi portolani e carte nautiche conosciute. All’epoca Angioina, il piccolo villaggio di Sapri doveva appartenere alla Contea di Policastro ed ai suoi feudatari e dunque rintrava nella popolazione focatica o di Torraca o di Policastro.

Nel 1200, Sapri ed il suo scalo marittimo figura nelle carte nautiche più antiche conosciute

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(….) Almagià Roberto, Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. n. …., p…..

Nel 1290, Sapri nella Carta Pisana, la più antica carta nautica conosciuta

La notizia andrebbe ulteriormente indagata in quanto due secoli dopo un Portum’ figura nella carta Pisana subito prima di Scalea. Certo è che due secoli dopo, il toponimo di Portum’ appare sulla più antica carta nautica oggi conosciuta, la Carta Pisana, risalente a forse prima del 1290 (Fig. 1). Infatti,  nella carta Pisana, sotto i porti di Policastro e Sapra o Saprà, si può leggere un Portum. Il toponimo di Portum è posto tra ‘Sapra’ e Scalea (Fig. 1). Il toponimo di Maratea nella Carta Pisana non figura. Di sicuro, il toponimo che nella ‘Carta Pisana’ indicava un porto, non corrisponde a Sapri in quanto nella carta Pisana, Sapri, figura con il toponimo di Sapra o un Saprà. Inoltre il Portum in questione si vede più vicino al toponimo e porto di Maratea essendo posto prima di Scalea (Fig. 1). Nutriamo dei seri dubbi che il Portum del documento diocesano del 1078 si riferisse a Sapri. La notizia andrebbe ulteriormente indagata in quanto due secoli dopo un Portum figura nella carta Pisana subito prima di Scalea.

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(Fig. 1) La “Carta Pisana”, portolano della metà del XIII secolo, ingrandimento dell’Italia meridionale

Nell’8 agosto 1324, il “Tenimentum et Portus Sapri”, in un documento di re Roberto d’Angiò

Pietro Ebner (…), parlando di Sapri in età Angioina, in proposito scriveva che: “Mancano notizie in età normanna ed angioina del villaggio e del suo approdo monopolizzato dal vicino e più importante porto di Policastro.”. Ebner, a p. 592, dice che per quanto riguarda Sapri, il ‘Cedolario’, rinvia a Policastro. Ma non è così come vedremo. Probabilmente Ebner non si era accorto dell’interesante citazione di cui stò accennando. I due studiosi Natella e Peduto (…), citano Matteo Camera (…), che nei suoi ‘Annali delle Due Sicilie’ per l’anno 1333, vol. II, a pp. 309-314, ci parla della colonia di Genovesi e di Bartolomeo Roveti. All’epoca Angioina, Sapri aveva un porto che doveva essere conosciuto in quanto lo ritroviamo menzionato in un documento del 1324 tratto dai Registri della Cancelleria Angioina e pubblicato da Matteo Camera, nei suoi “Annali”, nel 1860. L’antico documento (…) si riferisce ad un editto di re Roberto d’Angiò che concedeva la città di Policastro al soldato Bartolomeo Roveti, dopo l’avvenuta distruzione della città di Policastro che nel 1320 fu distrutta dalla flotta Aragonese al comando dell’ammiraglio genovese Corrado Doria. A Sapri, che in quegli anni doveva essere un piccolo villaggio marinaresco, doveva esistere un porto marittimo avendo la sua ampia baia un approdo e riparo sicuro per i vascelli che operarono durante la terribile guerra del Vespro tra gli Angioini e gli Aragonesi. La notizia di un porto a Sapri in epoca Angioina è provata e testimoniata proprio da questo documento di cui parlo. Il documento del 1324, “storico e inedito”, pubblicato dal Camera (…) nei suoi “Annali”, è di notevole importanza anche per Sapri in quanto in esso si cita più volte il Porto di Sapri (“portus Sapri”). Matteo Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 313, parlando della città di Policastro e continuando il suo racconto sull’editto di re Roberto d’Angiò che donava Policastro al milite genovese Bartolomeo Roveti (di cui ho parlato in un altro mio saggio sulla guerra del Vespro e la nostra terra all’epoca Angioina), in proposito aggiungeva e scriveva che: “Non appena fatto passaggio la nuova colonia genovese in Policastro, nacquero varie questioni petitoriali, possessoriali ec. su di esso territorio, alle quali re Roberto con suo editto pose termine – Rapportiamo questo altro documento storico anche inedito: “Robertus etc. Bonofiglio de Guardia militi magne nostre Magistro Rationali consiliario familiari et fideli suo gratiam etc….“. Il Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a p. 314, trascrive il testo finale del documento: “Datum apud castrum–maris de Stabia per Iohannem Grillum de Salerno etc. anno domini MCCCXXIIII die octavo augusti VII Indictionis. Regnum nostrorum anno XVI (1).”. Re Roberto d’Angiò scriveva dal castrum di Castellammare di Stabia a Giovanni Grillo di Salerno. Il Camera, a p. 314, nella sua nota (1) postillava che: “(1) Ex regest. Reg. Roberti an. 1324 lit. C. fol. 22 fol. 208.”.

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(Figg….) Documento del 1324, tratto dalla Cancelleria Angioina e pubblicato da Matteo Camera (…), nei suoi ‘Annali’, vol. II, pp. 313-314 per l’anno 1333 (Archivio Storico e digitale Attanasio)

Il documento del 1324, “storico e inedito”, pubblicato dal Camera (…) nei suoi “Annali”, è di notevole importanza anche per Sapri in quanto in esso si cita più volte Item est in dictis tenimentis portus Sapri et Sici quidem mons magnus etc…“. Come si può leggere dal testo in latino dell’editto di re Roberto d’Angiò (…), trascritto integralmente da Matteo Camera (…), nei suoi “Annali”, vol. II, a pp. 313-314: Item est in dictis tenimentis portus Sapri et Sici quidem mons magnus cum nemore magno ubi sunt venationes animalium silvestrium et glandes dossent percipi usque ad pretium sex unciarum per annum quem dictus Bonusfilius locare non potest dictis Ianuensibus nisi ex dominica jussione ad quod toliter ecc…” e, ancora: “…antiquo demanio certa tenimenta et terras que censuerunt pro certis pecuniis et victualium quantitatibus inter que est tenimentum Squisi et Portus Sapri qui locari possunt, dictum tenimentum Squisi pro unciis duabus et tenimentum portus Sapri qui locari potest annuis unciis auri quatuor petunt inde aliquid minui, ad quod taliter respondemus quod gratiose concessimus usque ad quindecim annos ad dictum vel alium consuetum censum seu pecuniam minime teneantur, ad sextum quod incipit Item terre demanii et tenimentorum prefatorum locari non possunt singulariter et divisim omnibus illis personis que apte essent ad recipiendum titulo locationis easdem eo quod persone ipse nondum venerunt omnes etc…”. Da cio che leggo si comprende che il re Roberto d’Angiò con questo editto indirizzato a Giovanni Grillo di Salerno, oltre a Policastro dona al capitano Genovese Bartolomeo Roveti anche il tenimento e porto di Sapri. Sulla notizia della colonia dei Genovesi al comando di Bartolomeo Roveti che doveva ripopolare Policastro, ha scritto il canonico Luigi Tancredi (…) che però non si accorse dell’interessante citazione di un “tenimenti e Portus Sapri”. Purtroppo questo documento angioino di Roberto d’Angiò non è stato possibile reperirlo sui registri ricostruiti da Riccardo Filangieri e pubblicati dall’Accademia Pontaniana a cura di altri autori. L’ultimo registro della Cancelleria Angioina andata distrutta e ricostruito è il n. 50 a cura di Riccardo Palmieri del 2010 che va dagli anni 1267 al 1295.  Il canonico Luigi Tancredi (…), nel suo, ‘Le città sepolte nel Golfo di Policastro’, pubblicato nel 1978, sulla scorta di Romolo Caggese (…), nel suo cap. 16, a p. 29 e s. scrive in proposito che: Sulla ricostruzione di Policastro abbiamo alcuni documenti nei registri angioini. Altro decreto dispone che le case e i beni degli abitanti che non tornano entro 18 mesi alle loro abitazioni di Policastro, passano in proprietà dei nuovi coloni (78). Per vent’anni nessun barone dovrà costruire casa a Policastro e gli abitanti dei dintorni devono accorrere in difesa della città, in caso di pericolo (79). Questi sono i decreti del re. Non sappiamo in che misura furono osservati nell’allegra anarchia nel regno angioino, ma la ricostruzione ci fu.”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (78) postillava che: “(78) Archivio di Stato di Napoli, Reg. 255, Carte nn. 22-25 (8 luglio 1324).”. Il Tancredi (…), a p. 29, nella sua nota (79) postillava che: “(79) Ibidem.”.

Nel 1300, la Torre Scialandro

Torre dello Scialandro............

(Fig….) Torre Scialandro – oggi erroneamente segnata su google maps come “Torre Mezzanotte” – probabilmente Torre angioina, posta poco distante dalla spiaggia e dal Canale di Mezzanotte, da cui fu avvistato il gruppo del Carducci dagli sgherri del Peluso

Sempre nella citata carta d’poca Aragonese (…), spostandosi con lo sguardo verso le colline che da Sapri, dopo lo scoglio dello Scialandro vanno verso Acquafredda, non molto distante da un’antica torre cavallara di avvistamento d’epoca Vicereale, spostandoci più verso la costa di Acquafredda e, vicino ad un gruppo di costruzioni segnate con il colore rosso, vediamo segnato il toponimo di “Casale del Corbo”. Riguardo questo antichissimo casale citato nella carta d’epoca Aragonese di cui ho parlato, lo storico cilentano Matteo Mazziotti (…), nel suo ‘Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848′, edito nel 1909, parlando dei fatti che accaddero nelle campagne tra Acquafredda e Sapri, nel 1848, durante lo sbarco di Costabile Carducci, diretto a Sapri ma costretto a fermarsi nella rada di Acquafredda, a causa di una violenta tempesta di mare, e la sua cattura da parte della fazione dei Pelusiani di Sapri, a p. 4 del vol. II, in proposito scriveva che: “A l’improvviso una raffica violenta spinse il legno, a lo svoltare di una piccola punta, in una insenatura detta il Porticino o Canale della Monaca, sotto il pitoresco villaggio di Acquafredda, estremo lembo del comune di Maratea e della Provincia di Potenza.”. Poi ancora il Mazziotti (…), continuando il suo racconto sulla cattura del Carducci, a p. 5, in proposito scriveva che: “Alcuni corsero ad avvertire le guardie doganali in una antica torre posta a ridosso della collina e addetta a caserma. Il brigatiere delle guardie, Salvatore Miggiani, raccolti i suoi pochi dipendenti in armi e vari contadini provvisti di zappe e di scuri, ascese su un lieve rialzo di terreno detto la ‘Rotondella’ che sovrasta la spiaggia.”. Sempre il Mazziotti (…), proseguendo il racconto cita il casale del Corbo e a p. 6, in proposito diceva che: “II A breve distanza, dal lato opposto della collina, sorgeva la casa rurale di un certo Giovanni Florenzano (2). Ivi dimorava da parecchi mesi il vecchio prete Peluso, che fuggito da Sapri nel gennaio a l’avvicinarsi delle bande cilentane, si era dipoi sdegnosamente appartato in quella casa solitaria.”. Il Mazziotti (…), a p. 10, nella sua nota (2), postillava che: “(2) Trasformata in un elegante villino dopo il 1896 dal nuovo proprietario sig. Giovanni Marsicano.”. Ma quì il racconto si riferisce sempre ad Acquafredda. Il Mazziotti (…), continuando il suo racconto, a p. 8, in proposito scriveva che: “Dunque era proprio lui! Occorreva adunare gente. Frenando il tumulto dell’animo, inviò un giovanetto, Domenico Florenzano, nella vicina tenuta detta ‘del Conte’ a chiamare i molti contadini che vi mietevano il grano ed a Sapri la sua domestica, Emanuelina Liguori, con una lettera ai suoi congiunti ecc..Dopo una lunga attesa giungevano da la campagna i mietitori: i fratelli Giambattista e Biagio Florenzano, un altro Biagio Florenzano ecc…”.

Nel 1400, la formazione dei primi nuclei urbani: le “Mocchie” e la “Marinella”

Paradossalmente, proprio negli anni in cui il toponimo di  Sapri và gradualmente scomparendo sulle carte nautiche manoscritte, ma citato su quelle a stampa, vanno aumentando le testimonianze sulla presenza di un centro abitato. Finito il fenomeno saraceno e cresciuta la popolazione, il  paese incominciò ad incrementarsi sull’arenile in luogo più vicino al mare e si formò l’antico villaggio del Timpone, sulla collinetta omonima non molto distante dall’odierno centro abitato. Contestualmente, andava allargandosi anche il piccolo borgo marinaro della ‘Marinella‘ che, dalla contrada delle ‘Mocchie’ andava sviluppando il suo centro abitato con case sparse sino al vallone dello ‘Ischitello‘. Sorsero poi ad occidente le contrade del ‘Rosario‘ e di ‘San Giovanni’ il piccolo borgo marinaro della ‘Marinella’ con poche case sparse lungo le colline, si andò poi successivamente ingrandendosi lungo la vecchia linea di costa arretrata rispetto a quella attuale e che nella zona delle ‘Mocchie‘ formava una piccola insenatura, sicuro riparo per le poche e piccole barche di pe-scatori. Il piccolo borgo marinaro chiamato ‘Portus Saprorum‘ si formò dapprima con piccoli raggruppamenti di case sulla china detta ‘Difesa‘ e ‘Fenosa‘ e del Timpone e sulla dorsale della collina di ‘San Martino’ (‘Santu Martin’) con case sparse e più giù, in località ‘Mocchie’ e poco distante da essa, un cospicuo raggruppamento di case si formò nella ‘Marinella’. Il piccolo nucleo della ‘Marinella‘, posto ad occidente della piccola insenatura formatasi nei secoli tra il torrente oggi detto ‘Brizzi‘ (‘Vrizz’) dell’arenile posto ai piedi della collina del Timpone, nacque come piccolo borgo marinaro. La sua posizione nascosta era quella più sicura per il ricovero delle piccole barche di pescatori, per la difesa dalle incursioni saracene, a quel tempo frequenti. Sicuramente il piccolo borgo della Marinella, era il luogo più salubre e, man mano, andò ingrandendosi insieme al gruppo di case sorte alle Mocchie ed al Timpone. In questi anni, oltre ad alcuni reperti, alle fonti archivistiche ed alla storiografia del tempo, si sono rivelati utili alcuni documenti diocesani e parrocchiali. Dai primi del ‘400, allorquando sorse il primo centro abitato alla marina del torrente Brizzi, oggi individuabile con la località detta le “Mocchie”, e poi sviluppatesi con la “Marinella”, era molto diffusa la produzione della calce viva che serviva a diversi usi nelle costruzioni di case e muri. Questo tipo di produzione locale era molto antica e abbastanza diffusa. Dalle informazioni che raccolsi nelle interveste a diversi anziani di Sapri appurai che al Timpone, oggi piccola frazione di Sapri, posta abbarbicata su una piccola altura prospiciente l’antica marina di Sapri, lungo il torrente Brizzi, vi era in passato una forte produzione di calce che avveniva con la costruzione delle cosiddette “carcare”. La “carcara” nel dialetto saprese era una piccola costruzione realizzata nel terreno e a forma di una piccola torretta di grosse pietre, una specie di fornace, cava all’interno che serviva alla cottura della pietra locale che una volta raggiunta una certa temperatura diventava calce viva. La calce viva così prodotta veniva in seguito posta all’intern di grosse vasche per farla spegnere e poterla cos’ utilizzare nelle costruzioni edilizie. Forse il Primicerio Gennaro Guida avrà fatto un pò di confusione. Inoltre, dal Pesce (…) sappiamo che già alla sua epoca era diffusa a Rivello la produzione di caldaie di rame.

Nel ‘400, Sapri e l’epoca della dominazione Aragonese

Dell’epoca della dominazione aragonese nel Regno di Napoli, Sapri, il suo porto ed il suo entroterra, doveva appartenere alla Contea aragonese di Policastro, costituitasi a seguito della donazione concessa da Re Ferrante d’Aragona al suo primo ministro Antonello de Petruciis, il quale, con il consenso del re, associò il figlio Giovanni Antonio de Petruciis alla Contea di Policastro che ormai si estendeva, in un unico complesso da Novi (Novi Velia) oltre Policastro (9). Il Di Luccia (12) affermava che, l’Abbazia di San Giovanni a Piro, possedeva a Sapri la Grancia di San Nicola, senza specificare però l’epoca di fondazione. Dopo la ‘Congiura dei baroni‘ e, la fellonia di Ferrante d’Aragona e, l’arresto e la decapitazione del Petrucci, il 25 ottobre 1496, la Contea aragonese di Policastro e quindi anche Sapri, furono avocate al fisco per fellonia e poi concessa da Re Ferrante d’Aragona a Giovanni Carafa (9).

Nel lontano 1987 pubblicai a stampa in alcuni miei scritti uno studio (1) frutto di anni di ricerca e di fatiche che mi portarono a rintracciare alcune notizie storiche su Sapri e sul ‘basso Cilento‘ ed una serie di carte manoscritte inedite e sconosciute (1). Ancora studente iscritto alla Facoltà di Architettura  dell’Università ‘Federico II’ di Napoli frequentavo spesso l’Archivio di Stato di Napoli che, al suo interno custodiva tesori di inaudita bellezza per la nostra storia. Verso la fine degli anni ’70, nell’Archivio di Stato di Napoli rinvenni la carta in questione ivi custodita in una cartellina cartacea insieme ad altre mappe e disegni nella “Raccolta Piante e disegni” della Sezione ‘Diplomatico – Politica’. Si tratta della carta corografica con toponomastica che rappresenta parte del Regno di Napoli. Alla segnatura la carta era segnata come  ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘. Questa carta, già studiata e citata nel lontano 1973 da Pasquale Natella e Paolo Peduto (…), non era completamente dimenticata. Mai pubblicata ma solo parzialmente citata, io penso che si tratti di una carta geografica d’epoca Aragonese (Fig. 1) (2).

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In seguito, il 16 maggio 1981 chiesi ed ottenni la fotoriproduzione in b/n (come da ricevuta), che pubblicai citandola, insieme  ad altri interessantissimi documenti su alcuni articoli a stampa (1), alcuni dei quali sono stati quì riproposti riveduti ed approfonditi. La carta in questione, di cui parlerò, da me scoperta e rinvenuta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN), che tutt’ora la conserva, fu da me pubblicata nel 1987 (1). Recentemente, nel 2015, ho richiesto ed ottenuto dall’Archivio di Stato di Napoli, che la conserva, la sua fotoriproduzione digitale (Fig. 1). In questi miei studi (1), frutto di ricerche durate anni, pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare la carta corografica in questione (Fig. 1). In particolare, nel lontano 1987, la citai in un mio studio pubblicato a stampa sulla rivista “I Corsivi”, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, del Dicembre 1987. Questa carta inedita e manoscritta, non datata e di anonimo, ci consente di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano. La carta corografica d’epoca Aragonese, illustrata in Fig. 1, forse è appartenuta alla ricca biblioteca di Alfonso V, Re di Napoli. Nel 1987 (1), in un mio studio pubblicato a stampa, a proposito di questa carta, così scrivevo: “…di cui sappiamo che una copia fatta riprodurre dal cartografo Ferdinando Galiani, è conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi.(1).

carta del cilento

(Fig…..) Carta corografica manoscritta ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (ASN) (…) e, citata nel 1987 (…) – particolare dell’entroterra e del litorale Saprese

La carta in questione, che segnalava Tancredi (…) ed il Guzzo (…) è una carta inedita di probabile epoca Aragonese, da me scoperta all’Archivio di Stato di Napoli (…), nella Sezione ‘Manoscritti e Rari’, i cui riferimenti bibliografici corretti sono:  “Raccolta di piante e disegni, C. XXXII, n. 2”. La “C” stà per Cartella. Dunque, la Cartella n. XXXII = 32, n° 2. La carta corografica manoscritta ed inedita Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione ‘Diplomatica-Politica’, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto “‘1756’ ?, sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani.. Nel 1987 (1), in un mio studio pubblicato a stampa, a proposito di questa carta, così scrivevo: “…di cui sappiamo che una copia fatta riprodurre dal cartografo Ferdinando Galiani, è conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi.(1).

In questo studio pubblico e parlo  della carta corografica del ‘Principato Citra – Regno di Napoli‘ (Fig. 1)(2), manoscritta e a colori, di autore anonimo e non datata e da me rintracciata e scoperta verso gli ultimi anni ’70 e, fatta riprodurre il 16 maggio 1981 (Fig. 4), dall’Archivio di Stato di Napoli, dove si trova a tutt’oggi custodita. La carta in questione, conservata all’Archivio di Stato di Napoli, di cui, possediamo la fotoriproduzione digitale tratta dall’originale, recentemente (nel 2015) pervenutaci dall’ASN, dove essa è conservata, sul retro della riproduzione da me richiesta ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli (Fig. 4), è impresso il timbro dell’Ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, “lavoro n. 9124, del 16 maggio 1981”, “Raccolta Piante e disegni” della Sezione ‘Diplomatico-Politica’. Si tratta di una carta corografica, manoscritta, disegnata e dipinta a colori, di autore ignoto e non datata. Recentemente, nel 2008, i due studiosi La Greca e Valerio (…), pubblicavano alcune carte sul ‘Cilento’, simili, conservate alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi – forse proprio quelle di cui si dice essere state copiate dal Galiani e, credendo di avere rintracciato le carte d’epoca aragonese, affermavano che la nostra carta sia una copia di quelle conservate a Parigi. Nel 2008, i due studiosi, Fernando La Greca e Vladimiro Valerio (…), in un loro studio ‘Paesaggio antico e medievale nelle mappe aragonesi nelle carte di Giovanni Pontano – Le terre del Principato Citra’, pubblicarono alcune carte tratte e conservate alla Biblioteca Nazionale di Francia. I due studiosi, non citarono la nostra carta e, sebbene abbiano rivelato i retroscena e le origini di queste carte, forse anche della nostra, non la citarono, scrivendo alcune inesattezze (7).  Recentemente abbiamo chiesto all’ASN, sulla segnatura e collocazione di questa carta da noi rintracciata nel 1981 e dall’ASN, ci è pervenuta la seguente risposta dal funzionario Dr. Palmieri: “Gent.le Prof. Attanasio, in risposta alla sua e-mail datata 30 gennaio u.s., pervenuta allo scrivente in data 5 febbraio 2018, si comunica che la scheda riporta: “Campo all’isola di S. Giovanni: pianta topografica fatta riprodurre dall’Abate Galiano dall’ originale francese. (sec. XVIII, 1756 ?) – Biblioteca Nazionale di Parigi.“. Infatti, sulla ricevuta rilasciataci il 16 maggio 1981 e, illustrata nell’immagine, postillai ed annotai ciò che era stato scritto a mano sul retro dallo stesso Archivista. Sul retro era scritto: “‘1756’ ?, sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani.. La carta corografica da noi pubblicata, riguarda il territorio del Principato Citra, del Regno borbonico delle Due Sicilie che, corrispondeva all’attuale Provincia di Salerno. La carta geografica e corografica inedita “Principato Citra – Regno di Napoli“, di cui pubblichiamo l’immagine digitalizzata illustrata nella Fig. 1, è di estremo interesse per la storia di Sapri, poichè in essa, tra un ‘Bibone novo’, le odierne cittadine di Vibonati e Sapri, figura un “Bibo ad Siccam odie ruin.”. La carta manoscritta e a colori, è una delle prime carte corografiche moderne – anteriore ad esempio, quella dell’ex Vescovo di Pozzuoli  Fra Paolino Minorita, della metà del XIII secolo. La carta manoscritta in questione, anche se più recente rispetto ai portolani del secolo XIII, che pure annoverano Sapri, costituisce un’importante testimonianza del passato per Sapri e per tutto il ‘basso Cilento’. La carta, che nel ‘700, gli fu data la segnatura di   ‘Principato Citra – Regno di Napoli, è di estrema importanza per la storia di Sapri e per tutto il Cilento, per le  numerosissime informazioni riportate come ad esempio i tantissimi toponimi (nomi di luogo), i fiumi e le montagne citate. In questa carta corografica (Fig. 1), vengono indicati i toponimi principali dei luoghi, l’orografia del territorio, fiumi e montagne, alture e poi si vedono indicate anche le Torri marittime che a quel tempo si conoscevano. Da un’analisi più accurata sul file digitale della sua fotoriproduzione tratta dall’originale ottenuto dall’Archivio di Stato di Napoli, dove essa è conservata (Fig. 1)(2), si possono notare particolari inediti e notizie interessantissime sui toponimi e sulla storia locale. In essa, all’altezza del Golfo di Policastro, tra Sapri e Torraca, tra i tantissimi toponimi e nomi di luoghi che essa cita, figura la scritta: “Bibo ad Siccam odie ruin.” (Fig. 1) (2), di cui si rimanda allo studio ivi pubblicato: “La ‘Bibo ad Siccam’ citata da Cicerone”. Essa riveste una particolare fonte per la toponomastica, la geografia e la corografia storica per la ricchezza dei nomi dei luoghi che essa riporta (8). Sull’antichità di questa carta, come abbiamo già cercato di dimostrare, rinviamo anche ad altri nostri studi, come “La Torre Angioina del Buondormire”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. La carta in questione è conosciuta da alcuni studiosi che l’hanno citata ma è rimasta inedita. Su questa carta si è scritto poco o niente. Poco si conosce dell’origine di questa carta e della sua probabile datazione. Dall’esame de visu del file digitale inviatoci recentemente dall’ASN, si evince che molti toponimi locali, citati nella carta in questione (Fig. 1), dimostrano l’antichità di questa carta. Nessun’altra carta geografica, nautica o corografica conosciuta, riporta una ricchezza di informazioni e di dati così come in questa. Abbiamo esaminato uno dei tanti toponimi citati come ad esempio il toponimo di  “Petrasia” (posto tra Villammare e Sapri) che, non solo non viene mai citato in tantissime carte di epoche anteriori e di cui abbiamo quì pubblicato e già parlato, ma il toponimo di ‘Petrasia’, lo troviamo nel ‘Libro del Re Ruggero’, che è un testo geografico scritto in arabo e risale al XI-XII secolo (9), ovvero d’epoca ancora più anteriore della carta in questione. Sulla datazione di questa carta, o della sua probabile epoca di stesura e delineazione, possiamo dire che sappiamo di alcune carte delineate a Napoli, durante l’epoca Aragonese ma poi scomparse, di cui parleremo. In questo studio, oltre a pubblicare la carta in questione (Fig. 1)(2), il cui originale a colori è molto più grande, pubblico anche alcune immagini di particolari ingranditi che illustrano la porzione del Golfo di Policastro dalla costa e l’entroterra Saprese fino ai promontori oltre il Monte Bulgheria.

Nel ‘400, i Carafa della Spina ed il subfeudo di Torraca-Sapri

Dopo la ‘Congiura dei baroni‘ e, la fellonia di Ferrante d’Aragona e, l’arresto e la decapita-zione del Petrucci, il 25 ottobre 1496, la Contea aragonese di Policastro e quindi anche Sapri, furono avocate al fisco per fellonia e poi concessa da Re Ferrante d’Aragona a Giovanni Carafa (…).

Nel 1481, la bolla del vescovo Guidano per la cappella di “Santa Maria di Porto Salvo”

Infatti, nell’Archivio della Badia benedettina di Cava dei Tirreni è conservato un documento del 1481, la ‘bolla’, del vescovo di Policastro che, concesse a Mastro Santillo Grandi di costruire una Cappella a Sapri dal titolo di ‘Santa Maria di Porto Salvo’ (10), di cui il Gaetani (11), affermava essere stata costruita per volontà del  Barone di Torraca Decio Palamolla:

ARCA LXXXV 98

(Fig….) Bolla del Vescovo di Policastro Guidano del 1481, conservata presso l’Archivio dell’Abbazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni

Nel ‘400, “Dimera di Sapri” in un pavimento maiolicato in S. Pietro a Majella a Napoli

Lo studioso della maiolica napoletana Guido Donatone (13), si è interessato ad un pavimento napoletano del ‘400, attualmente conservato nel Museo dell’Istituto d’Arte di Napoli, che reca la firma del suo esecutore: un certo ‘Dimera’ di Sapri.

pavimento

(Fig….)

Nel 1541, l’apprezzo di Sapri del notaio Pietro Gallerano nel processo di limiti tra i Carafa, conti di Policastro e i Palamolla di Torraca 

Il Gaetani (….), nel suo…………………., a proposito della storia di Torraca, riferisce che “si rileva da alcuni processi di limiti tra il feudo baronale di Torraca e la contea di Policastro, nell’apprezzo di Sapri (1541) fatto da Pietro Gaglierano, Policastro confina con Vibonati e con la Torraca, sino al verde è territorio di Torraca, e sino al mare terminato dal Vallone di San Martino da occidente e dalla strada maestra quale cade dal Roccazzo della Finosa da oriente (16).” “Sono state sempre delbaronedi Torraca il seminatorio di Fanuele descritto per quanto sia il verde sino al mare, il Vallone di San Martino, con tutti gli altri corpi ed effetti descritti altre volte sia stato sempre rendificio agli antichi baroni di Torraca e posseduti da Decio Palamolla nell’acquisto di Sapri” (17). Il Gaetani (18) affermava che: in Sapri, i primi che si fanno vedere sono alcuni cittadini di Torraca: sono proprietari e lavoratori di vigne vitiferi e viniferi…viniferi…“, ed ancora: “la piccola colonia agricola dei torracchesi si crebbe di numero ed ebbe bisogno di baratti, di vendita,di compera dicose mangerecce e di altre mercanzie necessarie alla vita. Il barone vi esercitava una specie di monopolio coi campagnuoli, marinai e passanti, possedendovi una taverna, e volendo, pur non avendo diritto di proibire, ius prohibendi, tutto per sè col l’altrui danno, vietò  ogni commercio, l’apertura di altre osterie e perfino di edificarle. I torracchesi….si querelarono con la regia podestà ed ebbero giustizia.”. Infatti, il Gaetani, cita un documento (20) del 1614: “Si gravano che il barone proibisce essi supplicanti che non vendano robe commestibili al porto di Sapri, ma vuole che solo si venda nelle sue taverne e che possano esse supplicanti tenere le loro taverne aperte e vendere a voglia loro e a chi li piace.“.

Nel 1543, Sapri distrutto dalle incursioni del pirata Barbarossa e da Dragut pascià

Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 592 parlando di Sapri in proposito scriveva che: “Non è da escludere che il villaggio marinaro di Sapri subisse danni dalle incursioni del Barbarossa (1543) e di Dragut pascià”.

Nel 1568, il  ‘Seno Saprico’ di Scipione Manzella Napolitano

Dal punto di vista strettamente letterario, la prima citazione di Sapri è quella di Scipione Mazzella Napolitano (15), che nel suo “Descrizione del Regno di Napoli“, del 1568, nella  sua descrizione del ‘Principato Citra (o Citeriore), a pag. 79, scrive anche di Sapri: Appresso Policastro col suo golfo, che gli antichi chiamano ‘Seno Saprico’ dalla città di Sapri, oggi nominata Li Bonati…”. Scarfone afferma, a supporto della sua tesi, che: “Un ultimo aspetto arricchisce di ulteriore mistero l’antica storia di Sapri: risale al 1586, quando il toponimo di Sapri non viene mai riportato da Scipione Mazzella Napolitano nella sua opera Descrittione del Regno di Napoli. Infatti, nell’elenco dei centri abitati del Principato di Citra, così come nell’elenco delle torri costiere, viene segnalata solo una struttura litoranea, Scilandro nel territorio di Policastro senza nessun accenno a Sapri come elemento di scalo.”.

Nel 1589, il toponimo di “Sapri roui nata” nella carta di Gerardo Mercatore

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(Fig….) Particolare della carta geografica ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, contenuta nell”Atlas’, stampato a Duisburgo dall’autore nel 1595, tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio (…).

Nello studio del 1998, che preparai per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri (1), in proposito scrivevo che: Un’interessante testimonianza per la storia del paese è la carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto, Calabria et Basilicata” (Fig. 42), del noto cartografo Gerardo Mercatore, del 1589 (122), ove leggiamo: “Sapri rovinata”. Il Cesarino, (123) suffragava “l’ipotesi di una catastrofe sismica,..e che il nostro paese, all’epoca, doveva di fatto essere scomparso”. Sulla base dei documenti precedentemente ritrovati e citati e documentati, su tale ipotesi, nutro dei seri dubbi.”. Sempre nello stesso studio del 1998 (1), nella nota (123), citavo il Cesarino (…) che in proposito al toponimo di “Sapri roui nata”, che figura sulla carta in questione (Figg. 1-2-3), – da noi individuata – in un due suoi studi “Sapri archeologica”, del 1987 e del 1988 (stà nella rivista “I Corsivi”, 5) e, pure ‘La Lucania del Barone Antonini’ (stà in “I Corsivi”, 3, 1988), così si esprimeva in proposito: “L’ipotesi di una catastrofe sismica viene suffragata da una carta geografica del Mercatore, recante l’indicazione ‘Sapri ruinata’.”.

Il titolo di ‘Sapri roui nata’, dato alla pagina web, il blog di studi sulla storia locale del basso Cilento e che curo personalmente, è stato scelto a causa della sua evidente antifona. Nel 1987, in un mio studio pubblicai a stampa (1), la notizia di una ‘Sapri roui nata’, che trassi da una carta geografica del 1589 del cartografo Gerardo Mercatore. A Napoli, allora studente, acquistai una ristampa originale della carta in questione, che ancora posseggo e, mi accorsi che essa citava il toponimo di ‘Sapri roui nata’, come si può ben vedere nel particolare illustrato nell’immagine di Fig. 2. Nel 1987, ancora studente, pubblicai la notizia su diversi miei studi (1) ed in particolare su un mio studio dal titolo: “Sapri, incursioni nella notte dei tempi” (1). Le immagini (Figg. 1-2-3), illustrano un particolare del nostro litorale, tratto dalla Carta geografica di ‘Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’ del cartografo genovese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta nell’”Atlas”, Duisburgo, datata 1595 (3), che si vede nelle Figg. 1-2-3. L’immagine della Fig. 2, illustra la nostra zona all’altezza del Golfo di Policastro e, si legge il toponimo di Sapri roui nata’ che indica il luogo di Sapri. In seguito, la notizia fu ripresa dal Cesarino (5) che, scriveva in proposito: Una carta geografica di G. Mercatore del 1589 reca l’indizione Sapri ruinata e, aggiungeva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.” . Trovai questa carta geografica (2), nella quale vidi annoverato il nome (toponimo di luogo) di Sapri, riportato: ‘Sapri roui nata’, a seguito di mie ricerche sulla toponomastica locale attraverso la Cartografia medievale, le carte geografiche manoscritte e a stampa, peripli e portolani o carte nautiche medioevali che attestavano la presenza di Sapri tra i luoghi conosciuti all’epoca della loro redazione. Il toponimo di Sapri, figura in diverse carte medioevali ma, sebbene figurasse con diversi toponimi, Portum, Sapri, Saprì, Sapra, Anves, quello di ‘Sapri roui nata’, riveste un particolare interesse storiografico in quanto Sapri, al tempo della redazione della carta in questione, 1589, epoca del Viceregno spagnolo sul Regno di Napoli, doveva essere conosciuto come luogo di rovine. Infatti, Sapri roui nata, sta per ‘rovinata’ o ‘rovine rinate’ o ‘luogo di antiche rovine’. Del resto, come vedremo in seguito in altri mie studi che ivi pubblico, il toponimo di Sapri, assumerà spesso, nelle nuove carte geografiche e corografiche, nuovi connotati e sarà indicato in diversi modi e, la citazione di una Sapri “roui nata”, non è la sola. Troviamo un’altra citazione simile del toponimo di Sapri, anche nella carta da noi scoperta all’Archivio di Stato di Napoli, dove essa è conservata (6): la ‘Bibo ad sicam odie ruinato’, citato in una carta corografica del Regno di Napoli, di autore ignoto ma risalente all’epoca Aragonese (Fig. 6), di cui abbiamo ivi pubblicato lo studio: “Sapri in una carta inedita d’epoca Aragonese”, a cui rimandiamo per gli opportuni approfondimenti (6). E’ anche vero che quello era proprio il periodo in cui fu delineata la carta del Mercatore, ma se così fosse stato, mi chiedo, se non fosse rimasta citazione alcuna nella bibliografia antiquaria degli eruditi del tempo come ad esempio il Laudisio nella sua ‘Sinopsy della Diocesi di Policastro ecc..’ (9-10). Recentemente, sul sito dell’ISPRA, è apparso uno studio su Sapri, dove abbiamo ritrovato diverse inesattezze e citazioni errate. Nel 2014, lo studioso Scarfone (7), sulla scorta del Cesarino (5), proprio riferendosi alla carta Geografica del Mercatore, di cui nel lontano 1987, pubblicavo la citazione di una “Sapri roui nata”, così si esprimeva in proposito all’ipotesi di una catastrofe sismica: “Questa volta l’ipotesi dell’impatto di una catastrofe areale (8), probabilmente di natura sismica, viene suffragata da una carta geografica di Mercatore del 1589 recante l’indicazione di “Sapri rovinata” (fig. 2).”, e nelle sue note scriveva: “(8) Un indizio relativo all’evento naturale potrebbe ritrovarsi nella narrazione delle cronache del “terremoto che accompagnò il sollevamento del Mare Novo presso Pozzuoli, il 5 settembre del 1538“ quando a seguito degli effetti sismici “il mare si ritirò, così che l’intero Golfo di Baia rimase per qualche tempo all’asciutto, quindi ritornò, tutto rovinando (GATTA, 1984) verosimilmente con effetti anche lungo le coste del Golfo di Policastro.”. E’ vero che la carta del Mercatore fu delineata intorno agli anni 1585-89, ovvero gli anni in cui avvenne l’evento che cita Scarfone (7) ma è anche vero che l’evento è stato circoscritto alla sola area puteolana per gli effetti bradisismici. Infatti, Gatta,  affermava: “verosimilmente con effetti anche lungo le coste del Golfo di Policastro”.  E’ anche vero che quello era proprio il periodo in cui fu delineata la carta del Mercatore, ma se così fosse stato, mi chiedo, se non fosse rimasta citazione alcuna nella bibliografia antiquaria degli eruditi del tempo come ad esempio il Laudisio nella sua ‘Sinopsy della Diocesi di Policastro ecc..’ (9-10). Scarfone afferma, a supporto della sua tesi, che: “Un ultimo aspetto arricchisce di ulteriore mistero l’antica storia di Sapri: risale al 1586, quando il toponimo di Sapri non viene mai riportato da Scipione Mazzella Napolitano nella sua opera Descrittione del Regno di Napoli. Infatti, nell’elenco dei centri abitati del Principato di Citra, così come nell’elenco delle torri costiere, viene segnalata solo una struttura litoranea, Scilandro nel territorio di Policastro senza nessun accenno a Sapri come elemento di scalo.”. E’ vero che l’ipotesi di una brutta catastrofe ambientale – forse anche sismica e/o di un violento maremoto – è stato da secoli nella memoria del popolo e nella tradizione orale locale che voleva la “Città d’Avenia”, scomparsa e distrutta in seguito ad un violento maremoto, ma non credo che il toponimo di “Sapri roui nata”, sia stato usato dal cartografo Olandese per indicare un luogo distrutto a causa di una catastrofe sismica, come sostiene il Cesarino (5) e Scarfone (7). Credo che il toponimo “roui nato” o “rovinato”, stia ad indicare un luogo di rovine di una città scomparsa o di antichi edifici diruti. Nel dialetto popolare, il termine ‘ruinato’, o ‘ruina’ voleva significare ‘rovina’. Il termine ‘ruinato’, nel dialetto locale Saprese, può essere espresso anche con la parola ‘arruinato’, che più si addice ad un’evento calamitoso che ne ha determinato la causa della rovina. Secondo la Treccani, la derivazione etimologica di ruinare v. intr. e tr. (io rüino, ecc.). – Variante ant. o letter. di rovinare. Sapri, all’epoca della delineazione della Carta geografica del Mercatore, intorno e prima del 1589, doveva essere conosciuto come scalo marittimo di sicuro ancoraggio per i legni dell’epoca, a causa della sua baia e del porto naturale. Ma, all’epoca della delineazione della carta del Mercatore (Fig. 1), era proprio l’epoca in cui la Real Camera della Sommaria Vicereale del Regno di Napoli, chiedeva alle Università del posto, continue gabelle per la costruzione di Torri di guardia costiere che all’epoca risultarono inutili e dannose alla già fragile economia dell’area. All’epoca, molti centri – soprattutto alcuni centri costieri, poveri villaggi – registravano una forte diminuzione focatica, ovvero della popolazione effettiva, per pagare meno tasse e, a seguito della forte pestilenza che si ebbe in quegli anni, e quindi, i pochi abitanti del piccolo villaggio di Sapri, vennero annessi nella popolazione di Torraca – da cui esso dipendeva. Ecco perchè, la popolazione di alcuni centri, come Sapri o Porto di Sapri, o Porto di Torraca, al tempo del Mazzella Napolitano (8), non figurava. Sapri però, era anche conosciuto agli eruditi del tempo per le numerose preesistenze archeologiche o di città scomparse. Non crediamo si possa suffragare l’ipotesi del Cesarino di una catastrofe sismica – che pure c’è stata e forse anche violenta nei secoli addietro – ma che non riguarda il significato dato al toponimo di ‘Sapri roui nata’. Il toponimo roui nata’, indica le preesistenze archeologiche già conosciute in antichità, ruderi e rovine di un’antica città scomparsa, di cui bisognerebbe meglio indagare.  Il toponimo di “Sapri roui nata” –  che leggiamo sulla carta in questione, posto nel Golfo di Policastro e vicino ad un fiume – ci ricorda un luogo di rovine o antichi ruderi forse di una città scoparsa (Fig. 1-2-3), ipotesi che dovrebbe essere ulteriormente indagata sul posto, cercando di individuare manufatti e preesistenze su tutta l’area della collina che risale da S. Croce e da Punta del Fortino verso Contrada Pietradame come illustrato nell’immagine di Fig. 7 tratta dal satellite che dovrebbe corrispondere più o meno all’indicazione della “Bibo ad Siccam odie ruinata” dell’altra carta d’epoca Aragonese da noi scoperta (Fig. 6), di cui, in parte abbiamo già accennato nel nostro studio ivi pubblicato sulla “Necropoli Lucana sulla collina di S. Martino”.

Nel ‘600, l’espansione urbana di Sapri

Un’altra testimonianza del passato di Sapri  sono i numerosi stemmi e, riggiole (mattonelle policrome ed invetriate) che sormontano i portali dei palazzi, affreschi d’epoca borbonica, le lapidi marmoree, i torrini e fortilizi di cui ancora oggi si vedono i resti, alcune edicole votive, alcuni antichi Palazzi come quello Gallotti che affaccia su Piazza del Plebiscito o il Palazzo Gaetani su via Cassandra, o il Palazzo dei Peluso su C.so Garibaldi con i suoi torrini difensivi ecc.., a cui rimandiamo al prossimo studio.

Nel 1614, “Terram Saprorum”, feudo dei Palamolla di Torraca, ripopolamento ed espansione urbana

Infatti, il Gaetani, cita un documento (20) del 1614: “Si gravano che il barone proibisce essi supplicanti che non vendano robe commestibili al porto di Sapri, ma vuole che solo si venda nelle sue taverne e che possano esse supplicanti tenere le loro taverne aperte e vendere a voglia loro e a chi li piace.“. La risposta favorevole è del 20 marzo 1614. Alla proibizione: verum quoad terram Saprorum non liceat civibus Turracae erigere tabernas, sive tuguria pro vendendis rebus commestilibus in Littore Maris (21). “Si gravano, come alcuni cittadini tengono certe vigne nella Marina, delle quali ne pagano tomola uno e mezzo per ogni parte, che in tutto sono tomola ventuno: supplicano provvedersi…….. Giovan Giacomo Palamolla, nel  frontespizio di una sua opera in latino si disse ex Baronibus terrae Turracae et Portus Saprorum “.

Nel 16 dicembre 1629, visita episcopale del vescovo di Policastro mons. Felicei o Feliceo

Il sac. Rocco Gaetani (….), nel suo  ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, nel 1906, scriveva a p….. (v. ristampa a cura della nipote Rossella Gaetani, 2015), nella sua nota (2) scriveva: “Visitatio Episcopi Felicei 16 dicembre 1629. Santa Maria de Porto Salvo. Si trovano venti docati e mezzo in mano al Vescovo “quibus exactis ecc..ecc..”. Nella visita dello stesso , 2 Decembre 1635, “Visitavit Cappellam sub titulo S.to Mariae de Portu Salvo, quae cappella est fornicata ecc..ecc..”:

Nel 2 dicembre 1635, la visita del vescovo di Policastro, mons. Felicei o Feliceo

Il Gaetani (…), nell’altro suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, nel 1906 (v. ristampa curata da Rossella Gaetani), nel capitolo dedicato al “Porto di Sapri elevato a Parrocchia – Alcuni diritti di patronato”, parlando di alcune Cappelle ed edifici sacri a Sapri e, traendo la notizia dalla visita di Monsignor Felicei del 16 Dicembre 1635 (…), cita la Torre cavallara detta del “Bondormire” e, cita anche il suo torriere. Il documento (…), citato dal Gaetani (…) è tratto dal documento: “Visitatio Episcopi Felicei, datato 2 dic. 1635 (…), cioè il documento della visita episcopale del Vescovo Urbano Feliceo, che però il Laudisio (…), dice essere stato il 37° vescovo di Policastro, nominato Vescovo di Policastro nel 1630, è confermato dal Tancredi (…). Il Vescovo Feliceo, appena nominato Vescovo, visitò le parrocchie della sua Diocesi e riguardo Sapri. Il Gaetani (…), nell’altro suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, nel 1906 (v. ristampa curata da Rossella Gaetani), nel capitolo dedicato al “Porto di Sapri elevato a Parrocchia – Alcuni diritti di patronato”, parlando di alcune Cappelle ed edifici sacri a Sapri, traendo la notizia dalla visita di Monsignor Felicei del 16 Dicembre 1629 (…), cita la Cappella di S. Maria di Porto Salvo, e a p. 43, scriveva in proposito che:

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Il Gaetani alla sua nota (2) scriveva: “Visitatio Episcopi Felicei 16 dicembre 1629. Santa Maria de Porto Salvo. Si trovano venti docati e mezzo in mano al Vescovo “quibus exactis ecc..ecc..”. Nella visita dello stesso , 2 Decembre 1635, “Visitavit Cappellam sub titulo S.to Mariae de Portu Salvo, quae cappella est fornicata ecc..ecc..”: Il Gaetani (…), nel suo ‘La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca’, nel 1906, scriveva a p….. (v. ristampa a cura della nipote Rossella Gaetani, 2015), nell’Appendice II, a p. 293, postillava che: “Traduzione da pag. 42”: Visita del Vescovo Felicei, 2 dicembre 1635: visitò la cappella dal titolo di S. Maria di Porto Salvo con soffitto ed archi e trovò in essa l’altare molto ben preparato con tutto il necessario per il sacrifio della Messa. Nella parete sopra l’altare è dipinta l’immagine della SS.ma Vergine e si celebra una sola Messa nei giorni festivi per devozione del Barone della Terra di Torracae del faudo di Sapri, D. Decio Palamolla. Nel detto luogo è necessarissima una detta cappella, perchè confluiscono genti nel detto porto, oltre quelle che già dimorano per la cura dei vigneti. Perciò pregò il Signor Barone che si facesse una assegnazione annua da parte di chi avrebbe buone intenzioni. Similmente il signor Barone assicura il b.m. Vescovo Santorio di aver dato 23 ducati all’ill.mo e Rev.mo D. Filippo Cavalieri, arcidiacono di Policastro per spendere questi 23 ducati per un’icona e per altre necessità di detta cappella; che non ancora erano stati spesi perchè detto arciprete è assente e che quando lui ritornerà, sarà fatto. Il barone sostenne Domenico Biondo di Maratea che vendesse la vigna nel feudo di Sapri al caporale Ferdinando Turriero della torre del Buondomire presso il porto (di Sapri) e ordinò, essendo debitore con lo stesso Ferdinando di veni ducati per i suoi della cappella che pretende invece dal Clero di Torraca, di preparare, al più presto, lo strumento di vendita “ad finem previdendi”.”. Sappiamo dunque, dalla visita pastorale del Vescovo Felicei a Torraca –  da cui dipendeva il “Porto di Sapri” (Portus Saprorum o Portus Torracae) – “Porto” o “Porto di Torraca” (territorio Saprese, Sapri, nei documenti dell’epoca era chiamato “Porto”), che, nel 1635, in occasio ne del vascovo Urbano Felicei, vescovo di Policastro, a Sapri, si vedeva e vi era la Torre cavallara detta Torre del Buondormire. Nel suo libro il Tancredi (…), parlando di Sapri e della Cappella di “S. Maria di Porto Salvo” a Sapri, scriveva che: “Figura già nel primo ‘600 con la sua costruzione, il Sig. Decio Palamolla, Barone di Torraca e del feudo di Sapri, volle venire incontro ai contadini dimoranti nel Porto, per la coltivazione dei campi. Il Vescovo Mons. Giovanni Santonio, versò 23 ducati e mezzo a Don Filippo Cavalieri, Arcidiacono della Cattedrale, per l’acquisto di un quadro della madonna e di alcuni arredi ecc…Vi era l’onere della celebrazione di una Messa settimanale da parte del clero e del Parroco di Torraca, D. Ferdinando Magaldi, secondo le intenzioni del Barone. La Cappella era coperta con tegole e l’altare, ben mantenuto, era convenientemente ornato (9). Quale bene immobile, la chiesa possedeva un vigneto, venduto da Domenico Biondo, da Maratea, a Ferdinando Caporale, torriere addetto alla Torre di Buondonno, presso il Porto; la somma di 20 ducati, ricavati quale rendita di detto fondo, serviva per la manutenzione del sacro edificio (11). Nel 1632, D. Filippo Cavalieri, riceveva 32 ducati, con la cui rendita si provvedeva all’acquisto di nuovi arredi, ai necessari restauri ed alla sostituzione della vecchia porta, ridotta in cattivo stato. La chiesa che era situata in collina, a 4 miglia da Torraca e custodita da Giovanni Barra, ora non esiste più, come non esiste quella di S. Francesco di Paola, che sorgeva appunto in località S. Francesco: andò in rovina durante la guerra.”Ciò che scrive il Tancredi (30), riportando le notizie di alcuni antichi documenti (28), citati nella visita pastorale del Vescovo Feliceo (29).

La “Torre del Buondormire” a Sapri, torre costiera e di avvistamento 

Le notizie storiche sulle torri costiere, erano state confermate nel 1745 e poi nel 1795 dall’Antonini (20), e poi anche da altri studiosi come il Pasanisi (2), il Vassalluzzo (14) ed il Guzzo (16), che dedicarono diverse pubblicazioni a questo argomento. Della Torre del Buondormire, ne ha parlato anche il Barone di S. Biase Giuseppe Antonini (20), che nella sua prima edizione della ‘Lucania’, nel 1745 e poi nel 1795 (III edizione), parlando del porto di Sapri e delle Pilae, accennava alla Torre del Buondormire che ancora si vedeva: “….di questo riparo pochissimo oggi n’è rimasto, ed appena si vede sott’acqua, essendo il di più stato consumato, e roso; ma se mai al Governo piacesse di fare stendere un piccolo braccio, o di scogli, o di fabbricaverso la Torre chiamata Buondormire, che sta ad occidente, lo che costerebbe pochissimo, si farebbe allo Stato ed a’ forestieri ancora un gran benefizio, perché i navilj, che vanno, o vengono da Calabria, da Sicilia, da Puglia, da Malta, avrebbero ove ricoverarli; non essendoci adesso da Messina fino a Baja porto né così capace, né più opportuno; ed in tal caso converrebbe ancor nettar il porto stesso, che presentemente ecc..”. Il Barone Giuseppe Antonini (20), nella sua “Lucania”, parlando delle origini del toponimo di Scidro, e dissertando su alcuni studiosi che l’avevano preceduto, scriveva in proposito che: Luca Olstenio nelle note all’Italia antica di Cluverio pag. 1263. dice che, Blandae vestigia apparent ad portum Sapri, cui imminet turris Buondormire, ecc..“Dunque, dal punto di vista bibliografico e storiografico, una delle prime citazioni della Torre “del Buondormire” – che doveva essere visibile al visitatore nel 1666 – è quella di Luca Olstenio o Holstenius (27) che, nelle sue ‘Note all’Italia Antiqua di Cluverio’ (26) che, parlando dell’antica città di “Blanda” – che credeva fosse da individuarsi con l’antico scalo portuale e marittimo di Sapri – citò l’antica Torre del Buondormire. Luca Holstenio (27) o Lucas o Luca Holstenius (Olstenio), nel 1666, nel suo libro, “Lucae Holstenii Annotationes in geographiam sacram Caroli a S. Paulo; Italiam antiquam Cluverii et thesaurum geograficum ortelii, ecc..”, (‘Note all’Italia antiqua di Cluverio’ (26)), citò l’antica Torre “del Buondormire” oggi scomparsa. L’Holstenio, nel 1666, pubblicò questo libro sulla scorta delle recenti pubblicazioni del grande cartografo Abram Ortelius (Abramo Ortellio), che nel XVI secolo aveva pubblicato interessantissimi atlanti cartografici come il noto e bellissimo Theatrum Orbis Terrarum”, pubblicato nel 1570. Già il Cluverio aveva attinto alcune informazioni geografiche dall’Ortellio (che rivedeva in parte alcune carte di origine tolemaiche), ed in seguito l’Holstenio (27), disserta con delle note (annotaziones) al testo di Cluverio (26). Nelle sue note all”Italia antiqua’ di Cluverio (26), l’Holstenio (27), nel 1666, parlando della ‘Lucania’ e di Blanda che credeva fosse Sapri, a p. 22, dice: Blanda ec hodie: Porto de Sapri” e a p. 288, dice: “Pag. 1263. lin. 3. Blanda) Vestigia eius apparent portum Sapri, cui imminet Turris Buon dormire: ut accuratissime observavit Philippus Carafa Vicarius Boschi & Canonicus Buxentinus.”.

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L’Alfano (17), nel 1795, ci dava notizie di queste torri marittime e costiere costruite lungo il litorale fino a Salerno. Il Vassalluzzo (14) prima e poi in seguito il Guzzo (16), si sono occupati delle Torri costiere fatte costruire verso la fine del ‘500 dai Vicerè spagnoli, ma non è stata mai fatta una disamina approfondita sulle Torri marittime costruite in epoche anteriori. Le Torri costruite sul litorale saprese le troviamo segnalate nella carta geografica regionale del “Principato Citra”, del 1613, delineata intorno al 1590-1594, dal cartografo Mario Cartaro (Fig. 3) (5). Impropriamente chiamate “Torri Normanne” nella tradizione orale locale, la costruzione delle torri continuò anche sotto la reggenza del Vicerè spagnolo Don Parafan de Ribera. Purtroppo solo nel 1566 arrivò l’ordine della costruzione delle rimanenti torri da costruire nel tratto di costa del Principato Citra che va da Agropoli a Sapri. Della costruzione delle Torri marittime Vicereali lungo il litorale del Golfo di Policastro fino a Maratea, ne hanno parlato alcuni studiosi come il Romanelli (7), il Pasanisi (2), il Vassalluzzo (14) ed infine il Guzzo (16). Delle torri progettate e da realizzare, sul finire del 1570 solo quattro erano quelle completate ed operanti, come risulta dai pagamenti fatti ai caporali ed ai soldati (2). Il Vassalluzzo (14), nel suo ‘Castelli, torri e borghi della costa Cilentana’, sulla scorta dell’Alfano (17), a p. 197 e, pure il Guzzo (…), a p. 252 del suo “Da Velia a Sapri”, scrivevano in proposito: “Dopo Villammare, nel 1785 e nel 1888 ancora vi era la Torre del Buondormire. Ad oriente del porto di Sapri vi era quella di Obertino, così chiamata dal fiume omonimo e oggi detta di Capobianco (Tav. VI, fig. 6). A guardia della prima Torre vi furono, come torrieri, nel 1568 Pietro Caviczoles; nel 1576 Prando della Torraca; e dal 1598 al 1605 Francesco Brando. A torriere della Torre di Capobianco, nell’anno 1584, fu chiamato De Colis Giovanni. “. Il Giustiniani (…), invece, nel suo vol. VII, a p. 228, parlando di Sapri……………..Nel 1815 la Torre del Buondormire era ancora visibile tanto che il Romanelli (7), parlando della baia naturale di Sapri così scriveva: di due miglia di circonferenza, e di un miglio di diametro di apertura ecc…..Oggi le due punte sono guardate da due Torri, l’una ad occidente della di Buondormire, e l’altra ad oriente detta di Lubertino.” (7). La Torre del Buondormire, era ancora visibile nel 1828, allorquando il viaggiatore inglese Craunfurd Tait Ramage (21), la vide e la citò nel suo ‘Viaggio nel Regno delle due Sicilie’. Ecco cosa scriveva in proposito lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (21), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria: Ritrovai la barca ad una punta che costituisce una delle estremità del porto. Le due estremità di questo sono protette da due Torri, quella ad ovest si chiama Buondormire e l’altra ad est, Lubertino.”. Onofrio Pasanisi, nel 1934, nel suo ‘Don Sancio Martinez de Leyna e le torri marittime della Molpa e Palinuro’ (…), parlando delle Torri marittime costruite in epoca vicereale Spagnola, nel basso Cilento, scriveva sulle incursioni barbaresche che subirono alcuni paesi prossimi alla costa, con notevoli danni e distruzioni. Il Pasanisi a pp. 277-278. Onofrio Pasanisi (3), ha parlato della costruzione delle Torri marittime anche e soprattutto nel 1926, nel suo ‘La costruzione generale delle torri marittime della Real Camera di Napoli nel sec. XVI’. Il Cavalcanti (…), nel suo portolano ‘Guida del Pilota ecc..‘, a p. 45, scriveva della costa e di Sapri. Il Cavalcanti (…), nel suo portolano, citava e chiamava la “Torre di Sapri”. Pier Luigi Cavalcanti (…), nella sua ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, nel 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa ed i porti del basso Cilento:

All’interno dello schizzo si vede ad oriente una ‘T. Scialandro‘ e dall’altra parte ad occidente un’ antica batteria con una ‘T. Buondormire‘, forse la torre detta del ‘Buondormire’, torre cavallara vicereale oggi scomparsa ma che doveva essere posta dove attualmente si trova l’Ospedale civile di Sapri. Inoltre si vede come la strada di comunicazione con l’interno fosse la vecchia postale borbonica che risaliva a Torraca e da li a Vibonati. Questo disegno documenta la particolare attività di rilievo lungo la costa del litorale saprese a fini militari, sia durante il decennio francese (1806-1815), durante il breve periodo di occupazione napoleonica, con Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo, il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento, riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti.

E’ molto probabile che il luogo fosse lo stesso dove nel ‘600 vi era una Torre di avvistamento costiera detta la ‘Torre del Buondormire’, come si può ben vedere rappresentata nel disegno del Genio militare francese, inedito e da noi scoperto di Fig. 8 (partilare tratto dallo schizzo di Fig. 10, di cui parliamo in un altro nostro studio ivi pubblicato. Nel 1815 la Torre del Buondormire era ancora visibile tanto che il Romanelli (5), parlando della baia naturale di Sapri così scriveva: di due miglia di circonferenza, e di un miglio di diametro di apertura ecc…..Oggi le due punte sono guardate da due Torri, l’una ad occidente della di Buondormire, e l’altra ad oriente detta di Lubertino.” (5). Della Torre del Buondormire, ne ha parlato anche l’Antonini (6) ed il Gallotti (3) in seguito. La torre del ‘Buondormire’, torre cavallara Vicereale (oggi scomparsa), costruita alla fine del 1600 dai Vicerè spagnoli insieme alla Torre dello Scialandro e di Capobianco a difesa delle coste e come si può vedere nella carta geografica di Mario Cartaro e Stelliola (Fig….). La Torre del Buondormire, si trovava dove attualmente è l’Ospedale civile di Sapri o dove si trova il Faro. Sarebbe interessante guardare i progetti dell’Ospedale, realizzato “sulla collina nominata Torricella”, forse il rilevato stradale o collinetta dove attualmente sorge l’Ospedale di Sapri. Infatti è lì che ai primi dell”800, sorse un piccolo ‘Villaggio’.

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(Fig…) Particolare della “Antica batteria” e “Torre Buondormire” tratta da “Croqu’ di Sapri”, schizzo dei primi dell’800

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(Fig….) Mario Cartaro e Stelliola

Nel 1648 e 1669, Sapri non figura tra i centri censiti da Ottavio Beltrano

Sapri non rifigura tra quei centri censiti per i soli anni 1648 e 1669, riportati da Ottavio Beltrano (…).

Nel 1671, Sapri nel verbale della visita del Vescovo di Policastro De Silva

Dal documento diocesano sulla “Prima visitatio Episcopi de Silva datato 1671, apprendiamo che nel 1671 da poco era stata costruita nel feudo del Porto di Sapri, la Cappella di San Antonio di Padova al Timpone ove “vi si celebrava nei giorni festivi di precetto, salvo nelle domeniche nelle quali la messa si diceva nella Cappella di San Giovanni“. Anche la Cappella di San Giovanni, secondo il Gaetani, fu fatta costruire dal Barone Palamolla e con i sussidi dei buoni sapresi del Porto di Sapri, i quali dal 1714 pagarono le decime.

Nel 1695, Sapri nella “Platea dei beni e rendite……………

Il Gaetani fa luce (…), riportando un documento del 1695 (23) il quale, parla della Grancia di San Fantino a Torraca e ne descrive limiti e confini (nel territorio saprese) e dice che doveva appartenere alla Badia di San Giovanni a Piro e che tale edificio sia stato costruito in tempo dell’opulenza dell’antica città di Velia. Dal Gaetani apprendiamo che, la “Venerabile cappella del S.S. Rosario di Sapri,  appartenne e rimase amministrata dal clero di Torraca fino al 1719, anno  in cui fu elevata a parrocchia dal Vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis. L’antica cappella era sita ove al presente vedesi la farmacia Gaetani e propriamente attigua alla casa di Paolo Pietro Brandi e trovandosi in cattive condizioni perchè in parte diruta“, oltre di un metro inferiore al piano della strada venne così richiesta in permuta dal dott. Francesco Gaetani.”. Così interdetta (alle Sante messe) venne  richiesta al fine di averla in permuta con un altra. In seguito il Gaetani la impianterà nella sua proprietà sita lungo la strada Cassandra. Di questa cappella, nel 1706, ne parla anche il Vescovo G. M. Cione nel suo “libro dei conti”.

Dal 1600 fino al 1706, la Cappella del SS. Rosario in via Cassandra a Sapri è amministrata dal clero di Torraca

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(Fig…..) Cappella del S.S. Rosario, in via Cassandra a Sapri.

A Sapri, quasi verso la fine della via Cassandra, prima di arrivare nella Piazza Plebiscito si trova una piccola ma antichissima cappella o chiesetta, la Chiesetta o Cappella del S.S. Rosario. La facciata della Cappella del ‘S.S. Rosario’, come si vede in Fig. 1, è semplice. In via Cassandra a Sapri,  l’ingresso principale è sormontato dalla lapide marmorea su cui è stata incisa una scritta in latino illegibile e che andrebbe ripulita. La scritta, ci ricorda le sue origini.

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(Fig…..) Lapide marmorea che sormonta il portale d’ingresso della Cappella del SS. Rosario in via Cassandra

Dell’antica Cappella del ‘Santo Rosario’, ne parla Luigi Tancredi (…), nel suo………………………….. che scriveva in proposito: “Fu fondata da D. Francesco Antonio Magaldi di Torraca, Canonico Cantore della Cattedrale di Policastro, nel feudo di Sapri dei Palamolla, nel 1706 e fu dotato dei seguenti beni: un  capitale di 145 ducati, 4 vigneti in Sapri colla rendita di 200 ducati; un castagneto al Castellaro di Capitello ed una chiusa al Pallarete, colla rendita di 10 carlini (= 20 ducati); 40 vacche, colla rendita di 160 ducati; mezzo tomolo di terra pure in Sapri, colla rendita di 4 carlini. Il tutto assommava a 525 ducati (7)”. Il Tancredi riporta il documento diocesano (7) che descrive le rendite ed i beni assegnati a questa Cappella. Di questa antica Cappella di Sapri, ne parla il prelato Rocco Gaetani, nel suo libro su Torraca (1). Il Gaetani, racconta a proposito della cappella in questione che essa si trovava nel piccolo e nuovo quartiere del ‘Rosario’ e poi aggiunge: “la ‘Venerabile cappella del S.S. Rosario di Sapri, appartenne e rimase amministrata dal clero di Torraca fino al 1719, anno in cui fu elevata a parrocchia dal Vescovo di Policastro Mons. Andrea De Robertis.”. Sempre il Gaetani che a proposito della Cappella del SS. Rosario aggiunge: “L’antica cappella era sita ove al presente vedesi la farmacia Gaetani e propriamente attigua alla casa di Paolo Pietro Brandi” e trovandosi in cattive condizioni “perchè in parte diruta”, oltre di un metro inferiore al piano della strada venne così richiesta in permuta dal dott. Francesco Gaetani.”. Così interdetta (alle Sante messe) venne richiesta al fine di averla in permuta con un altra”. In seguito il Gaetani la impianterà nella sua proprietà sita lungo la strada Cassandra. Di questa cappella, nel 1706, ne parla anche il Vescovo G. M. Cione nel suo “libro dei conti” (1). La Cappella che oggi vediamo in via Cassandra ed illustrata nell’immagine di Fig…., non è quella originaria che pure è esistita ma è quella avuta in permuta dal dott. Francesco Gaetani che la impiantò nella sua nuova proprietà lungo la via Cassandra dove si trova e si vede attualmente e dove poco distante si trova l’attuale proprietà degli eredi Gaetani. Dell’antica cappella del SS. Rosario ne parlò anche Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 594 parlando della ‘Chiesa’ di Sapri in proposito scriveva che: “Sapri fu eretta in parrocchia solo il 1° settembre 1719 da mons. Andrea de Robertis col titolo dell’Immacolata. Nella visita del 1735 non si è notizia di cappelle, nè del clero. Nell’800 vi erano a Sapri solo tre cappelle intra moenia S. Giovanni Battista, S. Antonio di Padova al Timpone e S. Rosario. Nel giugno del 1832 visitò la chiesa mons. Laudisio. Decreto. Ecc..”. Devo far notare in proposito che quando Ebner sciveva che nella visita a Sapri nel 1735 non vi è notizie di cappelle, forse è dovuto al fatto che le cappelle a Sapri esistevano ma appartenevano al clero di Torraca.

Nel 1700, Sapri apparteneva alla Contea di Policastro dei Carafa della Spina

Dopo la ‘Congiura dei baroni‘ e, la fellonia di Ferrante d’Aragona e, l’arresto e la decapitazione del Petrucci, il 25 ottobre 1496, la Contea aragonese di Policastro e quindi anche Sapri, furono avocate al fisco per fellonia e poi concessa da Re Ferrante d’Aragona a Giovanni Carafa (2).

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(Fig….)

Pietro Ebner (9), nel suo ……………………………., a p….., parlando di ……………. in proposito scriveva che: “…la ‘famiglia Carrafa’, possedeva ancora la Contea di Policastro nel ‘700. Il 3 ottobre 1770 la figlia di Gerardo Carafa e della congiunta Ippolita Carafa, Teresa, ebbe quale unico erede intestato Policastro con titolo di Conte, Forlì con titolo di duca ( il titolo era stato trasferito su Ispani con diritto al villaggio di denominarsi Forlì), Libonati (Vibonati), Sapri e Santa Mericina o Marina e con i casali di S. Cristofaro e Capitello. Successivamente Teresa ebbe intestate varie giurisdizioni delle terre di Bosco, S. Giovanni a Piro e Torre Orsaia. Teresa aveva sposato il congiunto Gennaro Carafa, Principe di Roccella e vedovo di Silvia Ruffo. Costui aveva avuto discendenza maschile da Silvia, per cui il primogenito Vincenzo divenne erede dei feudi della Roccella e il primogenito delle seconde nozze, Gerardo, ebbe titoli e feudi di Policastro. A Gerardo successe Francesco ( 1 giugno 1781 – 22 settembre 1846) che dalla moglie Beatrice di Sangro ebbe poi Nicola nato il 21 agosto 1829, il quale con decreto ministeriale il 18 agosto 1831 ottenne il riconoscimento di tutti i titoli e predicati e due femmine, Maddalena che sposò Camillo Severino Longo, marchese di Gagliati e Maria Teresa. Nicola morì il 25 dicembre 1894 senza discendenti, per cui i titoli di conte di Policastro, duca di Forlì ( Ispani detto Forlì) e duca delle Chiuse, con i predicati di Tenerola, Frattapiccola, Sapri, Libonati, passarono per legittima successione alla nipote Maria Severino Longo, marchesa di Gagliati e San Giuliano, figlia di Maddalena Carafa e moglie del nobile Lorenzo Tortora Braida. ” (2).

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(Fig….)

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(Fig…..)

Nel 4 agosto 1719, Sapri e la sua prima parrocchia

Con istrumento erogato, il 4 agosto 1719, dal notaio Gian Pietro Biscardo da Vibonati (9), il Vescovo di Policastro Andrea De Robertis ordinò che la Chiesa Madre, la Chiesa dell’Immacolata posta nell’attuale Piazza del Plebiscito, fosse eretta nel luogo chiamato ” l’Aria del Re” che era stato donato per l’occasione dal Conte di Policastro Ettore Carafa che espresse il desiderio che la nuova parrocchia fosse dedicata alla Vergine Immacolata. Al Carafa fu poi intitolata dalla cittadinanza una strada detta appunto “Via del Conte“. La chiesa di Sapri fu consegnata a Don Gennaro Eboli, primo parroco di Sapri e mio avo e, coadiuvato da Don Francesco Mileo. Mario Vassalluzzo (…), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa Cilentana”, a p. 200 parlando di Sapri, nella sua nota (3) postillava che: “Laudisio M. Nicola, op. cit., p. 61.”. Infatti, il Laudisio (…), ovvero Nicola Maria Laudisio (….), vescovo di Policastro ed il suo ‘Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis)’, Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831. Il Laudisio, nel testo con note di Galeazzo Visconti, a p. 88, in proposito scriveva che: “Nel 1725 aveva eretto in parrocchia la chiesa di Sapri (9).”. Il Visconti, nella sua edizione con note al Laudisio a p. 88 nella sua nota 89) postillava che: “(9) Da un documento conservato nell’archivio della Curia di Policastro risulta però che la chiesa di Sapri fu eretta nel 1719.”. Devo però precisare che riguardo alcune notizie che riguardano il vescovo di Policastro de Robertis è noto il periodo controverso che vi fu per il suo mandato episcopale nella Diocesi di Policastro a causa dei continui dissidi con il feudatario della Contea di Policastro, il Carafa. Pietro Ebner (….), nel suo “Chiesa baroni e popolo nel Cilento”, vol. II a p. 594 parlando della ‘Chiesa’ di Sapri in proposito scriveva che: “Sapri fu eretta in parrocchia solo il 1° settembre 1719 da mons. Andrea de Robertis col titolo dell’Immacolata. Nella visita del 1735 non si è notizia di cappelle, nè del clero. Il 14 giugno 1765 mons. Pantuliano si recò a Sapri nella chiesa locale dove visitò il SS. , il fonte e l’olio. Altare maggiore della Concezione. Altare di S. Vito martire. Coro e libri corali. Corpo, campanile. Elenco dei beni patrimoniali. Dalla visita di mons. Giuseppe de Rosa si rileva che a Sapri vi erano 12 sacerdoti e 2 chierici. Dalla prima visita di mons. Laudisio risulta che vi erano 9 sacerdoti e 5 chierici. Nell’800 vi erano a Sapri solo tre cappelle intra moenia S. Giovanni Battista, S. Antonio di Padova al Timpone e S. Rosario. Nel giugno del 1832 visitò la chiesa mons. Laudisio. Decreto. Ecc..”

Nel 1719 o nel 1725 (?), Sapri fu elevata a Parrochia

Mario Vassalluzzo (…), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa Cilentana”, a p. 200 parlando di Sapri in proposito scriveva che: “La chiesa del porto di Sapri – come si legge dal Volpe – fu eretta in Parrocchia nell’anno 1725, al tempo del Vescovo Andrea de Robertis (3). Nel 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne conteneva 1368 (4).”. Il Vassalluzzo a p. 200, nella sua nota (3) postillava che: “(3) Volpe, op. cit., pag. 137.”. Il Vassalluzzo citava il Volpe, ovvero il testo di Giuseppe Volpe (…), Notizie storiche delle antiche città ecc…”, p. 137. Infatti, il sac. Giuseppe Volpe (…), parlando degli “Antichi porti del Cilento” a p. 137, in proposito scriveva che: “VIII. A 28 chilometri evvi l’ottavo ed ultimo porto, ecc….Questo porto….”. Il Vassaluzzo per la notizia della Parrocchia di Sapri o di “Portus e Terram Saprorum” citava anche il Laudisio (….), ovvero Nicola Maria Laudisio (….), vescovo di Policastro ed il suo ‘Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis)’, Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831. Il Vassalluzzo a p. 200 nella sua nota (3) postillava pure che: “Laudisio M. Nicola, op. cit., p. 61.”. Infatti, il Laudisio (…) a p. 61 (si veda p. 88 dell’edizione di Galeazzo Visconti) in proposito scriveva che: “Nel 1725 aveva eretto in parrocchia la chiesa di Sapri (9).”. Il Visconti, nella sua edizione con note al Laudisio a p. 88 nella sua nota 89) postillava che: “(9) Da un documento conservato nell’archivio della Curia di Policastro risulta però che la chiesa di Sapri fu eretta nel 1719.”. Devo però precisare che riguardo alcune notizie che riguardano il vescovo di Policastro de Robertis è noto il periodo controverso che vi fu per il suo mandato episcopale nella Diocesi di Policastro a causa dei continui dissidi con il feudatario della Contea di Policastro, il Carafa.

Nel 1745, Sapri era abitata da 500 persone

Il barone Giuseppe Antonini (….), nella sua ‘Lucania‘, del 1745, nella sua prima versione curata da Guglielmo Goesio (…), così descrive Sapri: “nelle campagne intorno al Porto e Marina di Vibonati (che sono deliziosissime) abitano sparsamente da 500 persone, che le coltivano assai bene, specialmente per le viti e fichi e olivi,oltre di quei che sono addetti alla pesca, che vi è abbondantissima e di squisito sapore.” (24).

Il Barone di S. Biase Giuseppe Antonini (3), nel 1745, nella sua ‘Lucania’, così descrive le preesistenze che vide in località Santa Croce a Sapri, tra cui le ‘Pilae’, in proposito a p….. scriveva che:  “Il porto, ch’è di figura semicircolare, ha quasi due miglia di circonferenza, e la sua bocca è di circa mezzo miglio, guardando per dritto a mezzo giorno; quindi è, che spirando quei venti, i legni non sono sicuri nel porto. Avevano a questo difetto rimediato gli antichi (che ben il conobbero) col fare un gran riparo di scogli all’imboccatura di esso, che ricevendo di fronte gli urti delle tempestose onde, faceva, che al di dentro tutto stasse in calma: di questo riparo pochissimo oggi n’è rimasto, ed appena si vede sott’acqua, essendo il di più stato consumato, e roso; ma se mai al Governo piacesse di fare stendere un piccolo braccio, o di scogli, o di fabbrica verso la Torre chiamata Buondormire, che sta ad occidente, lo che costerebbe pochissimo, si farebbe allo Stato ed a’ forestieri ancora un gran benefizio, perché i navilj, che vanno, o vengono da Calabria, da Sicilia, da Puglia, da Malta, avrebbero ove ricoverarli; non essendoci adesso da Messina fino a Baja porto né così capace, né più opportuno; ed in tal caso converrebbe ancor nettar il porto stesso, che presentemente…”.

Nel 31 maggio 1746, il barone Antonio Brando di Torraca vendeva la Cappella di S. Vito

Forse vi è una relazione con la recente pubblicazione fatta dall’amico Domenico Smaldone, che ha pubblicato alcuni documenti che attestano la vendita di un’altra cappella, la Cappella di S. Vito che il barone Giovanni Antonio Brando di Torraca vendeva il 31 maggio 1746.

(Fig….)

Nel 1797, Sapri era abitata da circa ……persone

Nel 1797, il Giustiniani, nel suo “Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli”, così descrive Sapri: Terra in provincia del Principato Citeriore Diocesi di Policastro. E’ situata alla radice del monte, accosto al mare e dista da Salerno miglia 74. Si vuole antica indicando alcuni ruderi., che tuttavia si veggono. Taluni credono che fosse stata edificata da’ Sibariti ed altri che gli antichi  romani, si fossero voluti dell’ampio porto, che si vede. Il suo territorio è fertile in grano, vino ed olio, ecc..” (26).

Dal 1805 al 1815, Sapri durante l’occupazione francese e Napoleonica del Regno di Napoli

Il Regno di Napoli napoleonico (formalmente Regno delle Due Sicilie) fu uno Stato fondato da Napoleone Bonaparte nel dicembre 1805, allorquando le truppe francesi occuparono il Regno di Napoli borbonico. Il Regno, che comprendeva l’Italia meridionale continentale (senza la Sicilia) aveva come capitale Napoli, e si dissolse nel 1815. Nella storia del meridione d’Italia il periodo del Regno napoleonico è anche noto come Decennio francese. Dal 1805 i francesi tornarono ad occupare la parte continentale del regno, stanziando in Puglia un presidio militare.[2] Il regno di Napoli borbonico l’11 settembre 1805 era entrato nella terza coalizione antifrancese, palesemente ostile a Napoleone. Dopo la vittoria di Austerlitz del 2 dicembre 1805, Napoleone Bonaparte regolò definitivamente i conti con Napoli. Il 27 dicembre emise un proclama da Schönbrunn dichiarando decaduta la dinastia borbonica, che Ferdinando aveva perso il suo regno e che “il più bello dei paesi è sollevato dal giogo del più infedele degli uomini”. L’imperatore dei francesi indicò quindi il 31 dicembre il fratello Giuseppe come “Re di Napoli”. Promosse l’occupazione del napoletano, condotta con successo dal Gouvion-Saint Cyr e dal Reynier. Re Ferdinando IV con la sua corte, già nel gennaio 1806 se ne tornò a Palermo, sotto la protezione inglese. Nella fase di passaggio dal regno di Ferdinando IV a quello del Bonaparte, fu reggente il marchese Michelangelo Cianciulli. L’11 febbraio 1806 Giuseppe Bonaparte entrò nella piazzaforte di Capua e il 15 dello stesso mese fece il proprio ingresso solenne a Napoli, omaggiato dalle autorità cittadine e di governo. Il 30 marzo 1806 fu proclamato re delle Due Sicilie. Il successivo quinquennio vide il Regno seguire una politica altalenante nei confronti della Francia napoleonica che, per quanto ormai egemone sul continente, rimase sostanzialmente sulla difensiva sui mari: questa situazione non consentì al Regno napoletano, strategicamente posizionato nel Mediterraneo, di mantenere una stretta neutralità nel conflitto a tutto campo fra francesi e inglesi, i quali a loro volta minacciavano di invadere e conquistare la Sicilia.

Durante il decennio dell’occupazione francese del Regno delle due Sicilie (1806-1815), il meridione d’Italia visse una vera e propria guerriglia civile. Anche il Cilento venne coinvolto, tanto dalle operazioni terrestri tanto da quelle navali, per la difesa delle coste (6). Nel Regno delle due Sicilie, durante il breve periodo di occupazione napoleonica di Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo, il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. Il rafforzamento e l’ingrandimento delle fortificazioni militari esistenti, fu certamente oggetto di particolare attenzioni del governo napoleonico, in epoca murattiana, come risulta da alcune carte inedite dell’epoca, da me ritrovati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, da me pubblicati nell’’87 e, a cui abbiamo ivi dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti. 

Durante il decennio dell’occupazione francese del Regno delle due Sicilie (1806-1815), il meridione d’Italia visse una vera e propria guerriglia civile, che si manifestò col cosiddetto “brigantaggio”, alimentato dai borboni e dagli inglesi, respinti ed arroccati in Sicilia. Anche il Cilento venne coinvolto, tanto dalle operazioni terrestri tanto da quelle navali, per la difesa delle coste (7). Nel Regno delle due Sicilie, durante il breve periodo di occupazione napoleonica di Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo, il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. Il rafforzamento e l’ingrandimento delle fortificazioni militari esistenti, fu certamente oggetto di particolare attenzioni del governo napoleonico, in epoca Murattiana, come risulta da alcuni disegni manoscritti, da me ritrovati e conservati presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (2) che, pubblicai nel lontano 1987. Alcuni disegni manoscritti simili e di simile provenienza, furono pubblicati molti anni dopo, nel 1989, in uno studio di Antonio Caffaro (8). Molti di questi disegni , ma non quelli trovati da me ed ivi pubblicati, erano stati citati da Mario Vassalluzzo (….), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa cilentana” (9) e poi successivamente, nel 1989 pubblicati da Adriano Caffaro, “Le fortificazioni della costa cilentana attraverso alcuni disegni inediti” (8). Il Caffaro (8), sebbene si fosse limitato  ai documenti che riguardavano le sole batterie e fortificazioni progettate fino a Palinuro, rimane di estremo interesse in quanto fa luce su alcuni aspetti storiografici dell’ampia documentazione conservata presso gli Archivi della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Questa ricca documentazione pare che provenga da alcuni fondi della Biblioteca Provinciale di Salerno. La particolare attività di rilievo lungo la costa del litorale saprese a fini militari, sia durante il decennio francese (1806-1815), durante il breve periodo di occupazione napoleonica, con Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo, il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento, riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. L’Esercito del Regno di Napoli, attivo durante il decennio francese, ovvero allorquando il regno fu conquistato e governato dai napoleonidi, fu una forza armata di terra che prese parte, al fianco della Grande Armata, a molte delle principali campagne delle guerre napoleoniche. Con l’occupazione napoleonica del 1806 il trono napoletano venne affidato in un primo momento a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. Nel 1808, fino al 1815, il trono napoletano fu occupato invece da Gioacchino Murat, uno dei più brillanti comandanti militari dell’impero napoleonico. Il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento, riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. Nel 1891, il Dott. Nicola Gallotti (5), uno tra i primi Sindaci di Sapri dell’Italia unitaria, in alcuni suoi scritti su Sapri, riportava interessanti notizie storiche su Sapri e così scriveva: “Devo ricordare, a titolo di cronaca locale, l’esistenza di un vecchio fortino, munito pure un tempo di diversi cannoni, e sito sul lembo occidentale estremo dell’antica Sapri. Ora il Fortino è del tutto smantellato, dappoichè parecchi anni indietro ne furono tolti financo i cannoni. Intanto vi fu un momento, in cui nel 1860, Garibaldi voleva attivare a difesa questo vecchio spaldo.”. Il Gallotti, medico, in un suo pregevole scritto dell’epoca, riferiva che il Re Gioacchino Murat, visitò il paese per ispezionare il Fortino situato nell’omonima zona, la quale era guarnita di cannoni (5), mentre il Pesce, ricordava che, moschetti, cannoni e mortaretti, alcuni dei quali furono mandati nel sec. XVII a guarnire il Fortino presso il mare di Sapri e Vibonati (6). Nel presente studio, pubblichiamo una serie di documenti originali manoscritti e rari tratti dall’Archivio di Stato di Napoli e dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, le cui fotoriproduzioni digitali tratte dagli originali richieste ed ottenuto recentemente. Esse rappresentano parte della documentazione da me rinvenuta oltre trenta anni fa, presso l’Archivio di Stato di Napoli e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Nel 1981, ancora studente, iscritto alla Facoltà di Architettura  dell’Università ‘Federico II’ di Napoli, frequentavo spesso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, ed in particolare le due sue Sezioni: la “Napoletana” e “Manoscritti e Rari”, che custodivano diversi documenti inediti che riguardano la nostra storia passata. E’ proprio alla Biblioteca Nazionale di Napoli che trovai una serie di documenti inediti che, in seguito ne pubblicai a stampa su alcune riviste, i resoconti storici in alcuni miei studi, come Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, pubblicato a stampa sulla rivista ‘Progetto‘, anno V, 2, luglio 1994, pp. 3, 4 (1) (Figg…..) e, quello pubblicato già nel lontano 1987 sulla rivista “I Corsivi”, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“. Molti dei miei studi, in seguito sono stati riassunti nel 1998, allorquando mi occupai della redazione della Relazione di Analisi Urbana:  sull'”Evoluzione storico-urbanistica di Sapri“, redatta per il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Sapri, di cui fui incaricato e, depositata in Comune. In questi articoli, frutto di studi e ricerche durati anni, pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri e sul Golfo di Policastro ed in particolare alcune carte manoscritte ed inedite da me rinvenute alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. In particolare, rinvenni due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione “Manoscritti e Rari“. Questi disegni, da una parte ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, da sempre prima linea di difesa alla conquista del Regno e causa principale dello spopolamento delle sue coste, dall’altra, costituiscono testimonianze che contribuiscono a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca (…).

Nel 1807-1808, Sapri in uno schizzo del Genio Militare Napoletano inedito: “Croquì’ di Sapri”

In alcuni miei articoli e studi pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli. Questi disegni (8), da una parte costituiscono una testimonianza che contribuisce a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca su queste terre, da sempre in prima linea per la difesa o la conquista del Regno di Napoli Angioino ed Aragonese prima e del Regno delle due Sicilie dei Borboni in seguito, ma ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, ed in particolare del centro abitato di Sapri all’epoca dell’occupazione napoleonica del Regno delle due Sicilie.

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(Fig. ..) ‘Croquì di Sapri’, Genio militare francese, disegno a mano libera, inchiostro su carta, epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli, da me scoperto presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli dove si trova conservato nella Sezione ‘Manoscritti e rari’ (8)

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(Fig. ..) ‘Croquì di Sapri’, Genio militare francese, disegno a mano libera, inchiostro su carta, epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli, da me scoperto presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli dove si trova conservato nella Sezione ‘Manoscritti e rari’ (8)

Si tratta di un disegno (2) tratto da una ricca documentazione grafica e topografica, redatta dal corpo del Genio Militare Napoletano Murattiano, nel decennio francese (1806-1815), del Regno delle due Sicilie. In particolare, il disegno manoscritto quì riportato in Fig. 10, riporta la scritta: Croquì di Sapri”. Il significato in lingua francese di ‘croquis‘ o croquì o croqui è ‘schema o schizzo‘ (Fig. 10). Questo disegno documenta la particolare attività di rilievo lungo la costa del litorale saprese a fini militari, sia durante il decennio francese (1806-1815), durante il breve periodo di occupazione napoleonica, con Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo e, il programma di organizzazione strategico militare che promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la progettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. Lo schizzo all’impronta, manoscritto detto “Croquì’ di Sapri” è uno dei disegni e carte tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato appartenente all’ex Biblioteca Provinciale di Salerno, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. Sezione ‘Manoscritti e Rari’ ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2) idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Si veda nota bibliografica (160), dello studio per il P.R.G. del Comune di Sapri (1). Lo schizzo Croquì di Sapri” (Figg. 1-7), ha la seguente collocazione: coll. Ba 25a  (71. e 2, mentre il Progetto, illustrato in Figg……, è collocato come segue: coll. Ba 25a (32. I resoconti storici e bibliografici della documentazione in questione, sono stati da me pubblicati nello studio: “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, nella rivista a stampa “Progetto”, anno V, 2, luglio 1994, pp. 3-4 (Figg. 6-7). Nel 1989, circa dieci anni dopo il mio rinvenimento, alcuni disegni e carte simili furono pubblicate da Caffaro Adriano, op. cit. (8). Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro, e fa una buona disamina di questo carteggio inedito conservato alla BNN. Questo disegno conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli proviene dalla Sezione “Manoscritti e Rari” dove nella sua collocazione è scritto “manoscritto inizio sec. XIX”. Infatti, questo schizzo all’impronta non è datato, non riporta data e sulla sua probabile datazione possiamo solo riferirci a ciò che è scritto nella sua collocazione “manoscritto inizio sec. XIX”. Dunque, secondo la sua collocazione, il disegno in questione doveva essere datato intorno ai primi anni del 1800. E’ molto probabile che questo disegno o schizzo all’impronta sia un disegno militare. Infatti, in esso vengono riportate alcune utili informazioni militari come ad esempio la linea di costa e le batterie militari esistenti e quelle proposte come ad esempio si legge nella leggenda “C. batteria proposta”. Dunque, non vi è alcun dubbio sulla paternità di questo disegno che è stato redatto ed eseguito sicuramente da qualche rilevatore militare appartenuto al Genio Militare Napoletano. Mi chiedo a questo punto quale fosse il Genio Militare Napoletano, quello Borbonico oppure quello dell’occupazione militare del Regno di Napoli da parte di Giuseppe Bonaparte che poi in seguito con Gioacchino Murat diventò del Regno delle Due Sicilie. La collocazione parla di “….inizio secolo XIX”, dunque potrebbe trattarsi del Genio Militare Napoleonico di Giuseppe Bonaparte. Infatti, oltre al titolo del lavoro “Croquì di Sapri” che è un evidente francesismo. Queste le uniche informazioni sul documento. Per una possibile datazione dell’opera, del documento in questione ho cercato di confrontare simili documenti che nel lontano 1989, circa dieci anni dopo il mio rinvenimento alla BNN pubblicò Adriano Caffaro (…), nel suo “Le fortificazioni della costa cilentana attraverso alcuni disegni inediti”. Infatti, il Caffaro (…), pubblicò i documenti simili che riguardavano solo le batterie esistenti o da costruirsi sulla costa da Palinuro ad Agropoli. Nel suo pregevole studio Adriano Caffaro (….) pubblicò questi documenti riguardanti le batterie da Agropoli e Palinuro, tralasciando quelli esistenti da Palinuro fino alla Calabria e si rifece in parte alle citazioni contenute da Mario Vassalluzzo (…). Rileggendo il testo di Adriano Caffaro (…), “Le fortificazioni della costa cilentana attraverso alcuni disegni inediti”, pubblicato nel 1989, dieci anni dopo il mio rinvenimento alla BNN e, dove Adriano Caffaro (…) si occupò di documenti simili che riguardavano solo le batterie esistenti o da costruirsi sulla costa da Palinuro ad Agropoli, a pp. 22 e pp. 24-25, si può vedere un disegno simile che riguarda Agropoli datato 4 marzo 1807. Il Caffaro a pp. 22-25 in proposito scriveva che: “La fortificazione complessiva della zona è rappresentata da un altro disegno del 4 marzo 1807 di mm. 275 x 385, nel quale non viene riportata la scala; è schedato B (a) 5 (b) (3. Lo schizzo visualizza i “contorni di Agropoli”, evidenzia la strada d’accesso e di ecc….In alto a sinistra è la scritta “Croquì dei / Contorni di Agropoli / Il 4 marzo 1807 ecc…(13)”. Caffaro a p. 25, nella sua nota (13) postillava che: “(13) La costruzione della torre dei ecc……Questi due disegni di Agropoli sono stati già pubblicati senza schede e commento dal Vassalluzzo, Castelli….., op. cit., pp. 6, 24. Un altro simile disegno ha la collocazione B (a) 28 (48.”. Dunque, Caffaro nella sua nota (13) postillava e citava Mario Vassalluzzo (…) ed il suo Castelli, torri e borghi della costa cilentana, ma devo precisare che il Caffaro si sbagliava in quanto a pp. 6 e 24 il Vassalluzzo non pubblicava nessun documento. Il Vassaluzzo (….), a p. 70 parlando di Agropoli in proposito scriveva che: “Sotto i Napoleonidi e, successivamente, al tempo della restaurazione borbonica, il castello fu armato come non mai e intorno furono costruiti dei fortini, rispondenti alle armi di artiglieria del tempo (26).”. Il Vassalluzzo a p. 70 nella sua nota (26) postillava che: “(26) Biblioteca Nazionale di Napoli, ‘Pianta del forte di Agropoli’ non catalogata, Cartella 25B.”. Il Vassalluzzo riportava la stessa collocazione del documento citato da Caffaro anni dopo ma non lo pubblicava.

A Sapri, tale programma di potenziamento riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. E’ un disegno manoscritto, una sorta di schizzo disegnato a mano libera e in bianco e nero con inchiostro su carta, redatto all’impronta su carta bianca, di dimensioni cm. 27,5 x 28, senza indicazione di scala che, documenta l’assetto topografico ed urbano di Sapri e della baia, agli inizi dell’800 ed illustra una sommaria veduta planimetrica di Sapri, della baia, del porto naturale e del suo immediato entroterra. Nello schizzo planimetrico, una veduta planimetrica d’insieme e dall’alto di Sapri all’epoca. In esso vengono riportate alcune informazioni utili alla ricostruzione urbana del paese del tempo – primo decennio dell”800. Nello schizzo (Fig. 10), viene indicata una batteria costiera che esisteva sul lato occidentale del paese (Fig…..). Si vede l’orografia del sito, con l’indicazione della larghezza della baia naturale a mare (T. 200), l’indicazione dei contorni (litorale saprese), dei toponimi dei luoghi e dei torrenti, con la dislocazione delle fortificazioni esistenti e quelle proposte. In basso a sinistra vi è, la scritta ‘Croquì di Sapri’, in basso a destra vi è riportata una leggenda: “C. Batteria proposta’, posta all’altezza della contrada del ‘Rosario’ ad occidente, ‘D. Ridotto, idem’; E. F. idem; A.B. linea del buon ancoraggio.“. All’interno dello schizzo si vede ad oriente una T. Scialandro e dall’altra parte ad occidente un’ antica batteria con una ‘T. Buondormire‘, (la Torre del Buondormire), torre cavallara Vicereale oggi scomparsa ma che doveva essere posta dove attualmente si trova l’Ospedale civile di Sapri o dove oggi si vede il Faro Pisacane, presso l’omonima località ‘Fortino’. Inoltre si vede come la strada di comunicazione con l’interno fosse la vecchia postale borbonica che risaliva a Torraca e da li a Vibonati.

Infatti è lì che ai primi dell”800, sorse un piccolo ‘Villaggio’. Dalla leggenda dello schizzo “Croquì di Sapri” (Fig. 10-11), posta in alto a sinistra, si evince che al punto ‘C’ = Batteria Proposta’, “alt. del Rosario’,  veniva proposta la costruzione di una nuova Batteria, la costruzione di un nuovo Fortino dotato di batteria di cannoni posto su un’altura detta ‘del Rosario’ che doveva trovarsi sopra la località ‘Fortino’. Si trattava forse proprio della nuava batteria di cui abbiamo i disegni di progetto del prospetto principale (Figg…….).

Nello schizzo, sul lato orientale, il compilatore disegnava ed indicava  il nucleo urbano di Sapri. Il redattore dello schizzo indicava il nucleo urbano di Sapri costituito in due parti come se fossero due rioni, i quali sono rappresentati separati da un fiumerello o da un grosso torrente. Guardando la linea del torrente disegnata si vede che questo fa una leggera curvatura verso oriente e dunque esso somiglia al Torrente Brizzi. Infatti guardando l’immagine attuale satellitale si può vedere la stessa deviazione o curvatura del corso del torrente Brizzi. Dunque, siccome i due nuclei abitati o urbani segnati nello schizzo sono due e sono uno ad occidente e l’altro ad oriente separati dal torrente Brizzi, io credo che si tratti dei due borghi marinari della “Marinella” e l’altro delle “Mocchie”. Nel disegno viene indicato il torrente ‘Brizzi‘, di portata maggiore che divide il piccolo rione della ‘Marinella‘. Il rione ‘S. Giovanni’, ingranditosi solo più tardi e il rione del ‘Rosario’ (attuale via Cassandra) ancora non figuravano. Infatti, guardano lo schizzo d’epoca Murattiana (primi anni del 1800), si può notare che ad occidente, il redattore dello schizzo ha segnato il torrente ‘Ischitello’. In questa carta d’epoca Borbonica, sono segnate le due Torri esistenti, la Torre del Buondormire e la Torre dello Scialandro (13). Si vede l’orografia del sito, con l’indicazione della larghezza della baia naturale a mare (T. 200), l’indicazione dei contorni ( litorale saprese), dei toponimi dei luoghi e dei torrenti, con la dislocazione delle fortificazioni esistenti e quelle proposte. In basso a sinistra vi è, la scritta ‘Croquì di Sapri’, in basso a destra vi è riportata una leggenda: “C. Batteria proposta’, posta all’altezza della contrada del ‘Rosario’ ad occidente, ‘D. Ridotto, idem’; E. F. idem; A.B. linea del buon ancoraggio.“. All’interno dello schizzo si vede ad oriente una ‘T. Scialandro‘ e dall’altra parte ad occidente un’ antica batteria con una ‘T. Buondormire‘, forse la torre detta del ‘Buondormire’, torre cavallara vicereale oggi scomparsa ma che doveva essere posta dove attualmente si trova l’Ospedale civile di Sapri. Inoltre si vede come la strada di comunicazione con l’interno fosse la vecchia postale borbonica che risaliva a Torraca e da li a Vibonati. Questo disegno documenta la particolare attività di rilievo lungo la costa del litorale saprese a fini militari, sia durante il decennio francese (1806-1815), durante il breve periodo di occupazione napoleonica, con Giuseppe Bonaparte prima e con Gioacchino Murat dopo, il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento, riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti.

Nel 1809, Sapri era abitata da 1455 abitanti

Mario Vassalluzzo (…), nel suo “Castelli, torri e borghi della costa Cilentana”, a p. 200 parlando di Sapri in proposito scriveva che: “Nel 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne conteneva 1368 (4).”. Il Vassalluzzo a p. 200, nella sua nota (4) postillava che: “(4) Rizzi F., Oss. stat. sul Cilento, op. cit., p. 69. Cassese L., La “statistica”, op. cit., p. 281. Sinno A., ‘Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo’, parte II, 1954, p. 130. Ecc…”. Dunque, il Vassalluzzo citava il testo di Filippo Rizzi (….), ovvero il suo “Osservazioni statistiche sul Cilento” e il testo di Leopoldo Cassese (…)

Nel 1° gennaio 1810, Sapri diventa Comune autonomo del Regno delle Due Sicile di Gioacchino Murat

Il 1° gennaio 1810, durante il decennio francese, Sapri fu eretta a Comune autonomo dal governo Napoleonico di Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo e, continuò a rimanere tale con il nuovo avvento della casata borbonica e con l’Unità d’Italia. A Giuseppe Bonaparte, nel 1808 destinato a regnare sulla Spagna, succedette l’8 luglio Gioacchino Murat, che fu incoronato da Napoleone il 1º agosto dello stesso anno, col nome di “Gioacchino Napoleone”, re delle Due Sicilie,[5] par la grace de Dieu et par la Constitution de l’Etat, in ottemperanza allo Statuto di Baiona che fu concesso al regno di Napoli da Giuseppe Bonaparte. Il nuovo sovrano catturò immediatamente la benevolenza dei cittadini liberando Capri dall’occupazione inglese, risalente al 1805. Aggregò poi il distretto di Larino alla provincia di Molise. Fondò, con decreto del 18 novembre 1808, il Corpo degli ingegneri di Ponti e Strade e avviò opere pubbliche di rilievo non solo a Napoli (il ponte della Sanità, via Posillipo, nuovi scavi ad Ercolano, il Campo di Marte), ma anche nel resto del Regno: l’illuminazione pubblica a Reggio di Calabria, il progetto del Borgo Nuovo di Bari, l’istituzione dell’ospedale San Carlo di Potenza, Guarnigioni dislocate nel Distretto di Lagonegro con monumenti e illuminazioni pubbliche, più l’ammodernamento della viabilità nelle montagne d’Abruzzo. Fu promotore del Codice napoleonico, entrato in vigore nel regno il 1º gennaio 1809, un nuovo sistema legislativo civile che, fra le altre cose, consentiva per la prima volta in Italia il divorzio e il matrimonio civile: il codice suscitò subito polemiche nel clero più conservatore, che vedeva sottratto alle parrocchie il privilegio della gestione delle politiche familiari, risalente al 1560[6][7]. Nel 1812, grazie alle politiche del Murat, fu impiantata la prima cartiera del regno a sistema di produzione moderno presso Isola del Liri, nell’edificio del soppresso convento dei carmelitani, ad opera dell’industriale francese Carlo Antonio Beranger[8].

Nel 1811, Sapri, vi erano 1368 abitanti secondo una relazione per il Governo Napoleonico di Gioacchino Murat

Nel 1998, in occasione della redazione del mio studio “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, lo studio storico-Urbanistico per la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, depositata al Comune di Sapri, approfondii alcune notizie che avevo letto nei vari studi e pubblicazione su Sapri. Ve ne era una che destò subito la mia curiosità. Si trattava di una notizia che riguardava Sapri che veniva citata dallo storico locale Angelo Guzzo (…) che a sua volta l’aveva tratta dal Vasselluzzo (…). A p. 9 della Relazione in proposito riportavo la notizia e scrivevo che: “Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare”(118).”. La notizia era tratta da due testi del Guzzo (…). Angelo Guzzo (…), nel suo “Da Velia a Sapri”, a p. 225, parlando di Sapri ci informava che: “Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (15)“. Il Guzzo (…), a p. 225, nella sua nota (15) postillava che: “(15) A. Sinno – Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo“, 1954, Parte II, del 1955, Pag. 130”. Il Guzzo ci informava della curiosa notizia di Andrea Sinno (…). Il Guzzo non dice a quale epoca il Sinno si riferisca ma dice solo dei 400 individui di Sapri. Angelo Guzzo (…) nel suo ‘Il Golfo di Policastro etc…’, a pp. 182-183, parlando di Sapri, in proposito scriveva che: “Ma la maggior rovina per questa ridente plaga costiera fu quella operata dai pirati barbareschi e musulmani di Khair Ed – Din (Ariadeno) Barbarossa nel 1534 e dai corsari turchi di Dragut-Rais-Bassà nel 1552 (21). Le case furono saccheggiate ed incendiate, gli abitanti parte uccisi e parte condotti schiavi. I pochi superstriti ripararono sulle colline, sui monti e nei paesi circonvicini, dove trovarono fraterna accoglienza in attesa di un ritorno in tempi di pace. La marina di Sapri divenne, così, completamente deserta ed i suoi abitanti, dediti un tempo alla pesca, furono costretti ad esercitare i mestieri più svariati ed i più umili servizi artigianali. Il Sinno, in una sua opera sul commercio e l’industria nel Salernitano dal XIII ai principi del XIX secolo, a proposito di Sapri, scrive: “Circa 400 individui di questo centro vivono girando dentro e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare” (22).”. Il Guzzo (…), a p. 183, nella sua nota (21) postillava che: “(21) G. Volpe – ‘Notizie storiche delle antiche città e dei principali luoghi del Cilento – Salerno – 1881 – pag. 118.”. Il Guzzo (…), a p. 183, nella sua nota (22) postillava che: “(22) A. Sinno – Commercio e Industria nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo – Salerno – 1954 – Parte II – Pag. 130.”. Il Guzzo (…) riporta la stessa notizia anche nel suo ‘Il Golfo di Policastro – natura – mito – storia’, ed. dell’Autore, Battipaglia, 1997. Dunque il Guzzo (…) riportava l’interessante notizia dei 400 uomini che andavano girando dentro e fuori il Regno di Napoli e scriveva che tale notizia era tratta dall’Andrea Sinno (…), ma probabilmente egli si sbagliava. Il Guzzo (…), accostava la notizia dei “400 individui di Sapri che andavano accomodando caldare” alle incursioni barbaresche del ‘500 e soprattutto a quella del 1552 di Dragut. Il testo del Sinno (…) è in mio possesso ma a p. 130 della sua Parte II, non ho trovato la notizia. Andrea Sinno (…) nel suo “Commercio e Industria nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo”, parlava si di Sapri ma diceva altro. Il Sinno (…), a p. 130, nella sua Parte II, in proposito scriveva che: “In altri paesi costieri del Salernitano, da Agropoli a Sapri, si ebbe egualmente il fenomeno dello spopolamento, determinato dalla stessa causa, cioè dalla malaria, e per di più dal pericolo di incursioni di pirati. Ma quelle popolazioni, raggiunsero in passato i vicini paesi montani, dove trovarono fraterno accoglimento, e si assicurarono maggiori possibilità di vita, da qualche tempo hanno pigliata la via del ritorno per raggiungere il piano, dove vissero i loro antenati, e rifarsi una casa con maggiori agi, e formarsi coll’industria e coll’agricoltura una posizione più vantaggiosa, oppure un certo benessere col lavoro. Agropoli e Sapri e la stessa Pesto sono oggi centri importantissimi di vita, dove le popolazioni, discese dalle zone montane, svolgono le loro ecc…”. Dunque, il Sinno citava Sapri ma non citava la notizia. Dunque, il Guzzo (…), non solo errava i riferimenti bibliografici, forse mai del tutto verificati ma riportava la notizia facendola risalire a dopo l’incursione di Dragut Pascià e come vedremo errava di molto. La notizia come vedremo non è del Sinno (…). Da una ricerca effettuata mi sono accorto che la notizia fu ricavata dal sacerdote Mario Vassalluzzo (…) che, nel suo ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, a p. 200, parlando di Sapri, scriveva che: “All’anno 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne contava 1368 (4).”. Il Vassalluzzo, a p. 200, nella sua nota (4), postillava che: “(4) Rizzi F., Osservazioni statistiche sul Cilento, op. cit., p. 69; Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281. Sinno A., Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo, parte II, 1954, p. 130. A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)”. Il sacerdote Mario Vassalluzzo (…), (da cui il Guzzo aveva tratto l’interessante notizia del Sinno), nel suo ‘Castelli, Torri e Borghi della Costa Cilentana’, edito nel 1975, a p. 200, parlando di Sapri, scriveva che: “All’anno 1809, Sapri aveva una popolazione di 1455 abitanti, che dimoravano nel retroterra e, nell’anno 1811, essa ne contava 1368 (4).”. Il Vassalluzzo, a p. 200, nella sua nota (4), postillava che: “(4) Rizzi F., Osservazioni statistiche sul Cilento, op. cit., p. 69; Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281. Sinno A., Commercio e Industrie nel Salernitano dal XIII ai primordi del XIX secolo, parte II, 1954, p. 130. A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)“. Dunque, mi sembra chiaro che il Vassalluzzo (…), non si riferisse alle incursioni del ‘500 ma si riferisse all’anno 1811 e scrivesse chiaramente che la notizia del Sinno (…) era riferita al 1811 e non al 1552 come pare che si legga dal Guzzo. Il Vassalluzzo (…), infatti, nella sua nota (4) a p. 200 postillava che: “A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto ecc..ecc…”Posseggo il testo del Sinno (…), ma a p. 130 non ho trovano nulla della citazione del Guzzo (…). Nel Sinno (…), si parla di Sapri a pp. 130 e 131, dove egli scriveva che: “In altri paesi costieri del Salernitano, da Agropoli a Sapri, si ebbe egualmente il fenomeno dello spopolamento, determinato dalla stessa causa, cioè della malaria e per di più il pericolo di incursioni di pirati. Ma quelle popolazioni, che raggiunsero in passato i paesi vicini montani, dove trovarono fraterno accoglimento, ecc…, da qualche tempo hanno pigliata la via del ritorno per raggiungere il piano, dove vissero i loro antenati, ecc..ecc…”. Il Vassalluzzo, nella sua nota (4), citava anche Leopoldo Cassese (…), e credo che la notizia sia contenuta nel suo La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno, Salerno, 1955 a cui il Vassalluzzo si riferiva quando a p. 200, nella sua nota (4) postillava che: “Cassese Leopoldo, La Statistica, op. cit. p. 281″ e quando scriveva che: “A quest’anno, per Sapri, troviamo scritto: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare (caldaie)”. Dunque, la notizia venne tratta dalla p. 281 di Leopoldo Cassese (…) che scriveva di Sapri all’anno 1811. Leopoldo Cassese (…), nel 1955 pubblicò La «statistica» del Regno di Napoli del 1811. Relazioni sulla Provincia di Salerno’, Salerno, Tip. Ispirato & Cuomo. Leopoldo Cassese (…), ha scritto anche ‘Il Cilento al principio del secolo XIX’, edito nel 1956, in cui pubblicò il testo di Filippo Rizzi (…), ‘Osservazioni statistiche sul Cilento’, un’altra delle inchieste di quel periodo che riguarda il Cilento e le sue condizioni economiche. Per quanto riguarda il Principato Citra o Citeriore, dove ricadevano gran parte dei nostri centri del basso Cilento, il redattore dell’Inchiesta incaricato fu Gennario Guida (…). La sua inchiesta e Relazione conservata all’Archivio di Stato di Napoli fu pubblicata integralmente dal Leopoldo Cassese che a p. 281 riportava la notizia dei “400 individui di Sapri che giravano dentro e fuori il Regno di Napoli andando accomodando caldare”.  I quesiti in ordine a cui si doveva rispondere si articolavano in quattro sezioni generali: Notizie relative allo stato fisico; Sussistenza e conservazione della popolazione; Notizie sull’economia rurale; Le manifatture. Alla fine di maggio i questionari furono inviati in tutte le universitates del Regno, e venne assegnata ai redattori una gratifica per il lavoro da svolgere. Infatti, Leopoldo Cassese (…), nel suo saggio a pp. 280-281 parlando del “Distretto di Vibonati”, cita il paese di ‘Sapri’ e non solo fornisce una serie di dati su pesi e misure adottate e su alcune produzioni ma, in proposito al paese di Sapri a p. 281, nelle “Osservazioni” scriveva che: “Circa 400 individui di questo Comune vivono girando dentro, e fuori il Regno col mestiere di accomodare caldare.”. La notizia e la pagina 281 si trova nel Cassese (…), op. cit., in “Appendice IV – Stati di consumo”. Il Cassese (…) a p. 263 postillava che: “(*) A.S.N., Ministero dell’Interno, Inv. I, fascio 96/65, bis III.”. Certo la notizia è interessantissima trattandosi di una Relazione governativa che scriveva questo dei Sapresi ma è curiosa perchè a me risulta che a Rivello e non a Sapri, vi sia stata da tempo immemorabile l’arte e l’artigianato di accomodare caldare (caldaie di rame e stagno come quelle che venivano molto diffusamente utilizzate in passato):

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(Fig….) Cassese Leopoldo, La “Statistica” del Regno di Napoli del 1811 – ecc…, pp. 280-281

Il mestiere di “accomodare caldare” era il calderaio ovvero un artigiano che oltre a lavorare le ‘caldare di rame’ le accomodava. Questi artigiani erano molto diffusi all’epoca in quanto all’epoca, molte stoviglie erano di rame e queste di diversa forma e funzione erano dette caldare. Secondo la notizia riportata nella relazione del Guida (…), redatta per il Governo Murattiano, circa 400 sapresi “vivevano e giravano dentro e fuori il regno col mestiere di accomodare caldare”. Le caldare erano e sono oggetti di metallo lavorato nelle diverse forme adatte a contenere alimenti o liquidi che dovevano essere cotti sul fuoco. Grandi recipienti di rame battuto e a volte stagnato. Il rame, oltre ad essere contenuto negli alimenti e nell’acqua potabile, trova un largo impiego anche in cucina. Come ben sanno i cuochi, questo metallo possiede una conduttività termica così alta da evitare i rischi di surriscaldamenti locali, che fanno “attaccare” i cibi. Oltretutto i fondi dei recipienti in rame non rischiano di rovinarsi o deformarsi. Quello del calderaio è uno dei tanti mestieri che con il tempo sono scomparsi. Di calderai non ce n’erano molti in paese. Tuttavia quei pochi artigiani che c’erano bastavano a soddisfare le esigenze e le richieste di chi ne aveva bisogno. Nel corso dei miei studi presso la Facoltà di Architettura di Napoli presentai uno studio sugli usi, i costumi e le produzioni locali nel basso Cilento ed a Sapri raccolsi una serie di testimonianze delle antiche produzioni locali. Già dai primi del ‘500, allorquando sorse il primo centro abitato alla marina del torrente Brizzi, oggi individuabile con la località detta le “Mocchie”, e poi sviluppatesi con la “Marinella”, era molto diffusa la produzione della calce viva che serviva a diversi usi nelle costruzioni di case e muri. Questo tipo di produzione locale era molto antica e abbastanza diffusa. Dalle informazioni che raccolsi nelle interveste a diversi anziani di Sapri appurai che al Timpone, oggi piccola frazione di Sapri, posta abbarbicata su una piccola altura prospiciente l’antica marina di Sapri, lungo il torrente Brizzi, vi era in passato una forte produzione di calce che avveniva con la costruzione delle cosiddette “carcare”. La “carcara” nel dialetto saprese era una piccola costruzione realizzata nel terreno e a forma di una piccola torretta di grosse pietre, una specie di fornace, cava all’interno che serviva alla cottura della pietra locale che una volta raggiunta una certa temperatura diventava calce viva. La calce viva così prodotta veniva in seguito posta all’intern di grosse vasche per farla spegnere e poterla cos’ utilizzare nelle costruzioni edilizie. Forse il Primicerio Gennaro Guida avrà fatto un pò di confusione. Inoltre, dal Pesce (…) sappiamo che già alla sua epoca era diffusa a Rivello la produzione di caldaie di rame.

Il Fortino borbonico in località ‘Fortino’ a Sapri

Nel 1891, il Dott. Nicola Gallotti (3), in alcuni suoi scritti su Sapri, riportava interessanti notizie storiche su Sapri e così scriveva: “Devo ricordare, a titolo di cronaca locale, l’esistenza di un vecchio fortino, munito pure un tempo di diversi cannoni, e sito sul lembo occidentale estremo dell’antica Sapri. Ora il Fortino è del tutto smantellato, dappoichè parecchi anni indietro ne furono tolti financo i cannoni. Intanto vi fu un momento, in cui nel 1860, Garibaldi voleva attivare a difesa questo vecchio spaldo. ” (3). Il Gallotti (…), medico, in un suo pregevole scritto dell’epoca, nel suo ‘Sapri nella storia e nella tradizione popolare’, del 1899, cita il vecchio Fortino Borbonico di Sapri e, parlando di Sapri, a p. 16, riferiva che E, oltre, agli accennati Garibaldi, Pisacane – Nicotera, ecc.. che illustrarono con i loro avvenimenti – anche quei di casa Borbone, un tempo, un tempo vi si recarono, e, tra i più autorevoli * (postillava fra tutti quelli che vi vennero”), senza dubbio, annoverato il Re Murat, che volle pure personalmente visitare il nostro amenissimo paese, ma forse più per ispezionare, sotto il rapporto strategico, il così detto Fortino di Sapri, il quale, in quel tempo, era munito pure di cannoni. Degli spaldi di esso però, oggi-dì, si riscontrano appena le parvenze.”. In un altro suo scritto, il Gallotti, scriveva pure: “Gioacchino Murat, visitò il paese per ispezionare il Fortino situato nell’omonima zona, la quale era guarnita di cannoni (3), mentre il Pesce (11), ricordava che, moschetti, cannoni e mortaretti, alcuni dei quali furono mandati nel sec. XVII a guarnire il Fortino presso il mare di Sapri e Vibonati. Dunque, stando alle parole del Gallotti (…), che scriveva nel 1899, a Sapri, il Fortino, non esisteva e, nel 1899  “si riscontrano appena le parvenze.”. Si trattava di una piccola fortificazione borbonica, costruita ove attualmente si trova il Faro “Pisacane” (Figg. 2-3), a Sapri, nei pressi dell’attuale Ospedale civile di Sapri, proprio in località ‘Fortino’,  forse rinforzato  durante il decennio napoleonico, durante il decennio francese e del Regno di Gioacchino Murat e, rinforzato poi in seguito al ritorno della  della monarchia borbonica, dal 1819 al 1833, come attesta la documentazione da noi rinvenuta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli, di cui parleremo (12). Lo Schmiedt (4), scriveva in proposito a Vibonati-Sapri-Maratea: “Dopo il Porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172) elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicam e che il secondo fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino (173).”. Il vecchio Fortino borbonico a Sapri, è stato citato anche da Pifano (13) che sulla scorta di Leopoldo Cassese (14), parlando dello sbarco di Pisacane il 28 giugno 1857,  in proposito così scriveva: “Il punto prescelto per lo sbarco distava dall’abitato circa due chilometri e mezzo ed era altresì lontano dalla località indicata nelle mappe del tempo col nome di Fortino  (chiamata oggi comunemente zona del Villaggio) ove era un posto doganale.”. Lo storico Leopoldo Cassese (14), parlando dello sbarco di Carlo Pisacane, scriveva in proposito: Essendo assente il capo, d. Vincenzo Peluso, nipote del famigerato prete Peluso, ne prese il comando d. Giuseppe Gallotti, il quale lasciava una dozzina di urbani al litorale, corse con altri undici all’oliveto del Fortino.”.

Il programma di organizzazione strategico militare promosse il potenziamento dell’assetto difensivo del Regno delle due Sicilie, soprattutto sulle coste, con il ripristino ed il rinnovamento delle fortificazioni borboniche già esistenti e con la riprogettazione e la realizzazione di nuovi e più efficaci presidi militari. A Sapri, tale programma di potenziamento, riguardò principalmente le fortificazioni di batteria costiera, in parte già esistenti. Nel 1891, il Dott. Nicola Gallotti (5), uno tra i primi Sindaci di Sapri dell’Italia unitaria, in alcuni suoi scritti su Sapri, riportava interessanti notizie storiche su Sapri e così scriveva: “Devo ricordare, a titolo di cronaca locale, l’esistenza di un vecchio fortino, munito pure un tempo di diversi cannoni, e sito sul lembo occidentale estremo dell’antica Sapri. Ora il Fortino è del tutto smantellato, dappoichè parecchi anni indietro ne furono tolti financo i cannoni. Intanto vi fu un momento, in cui nel 1860, Garibaldi voleva attivare a difesa questo vecchio spaldo.”. Il Gallotti, medico, in un suo pregevole scritto dell’epoca, riferiva che il Re Gioacchino Murat, visitò il paese per ispezionare il Fortino situato nell’omonima zona, la quale era guarnita di cannoni (5), mentre il Pesce, ricordava che, moschetti, cannoni e mortaretti, alcuni dei quali furono mandati nel sec. XVII a guarnire il Fortino presso il mare di Sapri e Vibonati (6). Si trattava di una piccola fortificazione borbonica, costruita ove attualmente si trova il Faro ‘Pisacane’ a Sapri o nei pressi dell’attuale Ospedale civile di Sapri, in località ‘Fortino’, forse rinforzato  durante il decennio Napoleonico sotto il Regno dei francesi di Gioacchino Murat. La ricca documentazione inedita, conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli, da me ritrovata e pubblicata nel 1994 (1-3), attesta come anche con il ritorno della Monarchia Borbonica, dal 1819 al 1833, le fortificazioni di Sapri furono oggetto di vari movimenti e lavori di trasformazione rivolti a trasformare i riferimenti costieri come si può vedere anche dal documento (Fig. 7), in mio possesso. Si tratta di una Carta di Passaggio (lasciapassare) rilasciata dall’Intendente borbonico della Provincia di Bari a Giuseppe Immediato, nativo di Sapri. Nel presente studio, pubblichiamo una serie di documenti originali manoscritti e rari tratti dall’Archivio di Stato di Napoli e dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, le cui fotoriproduzioni digitali tratte dagli originali richieste ed ottenuto recentemente. Esse rappresentano parte della documentazione da me rinvenuta oltre trenta anni fa, presso l’Archivio di Stato di Napoli e la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Nel 1981, ancora studente, iscritto alla Facoltà di Architettura  dell’Università ‘Federico II’ di Napoli, frequentavo spesso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, ed in particolare le due sue Sezioni: la “Napoletana” e “Manoscritti e Rari”, che custodivano diversi documenti inediti che riguardano la nostra storia passata. E’ proprio alla Biblioteca Nazionale di Napoli che trovai una serie di documenti inediti che, in seguito ne pubblicai a stampa su alcune riviste, i resoconti storici in alcuni miei studi, come Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, pubblicato a stampa sulla rivista ‘Progetto‘, anno V, 2, luglio 1994, pp. 3, 4 (1) (Figg…..) e, quello pubblicato già nel lontano 1987 sulla rivista “I Corsivi”, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“. Molti dei miei studi, in seguito sono stati riassunti nel 1998, allorquando mi occupai della redazione della Relazione di Analisi Urbana:  sull’”Evoluzione storico-urbanistica di Sapri“, redatta per il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune di Sapri, di cui fui incaricato e, depositata in Comune. In questi articoli, frutto di studi e ricerche durati anni, pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri e sul Golfo di Policastro ed in particolare alcune carte manoscritte ed inedite da me rinvenute alla Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. In particolare, rinvenni due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione “Manoscritti e Rari“. Questi disegni, da una parte ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, da sempre prima linea di difesa alla conquista del Regno e causa principale dello spopolamento delle sue coste, dall’altra, costituiscono testimonianze che contribuiscono a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca (3).

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Punta Fortino a Sapri

(Fig….) Faro “Pisacane” in località Fortino a Sapri – il luogo dove doveva sorgere in antichità la Torre del Buondormire e in seguito, in epoca Borbonica il “Posto Doganale”.

Nel 1813, il progetto: “Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata Torricella” del Sotto Direttore della Fortificazione Salati, funzionario del Genio militare dell’Esercito Murattiano

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(Fig….) Progetto di un Fortino “Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata Torricella ecc..”, a Sapri

In alcuni miei articoli e studi pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, oggi custoditi presso la Sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli. Questi disegni (…), da una parte costituiscono una testimonianza che contribuisce a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca su queste terre, da sempre in prima linea per la difesa o la conquista del Regno di Napoli Angioino ed Aragonese prima e del Regno delle due Sicilie dei Borboni in seguito, ma ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, ed in particolare del centro abitato di Sapri all’epoca dell’occupazione Napoleonica del Regno delle Due Sicilie. Questi disegni e carte sono state tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato appartenente all’ex Biblioteca Provinciale di Napoli, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. Sezione ‘Manoscritti e Rari’ ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2) idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Si veda nota bibliografica (160), dello studio per il P.R.G. del Comune di Sapri (1). Il progetto, illustrato in Figg……., è collocato come segue: coll. Ba 25a (32. I resoconti storici e bibliografici della documentazione in questione, sono stati da me pubblicati nello studio: “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, stà in “Progetto”, anno V, 2, luglio 1994, pp. 3-4 (Figg. 6-7). Alcuni disegni e carte simili, furono in seguito, nel 1989 (circa dieci anni dopo la mia scoperta), pubblicate da Caffaro A., op. cit. (8). Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro, e fa una buona disamina di questo carteggio inedito conservato alla BNN. Il disegno a colori acquerellato su carta ( Figg……), Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata TorricellaVi è la pianta topografica di Sapri e de suoi contorni” (Fig……). Si tratta di un progetto del Colonnello Costanzo del Genio militare Napoletano dell’Esercito del Regno delle due Sicilie, per la costruzione di un fortilizio con batteria di cannoni dove oggi si vede il Faro Pisacane o forse nel luogo dove oggi sorge l’Ospedale Civile di Sapri. Non sappiamo se la costruzione militare progettata dal Genio Militare fosse mai stata realizzata. Il disegno a colori ed acquerellato, di dimensioni 25 x 41, è inserito in un doppio riquadro, di cui all’interno più spesso, con sopra a sinistra l’indicazione di un numero 6; in alto a sinistra vi è indicato una leggenda, e a destra il ‘ Profilo della linea A B C ‘; in basso a sinistra vi è indicata la ‘scala per la pianta‘ che è di mm. 68= 22 mt.; in basso al centro, vi è riportata la firma del Colon. Dir. del Genio/ /Costanzo’, che Adriano Caffaro (….), apprendiamo essere stato nel 1813, preposto a Direttore del Genio militare dell”Esercito’ (….) francese nel Regno delle Due Sicilie, dopo la divisione del Genio militare. Si tratta di un disegno (….) tratto da una ricca documentazione grafica e topografica, redatta dal corpo del Genio Militare Napoletano Murattiano, nel decennio francese (1806-1815), del Regno delle due Sicilie. Nel 1989, alcuni disegni e carte simili, circa dieci anni dopo la mia scoperta furono pubblicate da Caffaro Adriano (….), op. cit. (…). Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro, e fa una buona disamina di questo carteggio inedito conservato alla BNN. Anche in questo caso, come pure nel “Croquì di Sapri”, il disegno acquerellato in questione del progetto Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata TorricellaVi è la pianta topografica di Sapri e de suoi contorni, non è datato e, non vi è scritto nulla a riguardo una possibile datazione. Sul disegno (Fig…..) è scritto: “Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata Torricella – Vi è la pianta topografica di Sapri e de suoi contorni‘ “ e, poi anche: “V (vedi) B = Colon.lo Dir. del Genio/ /Costanzo”. Nell’intestazione questo disegno o progetto è scritto pure “vedi la pianta topografica di Sapri e dè suoi contorni”. Queste le uniche informazioni sul documento. Per una possibile datazione dell’opera, del documento in questione ho cercato di confrontare simili documenti che nel lontano 1989, circa dieci anni dopo il mio rinvenimento alla BNN pubblicò Adriano Caffaro (…), nel suo “Le fortificazioni della costa cilentana attraverso alcuni disegni inediti”. Infatti, il Caffaro (…), pubblicò i documenti simili che riguardavano solo le batterie esistenti o da costruirsi sulla costa da Palinuro ad Agropoli. Nel suo pregevole studio Adriano Caffaro (….) pubblicò questi documenti riguardanti le batterie da Agropoli e Palinuro, tralasciando quelli esistenti da Palinuro fino alla Calabria e si rifece in parte alle citazioni contenute da Mario Vassalluzzo (…). Infatti, Adriano Caffaro (…), nel suo testo citato cita il Colonnello del Genio Costanzo, che dal nostro documento pare sia l’autore del progetto in questione. Caffaro (…) a p. 25, in proposito scriveva che: “Estendendo la nostra indagine ad altre località fortificate della costa cilentana, troviamo un interessante disegno a colori di mm. 425 x 310, senza indicazione di scala, segnato B a 21 853, di epoca murattiana, raffigurante il porto degli Infreschi presso Camerota. La ‘Pianta figurativa del porto degli Infreschi’ è inserita in un doppio riquadro, di cui l’esterno più spesso. In basso a destra è la firma ‘Il Diret. Colon. o del / Genio Costanzo (14).”. Passaggio interessantissimo. Dunque, il disegno non è lo stesso nostro e non è neanche simile ma il Caffaro cita il colonnello Costanzo per un disegno della stessa epoca a Palinuro. Il Caffaro (…) a p. 25 nella sua nota (14) postillava che: “(14) Cfr. F. Barra, ‘Cronache del brigantaggio meridionale 1806-1815, Salerno-Catanzaro, 1981, pp. 123-125. Il corpo del Genio fu diviso nel 1813 in due parti: Genio dell’esercito al quale fu preposto Costanzo e Genio dell’armata attiva Colletta (N. Cortese, ‘Corpi e scuole militari dell’esercito napoletano dal 1806 al 1815, Estr. “Rassegna Storica Napoletana”, a. I, n. 4, 1933, pp. 27-28.”. Dunque, il Caffaro in questo caso, parlando del Genio Militare Napoletano all’epoca di Gioacchino Murat, cita Francesco Barra (…) e Nicola Cortese (…) e scriveva che nel 1813 il Colonnello Costanzo fu preposto al corpo del Genio dell’Esercito. Ma la cosa più interessante è l’autore del progetto. Si tratta dell’Intendente Salati, dipendente dall’ufficio del Genio dell’Esercito Colonnello Costanzo. Infatti, sul disegno in questione è scritto: “Il Sotto Dirett: Salati”. Infatti, sempre dal Caffaro apprendiamo a p. 38 che: “Il disegno a colori, firmato Il Tenente Marotti / Col mio Intervento / Il Sotto Direttore della Fortificazione Salati. Il Direttore Colonnello del Genio Costanzo, ecc…”, per un disegno simile, un progetto di una batteria da costruirsi a Palinuro.

particolare del Fortino

particolare del Fortino - Copia

(Fig…..) Disegno di Progetto: “Pianta del ridotto che si progetta sulla collina nominata Torricella – Vi è la pianta topografica di Sapri e de suoi contorni‘ “, progetto di un fortino da costruirsi a Sapri, disegno del Genio militare francese, a firma del ‘Colon. Dir. del Genio/ /Costanzo’ (2), epoca occupazione Napoleonica del Regno di Napoli, da me scoperto presso la Biblioteca Nazionale di Napoli dove si trova conservato nella Sezione ‘Manoscritti e rari‘ (…).

Riguardo poi le notizie ed informazioni sulle batterie costiere costruite e attive presso il litorale del basso Cilento, Adriano Caffaro (….), in proposito, a p. 45 scriveva che: “L’esame degli ultimi progetti di fortificazione e la ricostruzione delle varie linee difensive danno l’idea precisa del grande lavoro effettuato dal corpo del Genio militare per rendere veramente imprendibile il promontorio di Palinuro e costituirlo a caposaldo militare dell’intero tratto costiero del Cilento. Infatti, il 1° novembre 1811 quando la marina di Palinuro venne investita dalle truppe borboniche, mentre la flotta anglo-sicula ecc…(36).”. Caffaro a p. 45 nella sua nota (36) postillava che: “(369 La notizia è anche in M. Acciarino, ‘Segreteria di guerra e marina, ramo guerra. Inventari dei documenti riguardanti gli edifici militari e le fortificazioni. Anni 1753-1823, Napoli, Archivio di Stato, 1974, p. 73.”. Non sappiamo se il progetto del Genio militare Napoletano (Figg……), fosse stato mai realizzato o fosse stato proposto per rinforzare un fortino borbonico preesistente nei pressi della Torre di Buondormire, che si trovava dove attualmente si trova il presidio ospedaliero di Sapri o dove attualmente si trova il Faro di Sapri. In quell’area di Sapri, doveva già trovarsi un piccolo Fortino munito di cannoni come ci ricorda il Gallotti (…) ed il Pesce (…) e, come si può vedere nel rilievo del Ten. C. Blois (Fig. 1)(…), del 1819,  che cita una Torre del Fortino (che doveva essere la Torre del Buondormire), oggi scomparsa. Riguardo i Fortini o batterie presenti a Sapri nell”800, il particolare (Fig…..), tratto dallo schizzo (Fig…..) da noi rinvenuto e pubblicato, cita all’estremo lembo della baia di Sapri, ad occidente, un’ ‘antica batteria’ e  una ‘T. Buondormire‘ , la Torre del ‘Buondormire’, torre costiera e marittima di avvistamento, oggi scomparsa, ma costruita molto prima della costruzione delle Torri costiere fatte costruire dai Vicerè Spagnoli alla fine del ‘500, come la Torre dello Scialandro, del Lubertino e di Capobianco a difesa delle coste. La Torre detta  del “Buondormire”, si trovava dove attualmente è l’Ospedale civile di Sapri o dove si trova il Faro ‘Pisacane‘ (Figg. 2-3). Sarebbe interessante guardare i progetti dell’Ospedale, realizzato “sulla collina nominata Torricella”, forse il rilevato stradale o collinetta dove attualmente sorge l’Ospedale di Sapri.

Nel 12 ottobre 1817, il Consolato Britannico di Sapri

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(Fig….) Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (foto Attanasio su gentile concessione della famiglia Florenzano)

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(Fig….) Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (foto Attanasio su gentile concessione della famiglia Florenzano)

Subito dopo il decennio francese (1806-1815), a Sapri – appartenente al mandamento o circonda-rio di Vibonati – il 12 Ottobre 1817, fu istituito a Napoli il Consolato Britannico di Sapri, di cui pubblichiamo il cartiglio ed il timbro del Regolamento Generale (Figg. 6-7), la cui sede era nel Palazzo dei Florenzano, in Via Cassandra a Sapri. Sul Cartiglio del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri – di cui la famiglia Florenzano, lo custodisce insieme al suo timbro – si può leggere la firma del Console Generale del Regno di Napoli Sir Ludwinghton (Fig. 6). Nella pagina successiva del Regolamento (Fig. 9), si legge al Capitolo primo: ”sito nel Portus Saprorum” e, si riportano i diritti e doveri del Vice-Console di Sapri che, dall’epitaffio sulla lapide marmorea nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. 10), sappiamo essere stato Don Antonio Peluso. Della Famiglia Peluso a Sapri, vi è una lapide marmorea nella chiesa dell’Immacolata a Sapri, il cui epitaffio scolpito ci racconta la morte di Don Antonio Peluso Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri. D. Antonio Peluso era figlio di Vincenzo Peluso e Anna Brandi. Nacque nel 1795 e, fu sposato con Rosa Maria Branda. Morì il 28 Agosto 1820, lasciando orfane le sue tre figlie Carolina, Maria Clementina, Mariannina, come si può leggere sull’epitaffio scolpito sulla lapide marmorea posta nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata di Sapri (Fig. 8). D. Antonio Peluso, Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri era figlio di Vincenzo ed Anna Brandi. Sulla lapide marmorea, sopra l’epitaffio si vede scolpito lo stemma araldico della famiglia Peluso (Fig. 9) e, leggiamo che l’elogio funebre fu fatto dal mio avo, il sacerdote Giovanni Eboli (fratello della mia bisnonna paterna Teresa Eboli) alla presenza del Vescovo sanfedista e filoborbonico Nicola Laudisio (Fig. 10). La presenza a Sapri, in epoca borbonica, di un Consolato Britannico, denota principalmente l’importanza che Sapri, in quegli anni, prima della costruzione della linea ferroviaria Napoli-Reggio, aveva assunto un’importante ruolo di scalo marittimo per i notevoli traffici commerciali che dalle Calabrie e Sicilia che si estendevano alla Capitale del Regno delle due Sicilie.

Il 12 ottobre 1817, a Napoli venne istituito il Consolato Britannico di Sapri che ebbe poi in seguito sede nell’attuale palazzo in via Cassandra di proprietà Florenzano (Fig. 2). Il 12 Ottobre 1817, a Napoli il Console Generale Britannico Sir Ludwington redisse, stilò e firmò il “Regolamento generale del Consolato Britannico a Sapri nel 1817”, un documento unico per la storia di Sapri, recante la firma del ‘Console Generale Sir Ludwington’, il sigillo in ceralacca originale, 12 ottobre 1817 ed il timbro impresso dall’originale, che qui riproduciamo una nostra copia fattane dall’originale impresso sul cartiglio. Il 12 Ottobre 1817, a Napoli, allora capitale del Regno borbonico del Regno delle due Sicilie venne istituito il Consolato Britannico di Sapri, come recita il Cartiglio del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (Fig. 1), a firma del Console Generale del Regno delle due Sicilie Sir Ludwinghton, il quale, nel cartiglio riporta: “sito nel Portus Saprorum. Sappiamo che lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (24), letterato scozzese fu il precettore dei figli del Console Inglese presso la Corte Borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria. Il Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri (Fig. 1), di cui pubblichiamo le pagine che possediamo in copia, è oggi custodito gelosamente dalla Famiglia Florenzano che mi autorizzò a farne copia. In quegli anni, la sede del Consolato Britannico di Sapri era il palazzo oggi di proprietà Florenzano, sito in via Cassandra, di cui vediamo il portale nell’immagine di Fig. 2.  Sul cartiglio o frontespizio del Regolamento (Fig. 1-4), datato 1817 , si legge la firma del Console Generale Britannico del Regno borbonico delle due Sicilie, Sir. Ludwington che,  istituisce a Sapri il Consolato Britannico che, aveva sede nell’attuale Palazzo della Famiglia Florenzano in via Cassandra a Sapri (Fig. 2). La famiglia Florenzano di Sapri che possiede questi due cimeli storici, mi concesse di fotografarne il Regolamento originale e di imprimere il timbro originale sul Cartiglio (Fig. 5-6). Quì di seguito pubblico integralmente le singole pagine dell’intero Regolamento del Consolato Britannico di Sapri, di cui posseggo una copia. Nel documento illustrato nell’immagine di Fig. 8, ovvero la prima pagina del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri leggiamo i diritti e doveri del Vice-Console di Sapri.

Timbro del Regolamento Generale del Consolato Britannico di Sapri

(Fig…) Timbro con sigillo metallico del Consolato Britannico di Sapri ( foto Attanasio)

Nel 1819, Sapri in un rilievo del Ten. Blois del Genio militare Borbonico

Sapri nel 1819, ten. Blois

(Fig….) Particolare tratto dal disegno del rilievo di Sapri del Ten. Blois del 1819, illustrato nell’immagine della Fig….., “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000. In questo particolare si vede il centro abitato di Sapri come doveva apparire al Genio Militare Borbonico nel 1 gennaio 1819

Lo studioso  Giulio Schmiedt (2), nel 1975, pubblicò un interessantissimo studio per i tipi dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, dal titolo Antichi porti d’Italia – Gli scali Fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Parte II- I Porti delle Colonie Greche’ pubblicato a Firenze nel 1975. Schmiedt (2), gà molti anni prima, nel 1972 aveva pubblicato un altro interessante studio sui porti della Magna Grecia ed aveva citato quello di S. Croce a Sapri. Si tratta dello studio ‘Il livello antico del Mar Tirreno – Testimonianze dei resti archeologici, a cura di’ (2.1). Nello studio ‘Antichi porti d’Italia’, lo Schmiedt (2), riferiva che: “Dopo il porto di Policastro il Portolano del Mediterraneo (172), elenca nel Sinus Laus gli scali di Marina di Vibonati, di Sapri e di Maratea, ma non si hanno elementi che documentino se in epoca greca fossero frequentati. Per quanto riguarda il primo (Vibonati) si può solo dire che fu probabilmente uno scalo lucano chiamato Vibo ad Sicame che il secondo (Sapri) fu sicuramente uno scalo romano, di cui rimarrebbero semisommerse alcune strutture sulla costa immediatamente a nord di Punta del Fortino” (riferendosi al punto ove si trova il Faro Pisacane) (2), a cui abbiamo dedicato lo studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”, a cui rinviamo per gli opportuni approfondimenti e che vediamo illustrato nella foto del satellite di Fig. 1. Nel suo studio, Schmiedt (2) a pp. 78-79 pubblicò un particolare del disegno di cui mi occupo ed è quello illustrato nella fig. 6:

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(Fig…..) Particolare pubblicato da Giulio Schmiedt (…), tratto dal disegno: “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”.

Il disegno pubblicato da Giulio Schmiedt (2) era stato tratto da un disegno dipinto e acquerellato su carta bambagina illustrato nell’immagine di Figg. 2-3 che illustra un rilievo di Sapri eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano (5). Schmiedt (2), in proposito scriveva che: Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, e aggiungeva pure che: un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle”. Il disegno pubblicato dallo Schmiedt (2) a pp. 78-79, è un particolare tratto dal disegno in scala maggiore di cui oggi pubblico l’immagine digitale integrale (vedi Fig. 2), già pubblicata nel 2014, ma non integralmente, da Antonio Scarfone in un suo studio sulla baia di Sapri: “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”. Di questo disegno mi ero occupato già nel lontano 1987 (1) in occasione della pubblicazione di un mio studio sulle origini e la storia di Sapri, poi in seguito approfondito nella mia “Relazione Storico-Urbanistica di Sapri” redatta per il nuovo Piano Regolatore di Sapri. Si tratta di un disegno dipinto a colori acquerellato su carta che illustra e rappresenta del rilievo in scala 1:5000 della baia naturale di Sapri e del piccolo centro abitato nel 1819, ai tempi della rivincita Borbonica sul Regno delle Due Sicilie che era stato occupato in precedenza da Gioacchino Murat cognato di Napoleone Bonaparte. Il disegno in questione illustrato nell’immagine della Fig. 3, di cui, lo Schmiedt (2) nel 1975, aveva pubblicato un particolare delle costa nord di Sapri è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze. Presso la Sezione “Stampe Antiche” (n. 141142) del Nuovo Archivio di Firenze è scritto: “‘Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: “cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno”. 

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(Fig…..) “Porto di Sapri’, Rilievo originale eseguito dal Ten. Blois del Genio Napoletano. Sono riportati resti dell’antico porto romano.”, datato 1 gennaio 1819, rilievo in scala 1: 5000, con la seguente collocazione: “cart. n. 82, doc. n. 52, Comune di Sapri, Prov. Salerno”. Il disegno dipinto a colori che rappresenta Sapri è conservato presso il Nuovo Archivio, sede S. Marco dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Sezione ‘Stampe Antiche’: (n. 141142).

Come si può vedere dal disegno del Ten. Blois del Genio Militare Napoletano e Borbonico del Regno delle Due Sicilie, rappresenta la testimonianza più attendibile dell’evoluzione urbana della cittadina di Sapri nel 1 gennaio 1819, epoca in cui il Ten. Blois lo redisse su carta bambagina e lo acquerellò.

Il Palazzotto Peluso in C.so Garibaldi a Sapri

Palazzo Peluso

Il Palazzo della famiglia Peluso in C.so Garibaldi a Sapri, si può vedere sul web, collegandosi alla pagina di Sapri di Google maps o Earth. Il prete Vincenzo Peluso, fu citato dal Cav. Carlo Pesce (6) in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci: ‘Costabile Carducci, Il dramma d’Acquafredda – Conferenza per un episodio della Rivoluzione Napolitana del 1848′, edito a Napoli, nel 1895 e, di cui ho pubblicato ivi in un altro mio saggio, il manoscritto olografo originale, scritto di proprio pugno dal Pesce (…), oggi conservato dalla Famiglia Tavernese. Il Pesce (6) descrive la figura e le proprietà di un avo dell’Avvocato Vincenzo Peluso. Si tratta del prete Vincenzo Peluso autore di orrendi misfatti di cui si macchiò quale filoborbonico convinto che era. Secondo il Pesce, fu proprio il prete Vincenzo Peluso –  che l’aveva fatto costruire. Il Pesce (6), a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi, nel 1895, scriveva: “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene. In mezzo al mare su d’uno scoglio aveva eretto il casino dei bagni; alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia, e ad Acquafredda l’altra villa piccola, per quanto deliziosa e pittoresca.”. Il vecchio palazzotto fortificato sito in C.so Garibaldi a Sapri, residenza dell’Avvocato Vincenzo Peluso e delle due sue sorelle, era di antica fattura. Insieme all’Archivio del Comune di Sapri (forse perso), esso doveva essere la memoria storica del paese. In esso si dovevano custodire documenti della famiglia Peluso ma nel contempo la memoria di secoli in cui la stessa famiglia ha partecipato attivamente alle vicende storiche del Regno. In alcuni miei articoli e studi , pubblicavo alcune notizie storiche su Sapri ed in particolare due disegni manoscritti inediti tratti da una grande raccolta di disegni e mappe appartenute all’ex Biblioteca provinciale di Napoli, custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari’ della Biblioteca Nazionale di Napoli (Figg. 2-3). Questi disegni (2), da una parte costituiscono una testimonianza che contribuisce a chiarire alcuni aspetti della progettazione militare dell’epoca su queste terre, da sempre in prima linea per la difesa o la conquista del Regno di Napoli Angioino ed Aragonese prima e del Regno delle due Sicilie dei Borboni in seguito, ma ci consentono di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, ed in particolare del centro abitato di Sapri all’epoca dell’occupazione napoleonica del Regno delle due Sicilie. Proprio in uno di questi schizzi eseguiti dal Genio Militare Napoletano, al tempo dell’occupazione francese (Fig. 2), si può vedere al centro del paese ed in prossimità della linea di costa, una costruzione militare, quella che si vede nell’immagine ingrandita di Fig. 3. Noi crediamo fosse proprio il Palazzotto del prete Vincenzo Peluso, di cui parleremo (2-16).

il Palazzo Peluso

(Fig….) Particolare del Palazzotto Peluso tratto dallo schizzo del 1817 “Croquì di Sapri

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(Fig….) “Villa Pelusi” (Palazzotto dei Peluso) a Sapri nell’attuale C.so Garibaldi – particolare tratto dal disegno del Rilievo del Ten. Blois del 1819

Recentemente abbiamo acquisito nel nostro Archivio Storico un documento storico di notevole interesse per la Storia di Sapri. Si tratta di un disegno acquerellato del 1 gennaio 1819, eseguito dal Tenente Blois del Genio militare Napoletano (29). In questo rilievo del 1819, si riportano alcune interessanti informazioni storiche su Sapri, come lo vedeva nel 1819 il Tenente Blois. In esso vediamo segnata la “Villa Pelusi” che vediamo illustrata nell’ingrandimento di Fig. 18. Forse proprio la villa oggi in C.so Garibaldi. L’Avvocato Carlo Pesce (6), nel 1895, nel suo “Costabile Carducci e l’eccidio di Acquafredda”,  a proposito del prete Vincenzo Peluso e del Palazzotto in C.so Garibaldi in proposito scriveva che: “, alla marina di Vibonati altra casetta, che chiamava la Babilonia,…”. Io credo si trattasse di una casetta non ubicata a Villammare (la marina di Vibonati) ma di una casetta costruita nei pressi dell’attuale Ospedale civile di Sapri, oggi detto il Villaggio, che a quei tempi doveva essere uno spaldo militare munito di cannoni di cui abbiamo già parlato nel nostro studio: “Il vecchio Fortino borbonico a Sapri”. Forse in seguito, il bel mosaico – che il Ramage dice essere grossolano, fu fatto trafugare dal Capo Urbano Vincenzo Peluso, nell’altra casa dei suoi avi, fatta costruire proprio dal Prete Peluso e di cui ci parla sempre il Pesce (6): “Nell’ampia spiaggia di Sapri, occupata arbitrariamente, fece costruire una villa, chiusa da mura in un quadrato con quattro torri agli angoli e con una palazzina civettuola, dalle imposte a sesto acuto, e dai muri tappezzati all’interno ed all’esterno da figure oscene”, ovvero il Palazzo in C.so Garibaldi. Era in uso comune in tante famiglie gentilizie di Sapri conservare e fare bella mostra di reperti archelogici provenienti dai ruderi in località Santa Croce a Sapri dove ancora oggi, nonostante le sfortunate spoliazioni di antiquari napoletani del ‘700, possono ammirarsi resti ed avanzi di fabbriche. Sono moltissime le famiglie che ancora ospitano materiale proveniente dalle strutture d’epoca romana a Sapri, come la Famiglia Farano, i Gaetani, i Gallotti, i Branda, i Cesarino, hanno gelosamente conservato reperti ai più oggi sconosciuti.

Nel 28 agosto 1820, la lapide marmorea con l’epitaffio che commemorava la morte del Vice-Console Antonio Peluso

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(Fig….) Lapide marmorea con epitaffio nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata in Piazza del Plebiscito a Sapri. Sulla lapide è inciso l’ epitaffio in ricordo del Vice-Console Britannico D. Antonio Peluso, posta nell’ambulacro della Chiesa dell’Immacolata. La lapide ricorda anche l’elogio funebre del mio avo, il sacerdote Don Giovanni Eboli.

Dall’epitaffio sulla lapide marmorea nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. 8), sappiamo essere stato Don Antonio Peluso, nato nel 1795, sposato con Rosa Maria Branda e morto nel 28 Agosto 1820, che lasciava orfane le sue tre figlie Carolina, Maria Clementina, Mariannina.  Don Antonio Peluso, Vice-Console del Consolato Britannico di Sapri era figlio dei sig.ri Vincenzo Peluso ed Anna Brandi. Il documento è di notevole importanza per la storia del nostro paese anche per la descrizione e la citazione di luoghi e di toponimi ancora non del tutto sufficientemente indagati e conosciuti. Nell’epitaffio della lapide marmorea posta nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. 10) viene citato anche il sacerdote Timpanelli che all’epoca scrisse sui fatti dell’uccisione di Carducci, lasciando un manoscritto che abbiamo visto e letto ma che purtroppo non abbiamo potuto fotografare in quanto recentemente è stato da noi richiesto agli eredi del canonico Arciprete Timpanelli, la Famiglia Tavernese che lo possedeva dopo la morte di Gennaro Tavernese (Fig…..).

Nel 1823, Sapri nella descrizione dell’Alfano

L’Alfano (29), nel suo ‘Istorica descrizione del Regno di Napoli’, del 1823, a proposito di Sapri dice: “Terra sopra un falso piano bagnato dal Mar Tirreno, d’aria buona, Diocesi di Policastro, 64 miglia da Salerno distante, feudo di Carafa Spina. Anticamente fu detta Sipron, edificata dai Sibariti, quando dopo la disfatta avuta dai Crotoniati nell’Olimpiade settantesima, furono costretti a disertare dai propri Luoghi. Vi è un vecchio Porto considerevole, che ha due miglia di perimetro, è mezzo miglio di apertura. Produce grani, frutta, vini generosi, oli eccellenti, e il mare da abbondante pesca. Fa di popolazione 1489.“. Noi questo abbiamo letto in Alfano a p. 135 (29), mentre l’Ebner (9) afferma che l’Alfano (29) scriveva di Sapri: all’imboccatura di esso (del porto di Sapri – della sua baia), varie vestigia di antichi magazzini, e molte mura stanno mezze sepolte nell’acqua: da queste reliquie argomentasi essere stata una colonia assai antica, o almeno un porto di considerazione. Credono alcuni che sia stata l’antica città di Velia; me è più probabile che avendo i Crotoniati distrutta la città di Sibari nella Calabria, alcuni Sibariti fuggiti andarono a edificarvi un castello col nome di Sibaron, poi Sipron, e finalmente Sapri, nominato anche Safri.“. 

Nel 1828, a Sapri il viaggiatore scozzese Crounfurd Tait Ramege

Nel 1828, il sacerdote scozzese Crounfurd Tait Ramage (…), nel suo scritto “Viaggio nel Regno delle due Sicilie“, avendo visitato anche Sapri così ne parlava: Entrammo poco dopo in un piccolo bellissimo porto, vicino al quale è situato il paese di Sapri. Questo paese aveva un aspetto di maggior benessere di quanti fin qui veduti. Le case erano disseminate tra vigneti e giardini che i recenti acquazzoni avevano rinverdito e che ora si mostravano freschi ed accoglienti. Fui colpito pure dall’aspetto rigoglioso dei frutteti. Gli agrumeti, aranci, e limoni erano di lussureggiante bellezza. L’albicocco quì cresce con particolare rigoglio – il ‘crisciommolo’ napoletano di cui vanno così giustamen te orgogliosi – Questo vocabolo è evidentemente una corruzione del greco  (“mela d’oro”). Ramage poi, riportava le iscrizioni incise sulle lapidi viste a Sapri, tra cui quella che già alla epoca si “elevava nella piazza” (27).

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Arthur John Strutt è stato un pittore, incisore, viaggiatore, scrittore ed archeologo inglese. Rimase per il resto della sua vita in Italia, interessandosi soprattutto agli aspetti “pittoreschi”, in particolare a quelli della Campagna romana, rivolgendo la sua attenzione, in modo specifico, ai paesaggi e ai costumi degli abitanti. Nel 1838 intraprese un viaggio a piedi verso il sud dell’Italia (allora Regno delle Due Sicilie, in compagnia dell’amico William Jackson. Il 30 aprile giunse a Palermo e il 15 dicembre, dopo aver attraversato la Campania e la Calabria. Le sue osservazioni furono raccolte in un libro, “A pedestrian tour in Calabria & Sicily” (Un viaggio a piedi in Calabria e in Sicilia) che ebbe un notevole successo, soprattutto nei paesi anglosassoni, ed è considerato ancor oggi un documento molto importante per comprendere la società del Regno delle due Sicilie nel periodo pre-unitario. Pare che questo mosaico fosse stato ancora visibile già 1828, allorquando il viaggiatore inglese Craunfurd Tait Ramage, lo vide e lo citò.

Lo scrittore e viaggiatore inglese Craufurd Tait Ramage (24), letterato scozzese, precettore dei figli del Console Inglese presso la corte borbonica di Napoli che, nell’Aprile del 1828, intraprese un viaggio a piedi nel Regno delle due Sicilie, arrivando sino a Sapri ed oltre parte della Calabria. Ecco cosa scriveva in proposito al bel mosaico che abbiamo fotografato in casa Peluso: Sulle scale di una casa, che si trova a nord di una piccola insenatura, a circa un chilometro dal paese, in una località ora denominata Camerelle – luogo dove era fosse ubicata la città antica – trovai un esemplare di mosaico grossolano.”. Dunque, il Ramage (24), aveva visto il mosaico alle Camerelle, ovvero in S. Croce, ma siccome dice: “sulle scale di una casa”, noi crediamo che non si possa escludere che si possa trattare dello stesso mosaico da noi fotografato in un piccolo ambiente di casa Peluso.

Nel 1832-1833, la ricca documentazione inedita del Genio Militare Borbonico- Direzione del Genio del Tirreno e Don Antonio Peluso, Sindaco di Sapri facente funzioni di Commissario di Guerra

In questi anni, oltre ad alcuni reperti e alle fonti archivistiche, si è rivelata utile la documentazione inedita, conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli, da me rinvenuta e rimasta inedita fino alla mia pubblicazione a stampa in alcuni miei studi nel 1987 e poi nel 1994 (1-12). La documentazione rinvenuta all’Archivio di Stato di Napoli,  attesta non solo come anche con il ritorno della monarchia borbonica, dal 1819 al 1833, le fortificazioni di Sapri furono oggetto di vari movimenti e lavori di trasformazione rivolti a modificare  i riferimenti costieri, come si può vedere anche dal documento (Fig. 4), ma soprattutto, a noi interessa, tale documentazione in nostro possesso, attesta l’esistenza in epoca borbonica e forse ancora preesistente a quel periodo, in località ‘Fortino’ a Sapri, vi fossero delle fortificazioni e delle batterie costiere. Nei primi anni ’80, rinvenni dei documenti d’epoca borbonica che riguardano le batterie costiere e fortificazioni militari del Regno delle due Sicilie nel Golfo di Policastro, Palinuro, Centola ecc.. I documenti sono manoscritti e inediti. Presso l’Archivio di Stato di Napoli, ove restavano conservate, rinvenni la seguente documentazione: pandette Ministero Guerra e Segreteria di Guerra, fasci: 2306, 2409, 1960, 2325, 2364, 2325, 442, 437, Sezione militare, pandette Ministero della Guerra e Segreteria di Guerra, fasci: 442, 437, 1960, 2306, 2325, 2364, 2409, che vanno tutti sotto il nome di Sapri e Piazza di Sapri. Si trattava di una documentazione interessantissima perchè riguardava le fortificazioni e le batterie costiere a Sapri, Palinuro, Centola ecc…e, nel Golfo di Policastro fino ad Agropoli, dell’esercito del Regno Borbonico delle Due Sicilie, nel primo trentennio dell”800. La documentazione che avevo rinvenuto all’Archivio di Stato di Napoli e che avevo già pubblicato in altri miei studi è quella illustrata nelle Figg. 5 e 6 (1-12), che facevano parte di un fondo di n. 13 fogli tratti dal Fondo Ministero Guerra (12), datati Napoli, 3 Aprile 1833, inediti. Uno del 1832 (i fogli numerati 4 e 6), è indirizzato alla Direzione del Genio del Tirreno da D. Francesco Antonio Peluso Sindaco del Comune di Sapri. La documentazione rinvenuta, ci consente di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, da sempre prima linea di difesa alla conquista del Regno e causa principale dello spopolamento delle sue coste, dall’altra, costituiscono testimonianze che contribuiscono a chiarire alcuni aspetti della progettazione e del rafforzamento militare dell’epoca nelle nostre zone costiere (6). Due dei 13 fogli, datati 1832 (quelli numerati 4 e 6 – Figg. 5 e 6), indirizzati alla Direzione del Genio del Tirreno da D., sono due processi Verbali stilati nel 1832 a Sapri dal Commissario di Guerra della Piazza di Sapri del Regno delle due Sicilie in epoca borbonica, Don Francesco Antonio Peluso Sindaco di Sapri che effettuava la disdetta di alcuni locali di proprietà del Barone Palamolla di Torraca, “tenuti in affitto dalla Guerra per uso di Magazzino delle Munizioni di Artiglieria”. I locali di proprietà del Barone Decio Palamolla, erano stati affittati dal Genio militare Napoletano che li avevano adibiti a Caserma e spalto difensivo. Dal documento si evince che detti locali erano muniti anche di batterie, essendovi munizioni, e quindi doveva essere un piccolo fortilizio armato (Figg. 5-6). Per questa documentazione, si rimanda al mio studio ivi pubblicato: “I disegni e le carte inedite del Genio militare napoletano, da me scoperte all’Archivio di Stato di Napoli.” e, “I disegni e le carte inedite del Genio militare napoletano, da me scoperte alla Biblioteca Nazionale di Napoli.”

I documenti manoscritti e rari originali tratti dall’Archivio di Stato di Napoli e dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, le cui fotoriproduzioni dagli originali abbiamo richiesto ed ottenuto recentemente. Esse rappresentano parte della documentazione da me rinvenuta oltre trenta anni fa. Ecco cosa ci scrisse la dott.ssa Orciuoli: Gentile Studioso, in riferimento alla Sua richiesta si comunica che sono stati consultati i fasci nn. 437, 442, 2306, 2325, 2409, mentre i fasci 1960 e 2364 sono risultati mancanti. In particolare, il fascio 437, contenente un solo fascicolo, riguarda le pensioni; il fascio 442, le richieste di licenza e approvazione di matrimoni; i fasci 2306 e 2409 sono relativi rispettivamente a Difesa della frontiera e delle coste (Pescara,  Civitella del Tronto, Capua, Gaeta) e alle Piazze di Nola, Brindisi, Messina, Palermo e Napoli. Ecc…”. In seguito ad una mia formale richiesta per ottenere la riproduzione digitale di alcuni documenti inediti da me scoperti nel lontano 1987, di cui alcuni feci fare le riproduzioni fotostatiche, la dott.ssa Orciuoli dell’Archivio di Stato di Napoli, a riguardo così mi rispondeva: Solo nel fascio 2325, relativo agli edifici militari, oltre che a quelli di Torre Annunziata, Caserta, Castellammare, Baia, Portici, Granatello, Aversa, Otranto, Napoli, è presente un fascicolo 627, datato 9 marzo 1833 contenente due sottofascicoletti aventi ad oggetto “Piazza di Sapri, esercizio 1832, Processo verbale di continuazione di fitto per l’anno 1832 di un locale in Sapri di proprietà del Sig. Barone Pallamolla, per uso di magazzino delle munizioni di artiglieria” il primo, e “[…] per uso di caserma di artiglieria” il secondo.”. E’ di questi documenti che voglio parlare. Infatti, nell’Archivio di Stato di Napoli sono conservati alcune cartelle, in particolare la n. …….., che contiene il fascicolo n. 2325, relativo gli edifici militari nel Regno delle Due Sicilie ed il fascicolo n. 627, datato 9 marzo 1833 contenente due sottofascicoletti contenenti dei documenti del 1832 e 1833 che testimoniano la stipula di contratti di locazione di locali siti a Sapri e di proprietà del Barone Palamolla di Torraca. Questi locali dovevano essere adibiti a magazzino per il deposito di munizioni di artiglieria per le guarnigioni del vicino Fortino militare o piazzaforte militare. Questo fortino o piazzaforte militare doveva trovarsi nei terreni a Sapri del barone Palamolla di Torraca. 

Nel corso dei miei studi e ricerche (1), rinvenni alcuni documenti presso l’Archivio di Stato di Napoli, ove erano ivi conservati nella Sezione militare, pandette del Ministero della Guerra del Regno delle due Sicilie sotto la dominazione borbonica e che facevano parte di un fondo e documentazione che andavano tutti sotto il nome di “Sapri” e “Piazza di Sapri” (5), di cui ho pubblicato ivi uno studio. La ricca documentazione inedita, conservata presso l’Archivio di Stato di Napoli, da me ritrovata e pubblicata prima nel 1987 e poi nel 1994 (1-3), attesta come anche con il ritorno della monarchia borbonica, dal 1819 al 1833, le fortificazioni di Sapri furono oggetto di vari movimenti e lavori di trasformazione rivolti a trasformare i riferimenti costieri, come si può vedere anche dal documento (Figg. 10-11), in mio possesso che hanno impresso lo stesso timbro del Regno delle due Sicilie che ritroviamo anche su un altro documento (Fig. 12), del 1838. Si tratta di un lasciapassare rilasciato dall’Intendente borbonico della Provincia di Bari a Giuseppe Immediato nativo di Sapri. Questa documentazione inedita, ci consente di arricchire la ricostruzione storica del territorio cilentano, da sempre prima linea di difesa alla conquista del Regno e causa principale dello spopolamento delle sue coste, dall’altra, costituiscono testimonianze che contribuiscono a chiarire alcuni aspetti della progettazione e del rafforzamento militare dell’epoca nelle nostre zone costiere (11). In particolare quelli che quì pubblico, fanno parte di un fondo di n. 13 fogli tratti dal Fondo Ministero Guerra (5), datati Napoli, 3 Aprile 1833, inediti. In uno del 1832 (i fogli numerati 4 e 6), indirizzati dall’allora Sindaco di Sapri, D. Francesco Antonio Peluso, facente funzioni di Commissario di Guerra, alla Direzione del Genio del Tirreno. In due di questi fogli, datati 1832 (i fogli numerati 4 e 6), indirizzati alla Direzione del Genio del Tirreno da Don Francesco Antonio Peluso, Sindaco di Sapri. I due documenti (Figg. 10-11), sono due processi verbali stilati nel 1832 a Sapri dal Sindaco di Sapri, facente funzioni di Commissario di Guerra della Piazza di Sapri del Regno delle due Sicilie in epoca borbonica, Francesco Antonio Peluso che effettua la disdetta di alcuni locali di proprietà del Barone Palamolla di Torraca, “tenuti in affitto dalla Guerra per uso di Magazzino delle Munizioni di Artiglieria”. I locali di proprietà del Barone Decio Palamolla, erano stati affittati dal Genio militare Napoletano che li avevano adibiti a Caserma e spalto difensivo. Dal documento si evince che detti locali erano muniti anche di batterie essendovi munizioni e quindi doveva essere un piccolo fortino. Per questa documentazione, si rimanda a due miei studi ivi pubblicati: “Le carte inedite del Genio Militare Napoletano, da me scoperte all’Archivio di Stato di Napoli.” e, “I disegni e le carte inedite del Genio Militare Napoletano, da me scoperte alla Biblioteca Nazionale di Napoli.”

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6 - Sapri

(Fig….) Direzione del Genio del Tirreno (Genio Militare del Regno delle Due Sicilie) – documenti inediti del 1832

Nel 24 dicembre 1838, Sapri è Comune del Regno delle Due Sicilie di Ferdinando II di Borbone

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(Fig…) Stemma del “Comune di Sapri” – disegno tratto da “Sapri giovane e antica” di Luigi Tancredi

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(Fig….) Stemma del Comune di Sapri impresso su carta vergata con un timbro metallico

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(Fig….) Stemma (su timbro) del “Comune di Sapri” nel Regno delle Due Sicilie

Il prete Vincenzo Peluso – capo Urbano di Sapri ai tempi dell’eccidio di Costabile Carducci

All’epoca di Re Ferdinando II di Borbone, insieme ad alcuni suoi familiari, spalleggiato dall’allora Vescovo Laudisio (8-9), il prete Vincenzo Peluso, fu fedele servitore della casa regnante borbonica del Regno delle due Sicilie. Tanto fedele al Re borbonico che all’epoca si macchiò di tali nefandezze che Ferdinando II di Borbone, riconoscente verso i suoi servigi, sbarcando a Sapri, si recò personalmente a far visita nel Palazzotto in C.so Garibaldi, al prete ammalato di idropisia e moribondo, donandogli un anello d’oro con il sigillo reale. All’epoca, il Vescovo di Policastro Nicola Maria Laudisio (8-9), era un convinto filoborbonico e ‘Sanfedista’. Durante il Regno delle due Sicilie di Ferdinando II di Borbone, alcuni membri della famiglia Peluso, insieme ad un loro parente, il prete Vincenzo Peluso, si macchiarono di atroci nefandezze perpretate contro coloro che combattevano per la libertà. I tristi anni che seguiranno alla reazione sanfedista che nel 1799 vedeva, il Vescovo di Policastro, Monsignor Nicola Laudisio, plenipotenziario nel basso Cilento, del Cardinale Ruffo, contrapporsi ai moti giacobini e liberali, accelerarono la politicizzazione e la maturazione delle coscienze e delle forze liberali. Successivamente, in seguito ai moti del 1848, alcuni sapresi si macchiarono della morte del patriota Costabile Carducci, anima dei moti antiborbonici del ’48. Del triste episodio, raccontato dal Mazziotti (17), dal Cassese (18) e, dal Pesce (6), esiste a Sapri, un manoscritto del Canonico Timpanelli, oggi gelosamente custodito dalla famiglia Tavernese (Fig. 16). I Peluso, a Sapri, a quei tempi, costituivano una convinta fazione filoborbonica e si macchiarono della nefanda uccisione di Costabile Carducci. Nell’epitaffio della lapide marmorea posta nella Chiesa dell’Immacolata (Fig. 10) viene citato anche il sacerdote Timpanelli che all’epoca scrisse sui fatti dell’uccisione di Carducci, lasciando un manoscritto che abbiamo visto e letto ma che purtroppo non abbiamo potuto fotografare in quanto recentemente è stato da noi richiesto agli eredi del canonico Arciprete Timpanelli, la Famiglia Tavernese che lo possedeva dopo la morte di Gennaro Tavernese (Fig. 16). Timpanelli, pur essendo un prete e quindi doveva restare fedele alla causa Sanfedista del suo Vescovo Nicola Maria Laudisio, faceva parte di una fazione di liberali che con il Barone Gallotti si contrapposero a quella sanfedista e filoborbonica dei Pelusiani. Esso fu citato dal Cav. Carlo Pesce (6) in un suo pregevole studio sull’eccidio di Costabile Carducci. Il Pesce (6) descrive la figura del prete Vincenzo Peluso, autore di orrendi misfatti di cui si macchiò quale filoborbonico convinto che era. Secondo il Pesce, fu proprio il prete Vincenzo Peluso –  che aveva fatto costruire il Palazzotto in C.so Garibaldi. La figura del prete Peluso è stata bene raccontata da Franco Maldonato, nel suo recente ‘Teste Mozze‘ (8). Il prete Vincenzo Peluso ed i suoi familiari ebbero un ruolo fondamentale nella reazione sanfedista nei nostri territori e soprattutto in occasione della prigionia e dell’uccisione del patriota Costabile Carducci. Il Peluso, palesemente protetto ed impunito dalle autorità filoborboniche, morì nel suo letto a Sapri e con gli onori del Re Ferdinando II di Borbone che gli vece visita al capezzale di morte. Il Pesce (6), a proposito del famigerato prete Vincenzo Peluso, nel 1895 scrisse: “Costui esordì la carriera del delitto con due omicidi commessi nel 1809 commessi ferocemente nella piazza di Sapri; onde, per sfuggire alla giustizia punitiva, scampò in Sicilia, dove ebbe protezione ed intimità dalla Corte di Borbone, godè le grazie della regina Carolina, la quale, è fama, si fosse fatta accompagnare da lui in un viaggio in Austria. Durante la dominazione francese il prete Peluso spesso approdò con altri galeotti su navi inglesi alle coste del golfo di Policastro per tenere in continue perturbazioni quelle contrade, e nascosto nella caverna di Serralonga, ne usciva per eseguir vendette più per conto proprio che per la causa borbonica. Ritornando Ferdinando sul trono di Napoli nel 1815, il Peluso ebbe, pei servigi resi, una lauta pensione e s’adattò a fare la spia. Sanguinario, prepotente, feroce, mattoide, circondato da vili satelliti parenti ed amici, protetto e temuto dalle autorità, aveva libero campo ad ogni scelleraggine. Il Vescovo Laudisio che pure era tanto influente in Corte e temuto dalla Diocesi, non potè mai esercitare su di lui alcun imperio e lo lasciò fare. Quando non indossava l’abito talare il Peluso vestiva bizzarramente per lo più, un berretto rosso, con lungo fiocco pendente, calzoni bigi e largo pastrano. Di lui si narrano molti assassini commessi o di proprio pugno o per mandato, e guai a chi non fosse stato liggio ai suoi doveri. Tornato appena dalla Sicilia, fece uccidere il sacerdote Loreto Giudice; nel 1820 l’armiere Pietro Cesarino, sul cui cadavere esercitò le più brutte sevizie, e poscia una giovinetta, druda d’un suo nipote; oltre d’un’infinità ecc..”. Recentemente ho visto sulla rete il sito o blog dal titolo “Parlamento due Sicilie – Parlamento del Sud” curato da un certo Vincenzo Gulì. Ecco come un filoborbonico coevo, uno dei tanti fanatici che ancora oggi popolano il globo terrestre, si permette di scrivere sulla famigerata figura del prete Vincenzo Peluso: “L’agevole stroncatura del mito fasullo di Costabile Carducci è stata però l’occasione di approfondire un personaggio antitetico come don Vincenzo Peluso, sacerdote ma ‘Brigante di Sua Maestà’ come lo consideravano i francesi invasori del 1799  e seguenti. Un uomo leale,  generoso e forte perché dotato di un fisico possente. Compì la sua più importante impresa a favore della Patria nella terza età dopo aver servito superbamente tre re: Ferdinando IV, Francesco I e poi Ferdinando II. Per sua fortuna passò al Cielo qualche anno dopo , cioè prima che soffrisse nel vedere lo scempio ‘risorgimentale‘  della sua Patria delle Due Sicilie ma in tempo per ricevere direttamente dalla mani di Re Ferdinando un regalo per i meriti ampiamente acquisiti di fedeltà e abnegazione. Una piccola flotta militare si fermò presso Acquafredda e il sovrano gli fece visita donandogli un anello d’oro per eterna riconoscenza. In occasione del convegno abbiamo avuto la gioia di conoscere un discendente di don Vincenzo che ci ha mostrato con orgoglio l’anello gelosamente custodito per oltre un secolo e mezzo. La nostra patria risorge con le verità storiche che spingono quelli che stanno nell’ombra a palesare sentimenti ed oggetti che si credevano per sempre perduti …”.

Nel 24 dicembre 1834, l’Intendente della Provincia di Bari rilascia carta di passaggio a Giuseppe Immediato nativo di Sapri 

Il 24 dicembre 1834 è l’anno del lasciapassare o ‘carta di Passaggio’ concesso al sig. Immediato di Sapri. Lo possiamo leggere nel documento illustrato nell’immagine su carta vergata intolato alla maestà di Ferdinando II di Borbone re del Regno delle Due Sicilie.

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(Fig….) Carta di passaggio datato 24 dicembre 1838, lasciapassare al sig. Giuseppe Immediato di Sapri

Nel 1836, Sapri era denominata “Terra Saprorum” nel più antico Registro dei nati e defunti esistente

Il 1836 è l’anno  del più antico registro dei nati e dei defunti esistente, custodito dalla curia nella parrocchia di Sapri, il paese viene denominato “Terra Saprorum.”.

Nel 1838, il primo stemma araldico del Comune di Sapri

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Nel 1848, ad Acquafredda la cattura di Costabile Carducci e a Sapri la sua orrenda uccisione

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(Fig….) Costabile Carducci – disegno inciso su carta tratto da Matteo Mazziotti (…), op. cit.

Nel 1895, l’Avv. Cav. Carlo Pesce (2) di S. Costantino, pubblicò “Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda – Episodio della rivoluzione Napolitana del 1848 per l’Avv. Carlo Cav. Pesce” (Fig. 2)(2), stampato a Napoli, 1895, nello Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione. Il libro a stampa del Cav. Pesce (…), il cui frontespizio è illustrato nell’immagine di Fig. 2, è conservato presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, dove l’ho rinvenuto nella “Sezione Napoletana”, dopo affannose ricerche (2) (Fig. 2). Il libretto del Pesce (…), ci parla e fa un resoconto di un episodio della rivoluzione Napoletana del 1848, le vicende storiche che riguardano l’uccisione del patriota Costabile Carducci, che videro protagonisti alcuni cittadini “urbani” della cittadina di Sapri, prima dello sbarco dei trecento di Carlo Pisacane. Tra questi cittadini vi fu la figura dell’Arciprete Nicola Timpanelli,  che fu diretto testimone, la cui memoria è ricordata dal Pesce. Carlo Pesce (…), per le nostre contrade è conosciuto per aver scritto ‘Storia della Città di Lagonegro’, che fu data alle stampe nel 1904, dunque molti anni dopo aver scritto questo libretto di cui noi possediamo la copia scansita alla Nazionale di Napoli (…). Il Cav. Carlo Pesce, era di S. Costantino di Rivello, e svolgeva la professione di Avvocato presso la camera penale di Lagonegro in Provincia di Potenza. Dimorò per diversi anni a Sapri, forse nei periodi estivi, dove conobbe la Famiglia Tavernese, imparentata con i Cesarino. A sua volta, la Famiglia Cesarino, si imparentò con la Famiglia dei Tavernese, che oggi si ritrovano in possesso dell’originale manoscritto suo olografo, di cui parleremo. Sebbene non concordi affatto con il titolo dato dal Pesce al suo libro, che vediamo illustrato nell’immagine di Fig. 2 e, sebbene ritengo che l’episodio della rivoluzione Napoletana del 1848, raccontato dal pesce, riguardi principalmente fatti accaduti a Sapri e non ad Acquafredda, dove il Carducci fu solo catturato, credo che al Pesce debba andare il merito di ricondurre la memoria ad un episodio triste ma interessante della nostra storia locale. Scriveva il Pesce (2) a proposito del prete Peluso che: “I moti del 1848 e la concessa Costituzione lo irritarono fortemente, e poichè allora in Sapri la parte liberale, cui facevan parte il Barone Gallotti, i La Corte, gli Autuori, i Timpanelli ed altri, pareva avesse preso il sopravvento sui Pelosiani, che in mille guise spadroneggiavano ed angariavano; il Prete, quasi in atto di disdegno e di protesta si ritirò nella casina in Acquafredda.”.

Il Carducci, la notte del 4 luglio 1848, proveniente, con altri suoi compagni dall’impresa delle Calabrie, diretti a casa del patriota barone Giovanni Gallotti, ed intenti a proseguire per Napoli, per l’apertura del nuovo Parlamento, fù fatto prigioniero sulla spiaggia di Acquafredda – dove, insieme ai suoi compagni –  si era fermato per rifocillarsi – da alcuni sapresi filoborbonici, tra cui il prete Vincenzo Peluso. Tradotto prima a Sapri, dove fu tenuto prigioniero e poi con l’inganno a Lagonegro “per la via della ‘fontana della Spina’….al punto designato detto della ‘scala’, dove due alte rocce tagliate a picco restringono il varco a due chilometri da Acquafredda”, il Carducci fù orrendamente ucciso, mutilandone la testa che fu portata in omaggio al Re. Il 10 luglio 1848, un distaccamento della guardia nazionale di Trecchina, alla ‘fontana della Spina‘, raccolse il povero corpo martoriato del Carducci che poi sarà sepolto nella Chiesa della Concezione ad Acquafredda. Il Peluso tornò a Sapri portando come trofeo la sciabola ed il cappello di Carducci, col risultato di venire accolto come trionfatore dai Borboni. Il cadavere del patriota, nel frattempo, venne gettato dai suoi aguzzini dall’alto di un dirupo, e ritrovato dopo qualche giorno da una pastorella. Un prete misericordioso, Daniele Faraco (forse un mio avo, mia nonna materna si chiamava Faraco), lo compose e lo seppellì nella piccola chiesa di Maria Santissima Immacolata ad Acquafredda, al cui esterno una lapide lo ricorda tuttora. Le “Ricordanze” di Luigi Settembrini, ricordano il triste episodio e come il prete Peluso, responsabile di quell’orrendo delitto, fu protetto alla Corte di Ferdinando II di Borbone il quale, inviò a Sapri la nave militare Tancredi per salvare il Peluso e portarlo impunito a Napoli. In seguito, tutti quei personaggi che avevano attivamente partecipato al triste episodio, furono lautamente ricompensati dal Re, che talvolta concesse pensioni e ricompense in danaro (8). Andrebbe ulteriormente indagata la posizione dei suoi familiari e della fazione Pelusiana nei moti del 1848 che portarono il Generale del Carretto a radere al suolo il piccolo borgo di Bosco ed in seguito in occasione dell’epopea di Carlo Pisacane. Scriveva il Pesce (6) a proposito del prete Peluso che: “I moti del 1848 e la concessa Costituzione lo irritarono fortemente, e poichè allora in Sapri la parte liberale, cui facevan parte il Barone Gallotti, i La Corte, gli Autuori, i Timpanelli ed altri, pareva avesse preso il sopravvento sui Pelosiani, che in mille guise spadroneggiavano ed angariavano; il Prete, quasi in atto di disdegno e di protesta si ritirò nella casina in Acquafredda.”.  La figura del prete Peluso è stata bene raccontata da Franco Maldonato, nel suo recente ‘Teste Mozze’ (…).

Gran parte delle notizie storiche riportate nel testo del Pesce (2), sono state tratte dall’Archivio del Tribunale di Lagonegro (PZ), ma di sicuro, per quanto riguarda i fatti accaduti a Sapri, il Pesce (2), oltre che da alcuni atti processuali pubblicati anche dal Mazziotti (…), dal Racioppi (…) e dal …………….., lAvv. Carlo Pesce (2), appassionato studioso e filologo del posto, scrisse e pubblicò a stampa. Il Pesce (2), nella sua nota (1), in proposito scrive: Questa Conferenza fu tenuta dall’autore in Lagonegro nella sala Comunale, nel 3 Giugno 1894, per la ricorrenza della festa nazionale, ed in Maratea nel 30 Luglio del 1894, per l’inaugurazione della Ferrovia.”. Il Pesce (…), dimorando a Sapri, entrò sicuamente in contatto con la Famiglia Timpanelli, ed in particolare con don Vincenzo Timpanelli, farmacista di Sapri, fratello dell’Arciprete don Nicola Timpanelli. E’ noto che la Famiglia Timpanelli, a Sapri, fosse particolarmente impegnata nelle vicende storiche che videro la restaurazione del Regno delle delle due Sicilie e del Monarca Borbonico Ferdinando IV- poi Ferdinando II, dopo il breve decennio Francese di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat. La Famiglia Timpanelli, particolarmente attiva in quegli anni nella fede anti-borbonica, insieme ad altri liberali di Sapri come i Gallotti, che si opponevano all’altra fazione dei Peluso e del Prete Vincenzo Peluso in particolare che era al contrario convinta filo-borbonica e per la Restaurazione della monarchia nel Regno delle due Sicilie. Sebbene su queste vicende alcuni storici del tempo come il Mazziotti (7) ed il Pesce (2), abbiano contribuito a far luce sugli avvenimenti di quegli anni, che hanno visto in prima fila la cittadinanza di Sapri, partecipe e protagonista delle vicende che poi hanno portato all’Unità d’Italia e, che attraverso l’epopea di Carlo Pisacane l’hanno resa famosa in tutto il mondo, restano poco chiari alcuni aspetti che andrebbero ulteriormente indagati, come ad esempio la vicenda del martirio di Costabile Carducci, di cui il Dr. Vincenzo Timpanelli, nel ricordo del fratello, D. Antonio, arciprete di Sapri. I tristi anni che seguiranno alla reazione sanfedista che nel 1799 vedeva, il Vescovo di Policastro, Monsignor Nicola Laudisio, plenipotenziario nel basso Cilento, del Cardinale Ruffo, contrapporsi ai moti giacobini e liberali, accelerarono la politicizzazione e la maturazione delle coscienze e delle forze liberali. L’eversione della feudalità, il rinnovamento dell’amministrazione, gli ampi programmi di riforma ebbero un benefico effetto stimolante nel Cilento, come altrove. I ripartimenti amministrativi, articolati intorno a Sala Consilina e a Vallo della Lucania, dimostratisi per lungo tempo vitali. Tuttavia, il decennio francese (1806-1815) fu una pausa troppo breve per l’opera di rinnovamento. Le aspirazioni costituzionali, sembrarono trionfare con i moti rivoluzionari del 1820, quando fra i deputati eletti del Cilento vi fu anche il canonico di Celle di Bulgheria Antonio Maria De Luca che, negli anni della reazione sanfedista organizzò in queste terre un movimento clandestino, legato a Carbonari e Filadelfi. Successivamente, in seguito ai moti del 1848, alcuni sapresi si macchiarono della morte del patriota Costabile Carducci, anima dei moti antiborbonici del ’48. Del triste episodio, raccontato dal Mazziotti (7), dal Cassese (8) e, dal Pesce (2), esiste a Sapri, un manoscritto del Canonico Timpanelli, oggi gelosamente custodito dalla famiglia Tavernese (da Fig. 3 e s.). Il Carducci (Fig. 1), la notte del 4 luglio 1848, proveniente, con altri suoi compagni dall’impresa delle Calabrie, diretti a casa del patriota barone Giovanni Gallotti, ed intenti a proseguire per Napoli, per l’apertura del nuovo Parlamento, fù fatto prigioniero sulla spiaggia di Acquafredda – dove, insieme ai suoi compagni –  si era fermato per rifocillarsi – da alcuni sapresi filoborbonici, tra cui il prete Vincenzo Peluso. Tradotto prima a Sapri, dove fu tenuto prigioniero e poi con l’inganno a Lagonegro “per la via della ‘fontana della Spina’….al punto designato detto della ‘scala’, dove due alte rocce tagliate a picco restringono il varco a due chilometri da Acquafredda”, il Carducci fù orrendamente ucciso, mutilandone la testa che fu portata in omaggio al Re. Il 10 luglio 1848, un distaccamento della guardia nazionale di Trecchina, alla ‘fontana della Spina‘, raccolse il povero corpo martoriato del Carducci che poi sarà sepolto nella Chiesa della Concezione ad Acquafredda. Nisco Nicola (21), nel suo ‘Gli ultimi trentasei anni del Reame di Napoli’, edito nel 1889, ricorda l’episodio di Costabile Carducci, nel suo vol. I, a pp. 242-243, dove non aggiunge importanti notizie ma racconta l’episodio come lo raccontò il giudice Jovane. Le “Ricordanze” di Luigi Settembrini (…), ricordano il triste episodio e come il prete Peluso, responsabile di quell’orrendo delitto, fu protetto alla Corte di Ferdinando II di Borbone il quale, inviò a Sapri la nave militare Tancredi per salvare il Peluso e portarlo impunito a Napoli. In seguito, tutti quei personaggi che avevano attivamente partecipato al triste episodio, furono lautamente ricompensati dal Re, che talvolta concesse pensioni e ricompense in danaro (2). All’epoca di Re Ferdinando II di Borbone, insieme ad alcuni suoi familiari ed insieme al Vescovo Laudisio (4-5), il prete Vincenzo Peluso, fu fedele servitore della casa regnante borbonica del Regno delle due Sicilie. Tanto fedele al Re borbonico che all’epoca si macchiò di tali nefandezze che Ferdinando II di Borbone, riconoscente verso i suoi servigi, sbarcando a Sapri, si recò personalmente a far visita nel Palazzotto in C.so Garibaldi, al prete ammalato di idropisia e moribondo, donandogli un anello d’oro con il sigillo reale. All’epoca, il Vescovo di Policastro Nicola Maria Laudisio (4-5), era un convinto filo-borbonico e ‘Sanfedista’. Durante il Regno delle due Sicilie di Ferdinando II di Borbone, alcuni membri della famiglia Peluso, insieme ad un loro parente, il prete Vincenzo Peluso, si macchiarono di atroci nefandezze perpretate contro coloro che combattevano per la libertà. I Peluso, a Sapri, a quei tempi, costituivano una convinta fazione filo-borbonica e si macchiarono della nefanda uccisione di Costabile Carducci. Nell’epitaffio della lapide marmorea posta nella Chiesa dell’Immacolata a Sapri (Fig….), veniva citato anche il sacerdote D. Nicola Timpanelli. 

L’arciprete di Sapri Don Nicola Timpanelli

E’ noto che la Famiglia Timpanelli, a Sapri, fosse particolarmente impegnata nelle vicende storiche che videro la restaurazione del Regno delle delle due Sicilie e del Monarca Borbonico Ferdinando IV- poi Ferdinando II, dopo il breve decennio Francese di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat. La Famiglia Timpanelli, particolarmente attiva in quegli anni nella fede anti-borbonica, insieme ad altri liberali di Sapri come i Gallotti, che si opponevano all’altra fazione dei Peluso e del Prete Vincenzo Peluso in particolare che era al contrario convinta filo-borbonica e per la Restaurazione della monarchia nel Regno delle due Sicilie. Sebbene su queste vicende alcuni storici del tempo come il Mazziotti (7) ed il Pesce (2), abbiano contribuito a far luce sugli avvenimenti di quegli anni, che hanno visto in prima fila la cittadinanza di Sapri, partecipe e protagonista delle vicende che poi hanno portato all’Unità d’Italia e, che attraverso l’epopea di Carlo Pisacane l’hanno resa famosa in tutto il mondo, restano poco chiari alcuni aspetti che andrebbero ulteriormente indagati, come ad esempio la vicenda del martirio di Costabile Carducci, di cui il Dr. Vincenzo Timpanelli, nel ricordo del fratello, D. Antonio, arciprete di Sapri, forse contrubuì con le sue memorie alla stesura del libro di Carlo Pesce.

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(Fig…) Stemma lapideo scolpito della famiglia Timpanelli che sormonta un portale in C.so Umberto I a Sapri

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(Fig…..) Portale e stemma araldico del palazzo Timpanelli in C. so Umberto I° a Sapri

Il Palazzo della Famiglia Timpanelli, oggi Tavernese, di cui si è salvato solo lo splendido portale e, lo stemma araldico (Figg…..), dimora dell’arciprete diacono Don Nicola Timpanelli, della curia di Sapri, ricordato nella lapide marmorea posta all’interno dell’androne della Chiesa Madre di Sapri in Piazza del Plebiscito ( Fig…..). Paolo Emilio Bilotti (13), nel 1907, nel suo ‘La Spedizione di Sapri, da Genova a Sanza’, a pp. 186-187, parlando dei fatti dello Sbarco dei trecento di Carlo Pisacane a Sapri, così ricordava la figura dell’illustre arciprete e patriota don Nicola Timpanelli di Sapri, postillando nella sua nota (3), di p. 186, in proposito scriveva che: “Arch. di Salerno – Fasc. 39 del 1850 – Atti politici. L’arciprete Timpanelli malgrado le difese che lui faceva monsignor Laudisio, era dalla polizia tenuto per capo ed istruttore dei liberali di Sapri, che riuniva numerosi quasi ogni quindici giorni. Non gli fu mai data tregua per aver tentato, dopo il 4 luglio 1848, di liberare il Carducci dalle mani di coloro che poco dopo ne fecero strage. Non potendo resistere in Sapri alle continue insidie di don Vincenzo Peluso e degli altri preti, erasi rifugiato in Salerno, dove il 2° sergente Vignes lo arrestò il dì 8 febbraio 1851, appena ebbe terminato di celebrare la messa nella chiesa del Purgatorio. Eppure egli si trovava alla dipendenza della gran corte crim. col mandato pel palazzo. Ma la polizia napolitana interveniva dovunque e quando credeva. Dopo l’avvenimento di Sapri si ridusse in Rivello, dove non cessò mai, fino alla morte, di favorire la causa della libertà, benchè le insidie dei suoi nemici personali non gli dessero tregua. Arch. di Salerno  – Fasc. 283 – Inv. di pol. In Sapri egli procurò e somministrò alla Spedizione una discreta quantità di pane e di formaggio, ma non è vero poi quello che si compiaccque di asserire il Fischietti, che cioè egli fosse divenuto amico del Borbone per avere, col pane somministrato ai rivoltosi, evitato il sacco a Sapri. Aggiunge anzi il Fischietti che al Timpanelli fosse stata donata la medaglia d’oro dell’ordine di Francesco I; ma è falso, poichè le persone insignite di quella onoreficenza furono soltanto dieci e i loro nomi sono stati pubblicati da Michele La Cava a pagina 218 della sua ‘Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860.’.”.

Il manoscritto olografo del “Dramma d’Acquafredda” di Carlo Pesce

Recentemente, ho acquisito in copia digitale, le pagine originali del manoscritto olografo del Cav. Avv. Carlo Pesce. Esso, è conservato dalla Famiglia Tavernese che me lo mostrò oltre trenta anni or sono. Il membro della Famiglia Tavernese che lo possiede, Palmiro Tavernese, mi ha concesso la facoltà di studiarlo e di trarne foto digitali. Il Tavernese, sostiene che detto manoscritto apparteneva a don Vincenzo Timpanelli, farmacista di Sapri e fratello di uno dei protagonisti e testimoni diretti, l’Arciprete di Sapri, don Nicola Timpanelli, di cui parlerò. I due Timpanelli, don Vincenzo Farmacista di Sapri e don Nicola, Arciprete di Sapri, erano figli maschi della Baronessa Margherita Picinni-Leopardi, di Buonabitacolo, imparentatisi nei primi del ‘900 con i Cesarino di Sapri. I Tavernese di Sapri, si ritrovano oggi questo lascito di carte olografe forse a causa dei diversi passaggi di proprietà della loro madre. Da un’attento esame dello stesso si evince che il manoscritto in questione, ricalca fedelmente il testo del libro di Carlo Pesce (…), citato e pubblicato nel lontano 1895: ‘Costabile Carducci e il dramma di Acquafredda ecc..’, illustrato in Fig. 2. Oggi pubblico il manoscritto olografo originale di cui ho parlato e che credo sia stato scritto di proprio pugno dal Cav. Avv. Carlo Pesce in uno dei suoi tanti soggiorni sapresi e sicuramente arricchito da aneddoti raccontati dai suoi diretti testimoni: i Timpanelli di Sapri, molto probabilmente arriva questo carteggio. Come ho già detto, il Pesce, scrisse un suo resoconto sulle vicende storiche che riguardano l’uccisione del patriota Costabile Carducci e di cui fu testimone diretto suo l’Arciprete Don Antonio Timpanelli. Il manoscritto, si compone di n. 22 pagine manoscritte, date poi alle stampe a Napoli, nel 1895. L’Arciprete D. Nicola Timpanelli, pur essendo un prete e quindi doveva restare fedele alla causa Sanfedista del suo Vescovo Nicola Maria Laudisio, faceva parte di una fazione di liberali che con il Barone Gallotti si contrapposero a quella sanfedista e filoborbonica dei Pelusiani. Il Pesce (2), sulla scorta del Timpanelli,  descrisse la figura del prete Vincenzo Peluso, autore di orrendi misfatti di cui si macchiò quale filo-borbonico convinto che era e, raccontò l’episodio della cattura e dell’uccisione orrenda di Costabile Carducci a Sapri.  Recentemente, la vicenda del Carducci, è stata bene raccontata da Franco Maldonato, nel suo ‘Teste Mozze‘ (15). Il prete Don Antonio Timpanelli, insieme ad alcuni suoi familiari, fu un protagonista e testimone diretto delle vicende che videro la cattura del Carducci, nel 1848, e poi in seguito anche dello storico sbarco di Carlo Pisacane con i suoi trecento (8-9-10-11-12-13-14). In seguito, tutti quei personaggi che avevano attivamente partecipato al triste episodio, furono lautamente ricompensati dal Re, che talvolta concesse pensioni e ricompense in danaro (2) e, andrebbe ulteriormente indagata la posizione della fazione Pelusiana, nella vicenda del Carducci e poi di Pisacane. 

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(Fig. 3) Manoscritto olografo dell’Avv. Carlo Pesce (…), del testo del libro a stampa ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda’ , oggi posseduto dalla Famiglia Tavernese di Sapri (Archivio Attanasio)

Sapri ai primi dell’800

Sapri in un dipinto al Comune

(Fig….) Dipinto che rappresenta Sapri ai primi del XIX secolo e conservato nell’ufficio del Sindaco al Municipio di Sapri in villa Comunale – olio su tela

Nel 28 settembre 1852, a Sapri la visita di Ferdinando II° di Borbone

Ecco cosa scrive il Pesce (….), nell’altro suo libro e, sulla scorta del De Cesare (27) parlando della visita del Re Ferdinando II (già Ferdinando IV): “Nell’autunno del 1852 il Re Ferdinando volle visitare un’altra volta questa parte della Basilicata e le Calabrie…Il Re, imbarcatosi la sera del 27 settembre a Napoli, sulla fregata a vapore Fulminante, col figlio allora quindicenne Francesco, Duca di Calabria, e col fratello il Conte di Trapani, sbarcò nel mattino del 28 Settembre nella rada di Sapri. Quivi, avendo appreso che il Prete Vincenzo Peluso, l’esecrando assassino del gran patriota Costabile Carducci, era infermo e presso a morte, volle visitarlo, e recatosi a piedi nella villa, dove il vecchio era accasciato da idropisia e dagli anni, lo confortò e lo esortò a bene sperare nella divina misericordia. Da Sapri, il Re, a cavallo, percorrendo una traccia di rotabile, costruita da un negoziante per lo scarico di legname al porto, passò a Torraca, dove alloggiò e pernottò nel castello medievale, dalle torri merlate, del Marchese di Poppano (Barone Palamolla), il quale a perpetuo ricordo della visita reale, fece murare sulla facciata del Castello una lapide con lunga ed enfatica iscrizione latina….Su quella spiaggia, presso al casino bianco, levarono il grido – Italia degli Italiani”. Infatti, anche Mario Masalluzzo (…), nel suo “Castelli eccc..“, op. cit., a p. 202, parlando di Sapri scriveva che: “Il 28 settembre settembre dl 1852, Sapri riceveva la visita del Re. Il sovrano accompagnato da un nutrito seguito e scortato da quattro navi, approdò al Fortino, a circa un chilometro dalla cittadina. Ferdinando, saputo della sua infermità, volle far visita al Peluso. Fu l’ultimo saluto col suo fedele collaboratore: Vincenzo Peluso infatti, a sei giorni da quello storico incontro, cessava di vivere la sua esistenza agitata e tormentata (5).”. Il Vassalluzzo a p. 204, nella sua nota (5) postillava che: “(5) Mazziotti M., Costabile Carducci ed i Moti…., op. cit., vol. II, pp. 16, 17, 30, 110, 119. De Cesare R., La fine di un Regno, Città di Castello, 1900, vol. I, pag. 18.”.

Anello di re Ferd

(Fig….) Anello di oro e sigillo di re Ferdinando donato al prete Vincenzo Peluso

Nel 29 giugno 1857, Carlo Pisacane sbarcò a Sapri con i suoi trecento

ritratto di Pisacane di Domenico Morelli

(Fig….) Carlo Pisacane – ritratto di Domenico Morelli

banchina

(Fig….) Sapri – località S. Croce – Monumento in ricordo dello storico sbarco dei ‘300

Nel 30 giugno 1857, la strada della “Verdesca” secondo il Fischetti

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Nel 1858, la visita di Karl Witte a Sapri

Nel 1998, in occasione della redazione del mio studio “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, lo studio storico-Urbanistico per la redazione del nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998, depositata al Comune di Sapri, approfondii alcune notizie circa i viaggi e le visite a Sapri e dintorni intrapresi da alcuni studiosi come Gianni Granzotto che ha lasciato delle pagine interessantissime che riguardano il nostro paese o del viaggio nel sud d’Italia intrapreso dall’umanista e dantista tedesco Johan Heinrich Friedrich Karl Witte che venne a Sapri e che nel 1858 ne pubblicò a Berlino il resoconto in un suo scritto poco conosciuto: ‘Alpinisches und Transalpinisches‘. Su uno scritto di Giovanni Domenico Brandolino e Domenico Mediati apparso recentemente su ‘ArcHistor’ leggiamo che nel volume “A classical Tour Through Italy” del 1802, il pastore anglo-irlandese John Chetwode Eustache (…) fornisce una generica notizia sulla presenza di una comunità grecofona in Italia Meridionale. E’ un’informazione rilevante ma rimane del tutto trascurata fino al viaggio del giovane filologo tedesco Karl Witte nel Sud Italia. Nel 1820 egli attraversa la Campania, Basilicata e Calabria, alla ricerca di una sperduta isola alloglotta di lingua “greca”, che alla fine individua nell’estrema punta meridionale della Calabria. Un anno più tardi, ne dà notizia in un articolo della rivista “Gesellshalter” (3), dove riporta anche il canto greco-calabro “Iglio pu olo ton cosmo portatì” (la cui traduzione è: “Sole per tutto il mondo cammini”) Nel 1856, il glottologo August Friedrich Pott (…) lo pubblica nuovamente sulla rivista “Philologus”, insieme ad altri due canti. L’interesse per la comunità grecofona calabrese a questo punto assume un respiro internazionale e coinvolge studiosi del calibro di Comparetti, Morosi, Pellegrini, Karanastasis, Rohlfs (…). Infatti, il filologo dantista tedesco, dopo trenta anni dal suo viaggio nel sud d’Italia che intraprese nel 1828 pubblicò il testo in tedesco ‘Alpinisches und Transalpinischesneun Bortrage von Karl Witte‘, che tradotto è: ‘Alpine and Transalpine – nove tratti portuali di Karl Witte‘, con un illutrazione di San Marino ma l’edizione è stampata a Berlino nel 1858. Il giovane filologo dantista tedesco Karl Witte (…), nel 1828 intraprese un viaggio nel sud Italia, e si fermò anche a Sapri. Le sue memorie sono scritte nel testo pubblicato trenta anni dopo, nel 1858 nel testo ‘Alpinisches und Transalpinischesneun Bortrage von Karl Witte‘, che tradotto è: ‘Alpine and Transalpine – nove tratti portuali di Karl Witte‘. Nell’indice del testo a p. VI del testo egli scrive: “Palinuro und Sapri – pp. 363 – 403” ed infatti ci parla anche di Sapri da p. 389 a p. 403, dove accenna anche a Maratea. In particolare Witte a p. 399 scriveva che:

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Nel 1877, l’eroe supertite di Sapri

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Nel 1879, la contessa Gioconda Walvescky e Sapri nel racconto di Rocco Baldanza

Nel 1879 lo scrittore Rocco Baldanza (…), pubblicò una serie di racconti romanzati sull’epopea Garibaldina e Risorgimentale. Nel volume II della sua trilogia pubblicò a Roma, per i tipi di Adolfo Paolini, il volumetto II° dal titolo La signora di Sapri: storia dei nostri tempi. In questo piccolo volumetto il Baldanza racconta della permanenza a Sapri della compagna di Giovan Battista Falcone, che morì a Sanza insieme a Carlo Pisacane. Il Baldanza parla della giovane contessa Gioconda Valvescky o Walvescky figlia di Ignazio Walvescky parente di Napoleone III. La Walvescky, compagna di  Giovan Battista Falcone venne ad abitare a Sapri dove morì di tubercolosi. Spesso si recava al sepolcro di Giovan Battista Falcone e Pisacane a Sanza devolvendo le sue ricchezze ai poveri bambini di Sanza. Il testo è conservato presso tre biblioteche, di cui anche la Biblioteca di storia moderna e contemporanea – Roma – RM. Pare che una copia del vol. II sia di proprietà dell’amico Tonino Luppino che lo segnalò per la prima sul blog Golfonetwork su indicazione dell’amico ALfonso Monaco. Bellissimo e commovente il racconto del Baldanza che scrive una pagina di storia del nostro paese, citando personaggi e luoghi dell’epoca postuma a Pisacane. Io posseggo una scansione di una parte del libretto per gentile concessione della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea di Roma.

Baldanza Rocco, La signora

(Fig….) Baldanza Rocco, La Signora di Sapri,

Nel 1881, secondo il Rizzi (…) a Sapri si contavano 1963 abitanti

Nel 1881, si convano 1963 abitanti

Nel 1883, il primo stemma araldico del Comune di Sapri

gli stemmi del Comune

(Fig…) Stemmi del “Comune di Sapri”, disegni tratti da Antonio Scarfone (…), op. cit.

Nel 1891, Sapri in alcuni testi a stampa del dott. Nicola Gallotti, primo Sindaco di Sapri dell’Italia Unitaria

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(Fig….) Dott. Nicola Gallotti- dipinto su tela – conservato dalla famiglia Gallotti – foto Attanasio

Nel 1891, il Dott. Nicola Gallotti (36), il primo Sindaco di Sapri dell’Italia unitaria, in alcuni suoi scritti su Sapri, riportava interessanti notizie storiche su Sapri e così scriveva: “Devo ricordare, a titolo di cronaca locale, l’esistenza di un vecchio fortino, munito pure un tempo di diversi cannoni, e sito sul lembo occidentale estremo dell’antica Sapri. Ora il Fortino è del tutto smantellato, dappoichè parecchi anni indietro ne furono tolti financo i cannoni. Intanto vi fu un momento, in cui nel 1860, Garibaldi voleva attivare a difesa questo vecchio spaldo.”.

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(Fig….) Particolare della serratura metallica del portone di Palazzo Gallotti in Piazza del Plebiscito a Sapri – foto Attanasio

Note bibliografiche:

(1) Attanasio Francesco, “Sapri, incursioni nella notte dei tempi“, stà in ” I Corsivi”,  Dicembre 1987, Anno II, n. 12, pp. 9-10; l’articolo fu citato dal Cesarino Felice, La Lucania del Barone Antonini, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988; “I villaggi deserti del Cilento”, rivista ‘i Corsivi’, Gen.-Feb., 1988, anno III, n. 1-2, Sapri, pp. 12-13; “La pittura locale a Villa Guariglia“, rivista “I Corsivi”, Luglio 1987, anno II, n. 7, Sapri, p. 29; “Notizie storiche su Castelruggero“, rivista “I Corsivi”, Sapri, dic. 1988, anno II, n. 12, pp. 13-14; “Per un centro di storia cilentana“, rivista “I Corsivi”, Sapri, Nov. 1986, anno I, n. 9, p. 23; “Per un’ area di riequilibrio naturale”, rivista “I Corsivi”, Agosto 1986, anno I, n. 6, Sapri, p. 17; “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, rivista ‘Progetto’, Salerno, Luglio 1994, anno V, n. 2., pp. 3-4; “Per una politica del recupero“, stà nella rivista ‘Progetto’, Salerno, Maggio 1994, Anno V, n. 1, pag. 11; “I villaggi deserti del Cilento”, “Progetto”, Salerno, Aprile 1995, anno VI, n. 2, p. 16

(1) Attanasio Francesco, “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, redatto dal Prof. Francesco Forte, 1998 (Comune di Sapri); si veda pure: ‘Le più antiche carte dell’Italia annesse ai più antichi codici greci conosciuti’, stà sulla rivista web ‘Zedinfo’, curata da Tonino Pitarresi, Palermo, ed. ZED, Gennaio 2018, consultabile collegandosi a: http://www.zedinfo.it/?p=9840

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(…) Attanasio Francesco, “Analisi: Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, a mia firma, redatta per il nuovo Piano Regolatore Generale (P.R.G.) del Comune di Sapri, su incarico del Prof. Francesco Forte, 1998 (Archivio Attanasio)

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(1 bis) Frontino Giulio, De Coloniis,

(2) Incitti Mario, Relazione redatta in occasione del rilevamento subacqueo delle rovine “Le Cammarelle”, organizzato dal locale Gruppo Archeologico di Sapri nell’estate del 1982

(3) Natella Pasquale, Peduto Paolo, ‘Pixous – Policastro’, stà in “Universo”, I.G.M., Firenze

(4) Tancredi Luigi, Sapri giovane e antica, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p. 280. Il Tancredi, nel pubblicare il documento notarile al posto di “Velia”, riporta “Avenia”, p. 34

(5) Barni G., I longobardi in Italia, ed. De Agostini, 1974; oppure si veda Ravegnani G., I bizantini in Italia, Ed. il Mulino, 2004, pp. 146 e si veda pure: Ostrogorsky G., Storia dell’Impero bizantino, Einaudi, 1968

(6) Questo documento proviene da un’antica pergamena della Chiesa Arcivescovile di Salerno d’onde fu tratta copia e autenticata il 14 Ottobre ‘1737 e conservata presso l’Archivio Arcivescovile di Policastro e citata anche da Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G., ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976, pp. 70, 72 e citata anche da Ebner P., Chiesa, baroni e popoli del Cilento, vol. II, pp. 591, 592

(7) “Restaurazione della Diocesi di Policastro, centri che la costituiscono, confini, beni.“, è stato riportato dal Laudisio (Laudisio N. M., op. cit.). Tratta da un Codice manoscritto della Chiesa di Salerno: Ludovico Muratori, Tomo I, “Antiquitate Italiae”, diss., V, col. 219 e seq. Alphanus Archieps An. 1080; Keher P.F., Regesta Pontificum Romanorum; Italia Pontificia Campania, VIII, Berlin, Weidmann, 1961 (rist.), pp. 371-372

(6 bis) Racioppi Giacomo, Storia dei popoli della Lucania e della Basilicata; di questo documento egli dice: “Ma io dubito dell’autenticità di questa carta“.

(6 tris) Cesarino Felice, op. cit., p. 28

(8) B.N.N. Sezione Manoscritti e Rari ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2),  idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3) Archivio di Stato di Napoli, pandette Ministero Guerra e Segreteria di Guerra, fasci: 2306, 2409, 1960, 2325, 2364, 2325, 442, 437

(8) (Figg……) “Croquì’ di Sapri”. Questi disegni e carte sono state tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato appartenente all’ex Biblioteca Provinciale di Salerno, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. Sezione ‘Manoscritti e Rari’ ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2) idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Si veda nota bibliografica (160), dello studio per il P.R.G. del Comune di Sapri (1). Lo schizzo Croquì di Sapri” (Figg. 1-7), ha la seguente collocazione: coll. Ba 25a  (71. e 2, mentre il Progetto, illustrato in Figg. 4-5-6, è collocato come segue: coll. Ba 25a (32. I resoconti storici e bibliografici della documentazione in questione, sono stati da me pubblicati nello studio: “Le fortificazioni primo-ottocentesche del litorale saprese attraverso alcuni disegni inediti”, nella rivista a stampa “Progetto”, anno V, 2, luglio 1994, pp. 3-4 (Figg. 6-7). Alcuni disegni e carte simili, furono in seguito, nel 1989 (circa dieci anni dopo la mia scoperta), pubblicate da Caffaro Adriano, op. cit. (8). Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro, e fa una buona disamina di questo carteggio inedito conservato alla BNN

Disegni e carte manoscritte e inedite, tratte da una grande raccolta di mappe e disegni appartenenti ad un Fondo non inventariato dell’ex Biblioteca Provinciale, oggi custoditi presso la Sezione ‘Manoscritti e Rari‘ della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli – B.N.N. (Figg. 2-3) ‘Croquì di Sapri’, disegno del Genio Militare Napoletano, a mano libera su carta (all’impronta), ( manoscritto fine sec. XVIII) coll. Ba 25a (71 e, 2); e (Figg……), idem (manoscritto inizio sec. XIX) coll. Ba 25a (32; 3). Queste carte inedite, da me scoperte, sono state da me pubblicate nello studio ”Analisi sull’Evoluzione Storico-Urbanistica’, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1).

(23) Archivio di Stato di Napoli, Cancelleria Angioina, Reg. 31°, p. 236. Il documento pubblicato dal Volpe F., Il Cilento nel secolo XVII, ed. Ferraro, Napoli, 1981

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(9) Ebner Pietro, Chiesa Baroni e Popoli nel Cilento, ed. di storia e letteratura, Roma, 1982, vol. I, pp. 592-593

(10) Archivio della Badia di Cava dei Tirreni, Aprile 1481, XV, LXXXV, 98; e citata da Ebner P., op.cit., vol. II, p. 592

(11) Gaetani Rocco, Gian Giacomo Palamolla, Roma, 1914, p. 42; la notizia è tratta da un documento: Visitatio Episcopi Felicei, datato 16 dic. 1629, che il Gaetani riporta integralmente

(12) Di Luccia Pietro Marcellino, L’Abbazia di S. Giovanni a Piro, Roma, 1700

(13) Donatone Guido, La maiolica napoletana dalle origini al sec. XV., stà in “Storia di Napoli”, vol. IV, Napoli, 1975

(14) Sinno Andrea, Commercio e industria nel Salernitano dal XIII secolo ai primordi del XIX secolo’, Salerno, 1954, vol. I-II, si veda, parte II, p. 130 (Archivio Attanasio)

(15) Mazzella Napolitano S., Descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1568, p. 79

(16) Gaetani Rocco, op. cit., p. 9. Il documento citato dal Gaetani si trova in: Archivio di Stato di Napoli, fol. 161, vol. I; “Processi della causa vertente tra la casa Palamolla e il Conte di Policastro“, dipendente dagli Atti del patrimonio del Duca Bernarda in Banca attualmente di D. Luigi presso V.  Quaranta

(17) Archivio di Stato di Napoli, fol. 217, P.O. “Atti de li esamini presso dell’Esaminatore del S.C. ad istanza di D. F. Palamolla.

(18) Gaetani Rocco, Gian Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, 1914, p. 11

(19) Archivio di Stato di Napoli, Gravamina etc., 38, fol. 6, citato dal Gaetani R., op. cit., (Gian Giac…) p. 12.

(20) ibidem, fol. 7

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(21) Gaetani Rocco, “La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca“, Roma, 1906, pp. 152, 153, 154, vedi nota 4 al testo; cita il documento

(….) Gaetani R., Gian Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, 1914, p. 42; la notizia è tratta da un documento: “Visitatio Episcopi Felicei“, datato 16 dic. 1629, che il Gaetani ri-porta integralmente

Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e antica‘, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p. 280), nel pubblicare il documento notarile (22) al posto di “Velia”, riporta “Avenia“, p. 23 e, successivamente il Guzzo, “Da Velia a Sapri, Itinerario costiero tra mito e storia”, ed. Palumbo, Cava dei Tirreni, 1978, p. 220), affermavano, che tra i rioni di Santa Croce e della Marinella sarebbe sorta “Avenia” di origine etrusca. Il Guzzo così si esprimeva: “Quando i romani vollero conquistarla, divampò una guerra furibonda tra i due popoli, ma la città contesa non rimase in possesso nè degli uni nè degli altri in quanto untristegiorno colpita da un terribile sisma, venne inghiottita dal mare con tutti i suoi abitanti..

(….) (Fig….) Carta geografica di “Principato Citra” delineata da Mario Cartaro (coll. C. A. Stelliola), 1613 (delineazione 1590-1594), cm.36 x 51, riprodotta da Mazzetti E., op. cit., (….), vol. II, tav. XVII.

(….) (Fig…..) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Sez. Manoscritti e rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, fu da me pubblicata nellAnalisi sull’“Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“,per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1)

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(22) “Platea dei beni e Rendite della Badia di S.Giovanni a Piro: 1695-96“, redatta dal Notaio Domenico Magliano, 1695-96. Si veda in proposito: Di Luccia P.M., L’abbadia di San Giovanni a Piro. Trattato historico legale, Roma, 1700, stamperia Luca Antonio Chracas, p. 3; Si veda in proposito anche il Gaetani Rocco, La fede degli avi nostri, o ricordi storici della Chiesa di Torraca, Roma, 1906 , pp. 152, 153, 154, vedi nota 4 al testo; cita il documento. Il documento fu citato dal Gaetani R., op. cit., p…e, dal Cataldo (…) che, nelle sue note in proposito scrive che il documento Ms (manoscritto) stà in A.D.P. (Archivio della Diocesi di Policastro). Per tutte le notizie riguardanti l’Abbazia o il Cenobio basiliano di S. Giovanni a Piro, si veda pure Cataldo (…). Sulla scorta di questa notizia, il Tancredi (Tancredi L., Il Golfo di Policastro, Napoli, 1976, e pure in ‘Sapri giovane e antica’ , ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985, p. 23, nel pubblicare il documento notarile (22) al posto di Velia, riporta “Avenia, p. 23 e, successivamente il Guzzo, Da Velia a Sapri, Itinerario costiero tra mito e storia, ed Palumbo, Cava dei Tirreni,1978, p. 220, affermavano, che tra i rioni di S. Croce e della Marinella sarebbe sorta “Avenia” di origine etrusca.

(23) Gaetani Rocco, Gian Giacomo Palamolla detto il Palemonio, Roma, 1914, p. 41

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(24) Antonini Giuseppe, La Lucania – I Discorsi, ed. Tomberli, Discorso XI, parte II, Napoli, 1745, da p. 428 a p. 438 e pure II° edizione Gessari, 1795, pubblicata postuma da Mazzella Farao (Archivio Attanasio)

(25) Rizzi Filippo, Notizie statistiche sul Cilento, 1809; si veda pure ristampa ed. Galzerano, p. 39 (Archivio Atanasio)

(26) Giustiniani Lorenzo, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli , tomo II, 1797, p. 341

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(27) Ramage Craufurd Tait, Viaggio nel Regno delle due Sicilie, ristampa Ed. Galzerano, oppure vedi ed. De Luca, Roma, 1966

(29) Alfano G.M., Istorica descrizione del Regno delle due Sicilie, Napoli, 1823, p. 135

(30) Beltrano Ottavio, Breve descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1671

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(…) Tancredi Luigi, Sapri giovane e antica, ed. Parallelo 38, Villa S. Giovanni, 1985 (Archivio Attanasio)

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(31) Gatta Costantino, Memorie topografico-storiche della provincia di Lucania ecc., opera postuma di Costantino Gatta data alla luce da suo figlio Giuseppe, Napoli, stamperia Muziana, 1743

(32) Duchesne L., I Vescovadi italiani durante l’invasione longobarda secondo Monsignor Duchesne, (Les eveches d’Italie et l’invasion Lombarde), in Mélanges d’archéologie et d’hi- storique publies par l’ecole francais de Rome, XXIII, 1903, p. 88 e 25 (1905), pp 365– 399 (cfr. p. 367), stà in Barni G., I longobardi in Italia, ed. De Agostini, 1974, p. 383-384; Si veda pure: Paul Fridolin Kehr, Italia Pontificia, vol. VIII, Berlino, p. 370

(33) Romanelli Domenico, Antica topografia istorica del Regno di Napoli, Napoli, 1815

(34) Troyli P.P., Istoria generale del Reame di Napoli, Napoli, 1748, Tomo III, p. 53; si veda pure: Troyli Placido Abate, op. cit. tomo I, part. II, cap. VI, parag. I, n. XIII, p. 135; si veda pure: Paolo Diacono, Historia, miscellanea, Lib. XIII; oppure Laudisio N. M., Sinossi della Daiocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Roma, edizioni di Storia e letteratura, 1976, egli sostiene che il Bussento detto Basentium dal Diacono Paolo, sia il nostro Bussento. Si veda pure: Attanasio F., Sapri, incursioni nella notte dei tempi, stà in ” I Corsivi”, n. 12, 1978

(35) Gregorio Magno papa, Epistola 2, 42 o 43 (?), datata Luglio 592, stà in ‘Monumenta Germanica Historica’, stà in Gregorii I papae Registrum epistolarum;  oppure si veda pure: Ebner P., op. cit. che dice essere l’epistola (Epistulae, II, 29); oppure si veda: Epistulae XLIII, 1, 2, Ind. X, stà in Migne J. P., Patrologiae Cursus completus, Tomo 78, Paris, 1849, Tomo 18° S. Gregorio Magno T. 3°, Libro 2°, lettera 43°, Ind. 10, col. 581. Si veda pure: Binius Severino, Concilia Generalia et Provincialia, Colonia, 1606, vol. IV, p. 736

(Fig…..) “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri“, tratto da Giulio Schmiedt, op. cit., p. 78-79. Schmiedt, alla nota 173 di p. 78, scrive in proposito: “un vecchio schizzo eseguito nel 1819 a cura del Tenente Blois del Genio Napoletano” e, poi ancora: “Particolare della costa occidentale della baia di Sapri, dedotto da un rilievo a scala 1:500 eseguito nel 1819 dal Tenente Blois del Genio Militare Napoletano. Si notano i resti dell’antico molo di “Le Cammerelle. (Archivio Attanasio)

(…) (Fig….) Il disegno originale è conservato all’I.G.M. di Firenze – Nuovo Archivio, Sede S. Marco, classificazione catastale, 75-11, armadio 93, cartella 82, doc. n. 52, scans. 93 (Archivio Attanasio)

(…) Mazzella Napolitano Scipione, Descrizione del Regno di Napoli, ed. Gio. Battista Cappelli, Napoli, 1586 (I° edizione) e 1601, p…

(….) (Fig…..) L’immagine illustra un particolare tratto dalla carta corografica manoscritta ed inedita Principato Citra – Regno di Napoli”, da me scoperta e conservata all’Archivio di Stato di Napoli – Sezione ‘Diplomatica-Politica’, tratta dalla ‘Raccolta di piante e disegni‘, C. XXXII, n. 2, ove sul retro è scritto ‘1756’ (?), sec. XVIII, Principato Citra, Regno di Napoli, copia, conservata presso la Biblioteca Nazionale di Francia a  Parigi, fatta riprodurre da Ferdinando Galiani.“. Sul retro della riproduzione in b/n, da me richiesta ed ottenuta il 16 maggio 1981 ed eseguita all’Archivio di Stato di Napoli, è impresso il timbro dell’ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16-5-81,  come dall’immagine di Fig. 4 che illustra la segnatura. Recentemente ho chiesto ed ottenuto dall’ASN, la fotoriproduzione digitale dell’originale a colori della carta in questione (Fig. 1), che volentieri pubblichiamo (Fig. 1); la segnatura della carta in questione conservata all’Archivio di Stato di Napoli è: “Raccolta di piante e disegni, (Cartella) C. XXXII, n. 2”. Recentemente abbiamo chiesto all’ASN, sulla segnatura e collocazione di questa carta da noi rintracciata nel 1981 e dall’ASN, ci è pervenuta la seguente risposta dal funzionario Dr. Palmieri: “Gent.le Prof. Attanasio, in risposta alla sua email datata 30 gennaio u.s., pervenuta allo scrivente in data 5 febbraio 2018, si comunica che la scheda riporta: ” Campo all’isola di S. Giovanni: pianta topografica fatta riprodurre dall’Abate Galiano dall’ originale francese. (sec. XVIII, 1756 ?) – Biblioteca Nazionale di Parigi.“. Sulle mappe aragonesi all’Archivio di Stato di Napoli, hanno scritto il Blessich, op. cit. (4) e il Valerio, op. cit., in un suo pregevole saggio (7). Riguardo una delle quattro mappe esistenti all’ASN, il Valerio (7) scrive: Fig. 4. Gan car<ta> del<l>a Calabria meridionale: <Fa>tta lucidare sopra <se>i pergamene antiche esistenti in Francia, per <or>dine del re, dall’a<bbate> Ferdinando Galiani <segre>tario regio: <mdcc>lxvii. Ms. a inchiostro nero e carminio su piú fogli giuntati di carta leggera oleata, incollato su supporto cartaceo; 93,4 ×65,5 cm (dimensioni del supporto); scala 1:120.000 ca. Napoli, Archivio di Stato, cart. XXXI, nº 20.”. Nel suo recente saggio del 2016 di Valerio, non viene pubblicata ne viene citata la  nostra carta, mentre invece viene citata un’altra simile carta sempre conservata all’ASN, contenuto nella cart. XXXI, n° 15 e n° 20, simile alle carte e Disegni conservati nella Bibliotéque Nationale a Parigi (BNF), GE AA 1305/4. 3. Collegandoci al sito della Biblioteque National de France, consultando nel catalogo generale la collocazione GE AA 1305, leggiamo che vi sono delle carte conservate: “Partie du royaume de Naples, comprenant la Terre d’Otrante avec Brindisi, Bari, la Basilicate, la principauté citérieure avec Salerne, XVIIe s.” che non sono consultabili on-line. Esse sono conservate el Magazzino Richelieu – Tolbias – Cartes et Plans – Sala R, carte manoscritte: ‘Incommunicable pour raison de conservation’. 

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(…..)(Fig….) Ricevuta dell’Archivio di Stato di Napoli, per la fotoriproduzione in b/n (da me richiesta nel 1981) della carta illustrata in Fig. 1 (poi, solo recentemente fatta riprodurre digitalmente a colori). Sul retro è impresso il timbro dell’Ufficio Sezione Fotoriproduzione dell’ASN, lavoro n. 9124, del 16 maggio 1981

(….) Pasanisi Onofrio, La Regione Salernitana dal principio del XV alla fine del XVII secolo, Salerno, Tip. F.lli Jovane, 1935 – XIII (Archivio Storico Attanasio), p….

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(….) Laudisio Nicola Maria, Sinossi della Diocesi di Policastro (Paleocastren Dioceseos historico-cronologica synopsis), Napoli, Tipografia de Dominicis, 1831

(….) Visconti G.G. (a cura di) – Laudisio N. M., Sinossi della Diocesi di Policastro, a cura di Visconti G.G., Centro Studi per la storia del Mezzogiorno, ed di Storia e Letteratura, Roma, 1976

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(….) Vassalluzzo Mario, Castelli, torri e borghi della Costa Cilentana, edizioni Econ, Castel S. Giorgio (SA), 1975, pp. 6-24

(…) Scarfone Antonio, “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA (Archivio Attanasio)

(22) Scarfone A., “Presenze geomitologiche nell’area costiera di Sapri”, stà in ‘Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, XCVI (2014), pp. 447-460, pubblicato su un sito dell’ISPRA (Archivio Attanasio)

(…) (Fig…..) Carta manoscritta “Golfo di Policastro“, senza indicazione di scala, a colori, (1° quarto sec. XIX), cm. 30 x 178, conservata presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli, Sez. Manoscritti e Rari, Ba 5d (2. Questa carta da me scoperta è inedita, fu da me pubblicata nellAnalisi: “Evoluzione storica-Urbanistica di Sapri“, per la redazione del P.R.G. del Comune di Sapri, Sapri, 1998 (1)

(….) (Figg…..) Carta geografica di “Puglia piana, Terra di Bari, Terra d’Otranto,  Calabria et Basilicata’Italiae sclavoniae et Graeciae tabulae geographicae”, del cartografo olandese Gerardo Mercatore, del 1589, riprodotta poi nell’”Atlas”, “Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati figura”, Duisburgo (Duysburgi), 1595, in cui viene riportato il toponimo “Sapri ruinata”, oggi conservata alla BIBLIOTECA NAZIONALE MARCIANA DI VENEZIA. Collezione di Celico Valente, Celico, dim. cm. 34 x 45,5. Questa carta a stampa è stata citata dall’Almagià (4) in un suo pregevole studio ed è stata pubblicata anche dal Mazzetti E. (3). (Fig. 3), Tav. X. L’Italia nell’Atlas sive Cosmographicae Meditationes de Fabrica Mundi et Fabricati Figura, di Gerardo Mercatore, pubblicato a Duisburgo nel 1595. Le immagini illustrate nelle Figg. 1-3, sono tratte dalla carta in questione pubblicata dal Mazzetti (3), Tav. X, mentre l’immagine illustrata nella Fig. 2 è un particolare della carta in questione tratta da una ristampa dall’originale originale in mio possesso: ed. Congedo, Galatina, Collezione Attanasio.

(….) Mazzetti Ernesto, Cartografia generale del mezzogiorno e della Sicilia, scritti di Almagià R., Pontieri E., De Luca R., a cura di Mazzetti E., edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1972, Tomo I-II, Tav. X.

(….) Almagià Roberto, Toponomastica dell’Italia in alcune carte nautiche medioevali, stà in “Monumenta Italia Cartographica”, I.P.S., Firenze, 1929, Forni editore, Tav. n. …., p…..

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(….) Cesarino Felice, ‘La Lucania del Barone Antonini’, stà in ”I Corsivi”, n. 3, 1988. Il Cesarino citò il mio studio ed in proposito scriveva: “Una attenta disamina della cartografia di età medioevale è stata proposta da Franco Attanasio, …nell’articolo al quale rinviamo per gli opportuni approfondimenti.”.

(….) Archivio della Badia di Cava dei Tirreni, Aprile 1481, XV, LXXXV, 98; e citata da Ebner P., op.cit., vol. II, p. 592.

(….) Di Luccia P.M., L’Abbazia di S. Giovanni a Piro, Roma, 1700

(….) Archivio Diocesi di Policastro – Ufficio Amm.vo diocesano, Sapri, Capp. SS. Rosario, 1706

Cattura

(…) Blessich Aldo, per le carte aragonesi si veda per questo autore: ‘La geografia alla corte aragonese di Napoli’, Roma, 1897 (Archivio Attanasio); stà in ‘Napoli Nobilissima’, a. VI, 1897, pp. 59-63 e, pp. 73-77 e, pp. 92-95.

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(…) Schmiedt Giulio, Antichi porti d’Italia – Gli scali fenicio-punici – I porti della Magna Grecia, Firenze, Istituto Geografico Militare, 1975 (Archivio Attanasio)

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(…) Avv. Pesce Carlo, Storia della città di Lagonegro, Napoli, Reale Stabilimento Tipografico Pansini, 1913 (Archivio Attanasio). Dello stesso esiste la ristampa anastatica a cura delle Tip. Dino Ricca, Lagonegro (PZ), (con la prefazione del 1913), ristampa a cura delle Tip. Neograf, Diamante, p. 398 e s. (Archivio Attanasio)

(…) Valente Angela, Gioacchino Murat e l’Italia meridionale, Torino, ed. Einaudi 76, 1965, ristampa del 1976, pp…… (Archivio Attanasio)

(…) Acciarino Mario, ‘Segreteria di guerra e marina, ramo guerra. Inventari dei documenti riguardanti gli edifici militari e le fortificazioni. Anni 1753-1823, Napoli, Archivio di Stato, 1974 (Archivio Attanasio)

(….) Cisternino Riccardo, Torri costiere e Torrieri del Regno di Napoli (1521-1806), Istituto Italiano dei Castelli, Roma, 1977, edizione realizzata da ‘Typos di Lissone’, 1978 (Archivio Attanasio), contiene anche un saggio di Vittorio Faglia

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(…) Strutt Arthur John, A pedestrian tour in Calabria & Sicily, 1842; si veda anche ristampa edizione Galzerano con traduzione

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Baldanza Rocco, La signora

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(…) Gallotti Nicola, Sapri nella storia e nella tradizione popolare – Brevi cenni del dott. Nicola Gallotti, Napoli, Tipografia Giuseppe Golia, 1899 (Archivio Attanasio)

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(….) Gallotti Nicola, Condizioni igienico sanitarie di Sapri, Lagonegro, Tip. Lagonegrese, 1891 (Archivio Attanasio)

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(….) Pesce Carlo, ‘Costabile Carducci e il dramma d’Acquafredda – Episodio della rivoluzione Napoletana del 1848′, Napoli, 1895, Stabilimento Tipografico – Palazzo della Cassazione, p. 9 e s. Gran parte delle notizie storiche ivi riportate sono state tratte dall’Archivio del Tribunale di Lagonegro (PZ) (Archivio Attanasio). Il testo si trova conservato presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Questo libro fu ristampato nel 1905, per i tipi della Tip. Lucana (Archivio Attanasio)

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(….) Caffaro Adriano, Le prime fortificazioni della costa cilentana, ed. Palladio, 1989. Vedi anche: Caffaro A., Le fortificazioni primo-ottocentesche della costa Cilentana attraverso alcuni disegni inediti, ed. ‘Ricerca 3’, Palladio editrice, Salerno, 1989. Alcuni disegni e carte simili, furono in seguito, nel 1989 (circa dieci anni dopo la mia scoperta), pubblicate da Caffaro A., op. cit. (8). Caffaro, pubblicò alcune carte inedite del Genio Militare Napoletano che riguardavano il tratto di costa Cilentano da Agropoli fino a Palinuro

(….) La Cava Michele, Cronistoria della rivoluzione in Basilicata del 1860,

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(….) Mazziotti Matteo, Costabile Carducci ed i moti del Cilento del 1848, ed. Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., Milano-Roma, vol. I-II, 1909. Oggi l’originale in mio possesso. Si veda pure la ristampa anastatica di Galzerano. Quello illustrato in figura è il vol. I (Archivio Attanasio)

Teste Mozze

(….) Maldonato F., Teste mozze – Romanzo storico, ed. Iride, Soveria Mannelli, 2015

(….) Guzzo Angelo, Da Velia a Sapri, itinerario costiero tra mito e storia, ed. Palumbo & Esposito, Cava de Tirreni, 1978. Si veda pure dello stesso autore: Sulla rotta dei Saraceni –  La difesa anticorsara sulla costa del Cilento, ed. Palladio, Aprile 1991

(…) Cavalcanti P.L., ‘Guida del Pilota per le coste e i porti del Regno delle due Sicilie’, Napoli, 1846, a p. 45, nel suo portolano, così descriveva la costa la costa che da Policastro arriva fino alla secca di S. Janni, località costiera nei pressi di Castrocucco

(….) Cassese Leopoldo, La Spedizione di Sapri, ed. La Terza, Bari, 1969, vedi nota al testo n. 14, p. 55 e vedi pure Cassese L., Contadini e operai nel Salernitano nei moti del Quarantotto, stà in “Rassegna storica salernitana”, IX, 1948, pp. I-IV; Cassese L., op.cit., pp. 51, 52, vedi pure Archivio di Stato di Salerno, Gabinetto dell’Intendenza, fascicolo intitolato: “Per sei cartelli affissi nel Comune di Sapri”, B. 77; vedi pure:

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(….) Magaldi Josè, Cenno storico archeologico della città di Sapri e descrizione dei ruderi ivi esistenti e preesistenti illustrati da rilievi e disegni – Per incarico della Regia Soprintendenza alle Antichità e Scavi della Campania, Sapri, 1928, Anno VI (Archivio Attanaso)

(….) Bilotti Paolo Emilio, La Spedizione di Sapri, da Genova a Sanza, Stab. Tip. Fratelli Jovane, 1907, p. 195

(….) Fischetti Gaetano, Cenno storico della invasione dei liberali in Sapri nel 1857, Napoli, 1877, pp. 5, 6 e ss.

(…) Settembrini Luigi, Ricordanze della mia vita, con prefazione di Francesco De Sanctis, a cura di Francesco Torraca, Napoli, ed. A. Morano, 1916 (Archivio Attanasio)

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(Fig…)

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